18 febbraio 2019

È giusto tassare la "felicità"?

È vero che viviamo in un periodo in cui spesso ciò che appare prende il sopravvento sull’essere, ma è vero anche che tutti noi abbiamo un naturale bisogno di raggiungere un certo grado di “felicità”. Infatti riconosciuto un ruolo decisivo e dirompente dell’intuizione e della creatività, occorre adesso soffermare l’attenzione su alcune riflessioni circa la ricerca della felicità come guida alle azioni dei singoli e dei gruppi. Innanzitutto per troppo tempo, sia gli approcci economici e sia quelli sociali relativi ai bisogni e alle esigenze degli individui, si sono sviluppati ed affermati su una impostazione nettamente negativa: una situazione di deficit, di insoddisfazione, di privazione ecc. e quindi ci si focalizzava solamente su un’attività di recupero ed eliminazione di tale stato di insoddisfazione. (Management e sviluppo d’impresa, Cuomo-Metallo, Giappichelli, 2007)


Oggi invece, pur vivendo in un contesto economico-finanziario molto delicato, rappresentato soprattutto dalla pressante angoscia per situazioni lavorative ed economiche appunto non favorevoli, bisognerebbe spostare l’asse del nostra vita proprio su atteggiamenti più propositivi e ottimisitici. In effetti, anche se la felicità non è definibile in un modo univoco ed assoluto, ma certamente è un qualcosa legato alle emozioni, ai sentimenti, agli stati d’animo, alle condizioni psicologiche di benessere che fanno quindi della felicità, la risultante di tanti elementi che risultano essere strumentali ad essa.

Ma proprio perché viviamo in un periodo di crisi economica, per alcuni la felicità diventa un qualcosa di accessorio, di superfluo, rispetto a problemi di ben altra portata; infatti in Inghilterra, secondo una iniziativa del governo Cameron, bisognerebbe tassare la chirurgia meramente estetica (cioè non a fini medici accertati), da questa nuova imposta – battezzata “boob tax” – si ricaverebbero 500 milioni di sterline. È stata subito un’iniziativa molto discussa non solo dai rappresentanti di categoria quindi medici e chirurghi estetici di fama e non, ma anche dagli utenti o potenziali clienti, perché in tale modo si priva l’uomo di ogni desiderio e di ogni sogno. Una iniziativa simile era già stata proposta e messa in atto negli USA qualche anno fa, ma il Presidente Obama ha dovuto tempestivamente toglierla per il fatto che era una tassa iniqua e ingiusta, che colpiva soprattutto le donne.


Quindi la felicità deve essere intesa come uno stato d’animo in cui si ricerca o si mantiene un forte appagamento sensoriale, diventando così, la vera spinta ai comportamenti, riuscendo a tradurre in realtà bisogni e desideri. Addirittura esiste anche una formula per calcolare il livello di felicità, proprio come se fosse una figura geometrica o un semplice calcolo finanziario, ma secondo voi la felicità può mai essere misurata?  

Livello di felicità = bisogni e attese soddisfatte / bisogni e desideri emergenti

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