22 luglio 2018

Cambiamento? No grazie

napolitano

Ieri un mio amico francese che lavora da qualche mese in Italia mi ha chiesto chi fosse stato rieletto come nuovo Presidente della repubblica italiana. “Napolitano” gli ho risposto io, e lui:”no no, quello nuovo intendo…” E già, perché tutti in Italia, considerato che 56 giorni dopo le elezioni nazionali un Governo nuovo si fa ancora attendere, e il Parlamento rimane diviso in tre schieramenti che fanno a cazzotti fra loro, si aspettavano almeno un volto nuovo al Quirinale. E quale nome esce dalle urne? Marini? Prodi? Rodotà? Macché, di nuovo lui, il Giorgio nazionale che per la prima volta nella storia della nostra Repubblica alla veneranda età di 87 primavere bissa un mandato presidenziale alle elezioni. Un modo per sciogliere l’impasse politico, secondo alcuni ottimisti commentatori; un salvagente per PD e PDL, secondo i retroscenisti e complottisti più accaniti; “UN COLPO DI STATO” gridano Grillo e i suoi accoliti davanti a Montecitorio per tutta la notte. Comunque la si veda, è agli occhi di tutti che si è preferita la conservazione dello status quo nazionale al progresso e al cambiamento richiesto da tutti i cittadini delle piazze d’Italia virtuali e non.



Intendiamoci, non si trattava di eleggere Rodotà a tutti i costi, ma di inviare un messaggio chiaro ai cittadini di voler mettere un paletto fermo a un modus operandi che finora ha squassato il Paese, a una politica di compromessi che in questi giorni invece ha dimostrato non solo di essere dura da estirpare ma di essere ancora linfa vitale di un intero sistema politico. Il tempo degli inciuci, delle mediazioni a oltranza, dei franchi tiratori e via discorrendo non è ancora morto, anzi è più vivo che mai. Ora resta la curiosità di sapere se resisterà Napolitano fino alla scadenza del suo mandato (quando avrà 94 anni suonati) e soprattutto quale Governo uscirà fuori dalle sue decisioni. I pronostici parlano subito di Amato, un altro deja-vu, già provato vent’anni fa in tempi di crisi analoghi a quelli attuali e che propose come rimedio un profluvio di balzelli sulle spalle della povera gente. La storia si ripeterà (o si è già ripetuta)? “Bisogna cambiare tutto affinché tutto resti come prima” diceva il nipote Tancredi del Principe di Salina nel celebre GATTOPARDO di Tomasi di Lampedusa, ma da noi non si è capaci neanche di fingere il cambiamento. Forse anche loro, i Gattopardi dei giorni nostri, hanno un’altra pelle, si sono fatti più furbi, o magari più “coerenti” con se stessi. Altri tempi i nostri…

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