11 dicembre 2018

Gli effetti della crisi: da 3Monti a 1Monti solo

crisi

Volendo tracciare un profilo obiettivo della complessa e delicata situazione politica-finanziaria in Italia negli ultimi tempi, bisogna necessariamente fare alcune premesse:

  • innanzitutto l’Italia è una delle 7 potenze mondiali, grazie alla grande rete formata da piccole e medie imprese, dai risparmi privati delle famiglie, dagli immobili di proprietà, da un sistema previdenziale che nonostante tutto sostanzialmente molto solido rispetto agli altri Stati, da un rapporto deficit/pil che di sicuro è migliore di quello di Francia, Germania, Gran Bretagna, da un sistema bancario tanto criticato ma che comunque non ha avuto bisogno di nessun intervento dall’Europa (a differenza dei gruppi bancari Francesi, Tedeschi, Inglesi, Spagnoli);
  • è stata protagonista nella formazione dell’Unione Europea, ricordando in tal senso il grande sforzo di De Gasperi nell’immediato dopoguerra;
  • ed è un ottimo partner sia dell’Occidente (blocco USA-Europa) e sia dell’Oriente (blocco Federazione Russa-Cina), grazie anche a quel “made in italy” tanto apprezzato nel mondo.

Quindi fatte queste dovute premesse, si può benissimo asserire che l’Italia non è certo la Grecia o il Portogallo o l’Irlanda, e non rischierà mai il default. Ma nonostante tutto ciò la forte speculazione finanziaria che è in atto contro l’Italia, ci porta (o ci fanno credere così) ad essere l’ultimo Stato in Europa e nel mondo.


Il problema principale non era e non è sicuramente quello di un cambio politico ma è quello di un elevato debito pubblico accumulato nel corso degli ultimi 35/40 anni. Ecco perché, quando si chiedevano le dimissioni di un determinato personaggio politico piuttosto che di un altro, tutto ciò non aveva alcun senso, ma non solo in Italia ma anche all’estero. Basti pensare ad esempio, che in Francia il Presidente Sarkozy non ha tutta questa legittimazione popolare che ci fa credere di avere, su 25 regioni la sua parte politica governa solo in 1, lo stesso vale per la Germania o anche, uscendo fuori dall’Europa, negli Stati Uniti. In sostanza voglio dire, che questo famosissimo spread così alto, che è diventato il simbolo della delicata situazione, è il frutto di anni e anni di scelte azzaradate, di inefficienze e di sprechi, che non riguardano solo una parte politica ma l’intero sistema Italia. Volendo dirla in poche parole, distaccandosi da qualsiasi faziosità politica-culturale, un pezzo di questo spread così disastroso è sia dei governi di sinistra che di quelli di centro-destra.

La mia però, non vuole e non deve essere vista come una critica verso la politica in generale, altrimenti si finirebbe in una odiosa e inutile discussione antipolitica, ma è un invito a far capire a tutti che è l’ora di cambiare, di mettere in moto un vasto progetto di riforme strutturali.  


Article Tags

Related Posts