22 marzo 2019

Giovani e Lavoro

lavoro

“Cercasi apprendista con esperienza”.

Quante volte vi è capitato di leggere questa frase in un annuncio, su un cartello, sulla vetrina di un negozio o di un’altra attività lavorativa? A me spesso. E si capisce, l’ossimoro salta all’occhio e colpisce subito l’attenzione: anche un ‘profano’ capisce che c’è qualcosa che non va, un errore semantico forse. L’apprendistato è quel contratto di lavoro che permette al lavoratore di eseguire le mansioni che gli competono, avendo la possibilità di apprendere, appunto, in un clima di formazione/lavoro, per un periodo di quattro anni. L’apprendistato è un rapporto di lavoro in cui il datore di lavoro si obbliga a corrispondere una retribuzione e una formazione professionale al lavoratore apprendista.

Sorge dunque spontaneo il dubbio che chi scrive annunci simili non sia a conoscenza della normativa a riguardo, o che più probabilmente si permetta di ignorarla e di sfruttare una pregressa esperienza del candidato senza corrispondergli i diritti e la retribuzione che gli competono effettivamente. Ma quanti ‘furbetti’ ci sono in Italia?

Il problema non riguarda ovviamente solo l’apprendistato, la situazione pare veramente disastrosa, soprattutto per i neodiplomati e neolaureati che si approcciano al mondo del lavoro e che non possono vantare ancora un’esperienza concreta: per loro sono previste attese lunghissime, a meno che, ovviamente, non abbiano un asso nella manica come una conoscenza nell’ambiente giusto. Gli annunci di offerte di lavoro che troviamo su internet e giornali vari denotano delle pretese elevatissime e promettono un compenso assai magro; saper sfoggiare un uso perfetto di almeno quattro lingue, oltre ad un diploma o una laurea ad indirizzo tecnico e ad una esperienza pluriennale nel settore specifico in cambio di un contratto da stagista per pochi mesi, molto spesso non finalizzato al futuro inserimento nell’azienda. Questo esempio non rappresenta un’eccezione, se mai la regola: per convincersene, basta fare un breve viaggio tra i principali motori di ricerca di lavoro nel web.

Per evitare di rimanere a casa da mattina a sera, molto spesso i ragazzi si sentono costretti ad accettare ‘lavori’ (se così possiamo definirli) veramente degradanti ma quanto meno immediati, che prevedono un breve periodo di formazione, solitamente si tratta di una veloce infarinatura finalizzata alla conoscenza delle tecniche di base di vendita o di convincimento per accalappiare una possibile clientela utilizzando tutti i mezzi diretti e indiretti che ci sono a disposizione. Vendita porta a porta, telemarketing, attività di call center che prevedono vere e proprie opere di conversione dell’utente ad una nuova compagnia, marca, modello o stile di vita. Queste attività, tanto fastidiose per il cliente quanto poco soddisfacenti per il lavoratore, sono quasi sempre basate sul sistema retributivo delle provvigioni, che talvolta non comprendono neppure un fisso mensile, o che lo prevedono ma assolutamente ridotto ai minimi termini (la benzina e le spese sostenute non vengono coperti in nessun modo).

Sarà per questo che masse di giovani dalla più o meno brillante carriera scolastica o accademica prendono il volo verso lidi più miti, meno inospitali, alla ricerca di un nuovo inizio lavorativo, magari modesto ma concreto, sul quale costruire un avvenire più solido, basato sulle loro effettive competenze: come dargli torto.

Per quanto riguarda  coloro che decidono di restare, i giovani ‘bamboccioni’ devono quindi rimboccarsi le maniche e fare buon viso a cattiva sorte, aspettando un futuro meno nero, aspettando quanto meno che le leggi vengano rispettate anche quando sono a loro favore e non solo quando li vedono svantaggiati. Magra consolazione… ma esiste forse un’alternativa?

Article Tags

Related Posts