22 gennaio 2019

Hugo Cabret - 3D di Martin Scorsese

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Il film “Hugo Cabret” è la prima creatura in 3D di Martin Scorsese. Un debutto molto atteso, visto lo spessore del regista e dei suoi passati capolavori. Stavolta si tratta di una storia che somiglia ad una favola per bambini, parla di un ragazzino (Asa Butterfield), orfano, che deve arrangiarsi con furtarelli ed espedienti per continuare a vivere alla stazione – posto in cui è subentrato allo zio come orologiaio -.

All’inizio è solo un’ombra, un piccolo Peter Pan altrettanto dinamico, ma con una malinconia che ricorda quella di Oliver Twist. Nessuno lo acchiappa, ma tutti in stazione sanno che è Hugo l’autore di piccoli furti innocenti. La trama si sblocca quando un misterioso bottegaio (Ben Kingsley) si accorge della sua mano lesta, e lo ferma per riprendersi ciò che appartiene al suo negozio di giocattoli.
I destini dei due personaggi restano legati poiché il proprietario della bottega, oltre a riprendere alcune molle e rotelle utili alla costruzione di giocattoli, sottrae ad Hugo anche un piccolo taccuino. Il taccuino racchiude un vero e proprio manuale di marchingegni, eredità del defunto padre del bambino (Jude Law).


Il piccolo protagonista, comprensibilmente legato al suo taccuino, torna a reclamarlo per giorni. Per un fortunato incidente incontra la figliastra di questo giocattolaio, Isabelle (Chloe Moretz) che, desiderosa di dare un tocco avventuroso alla monotonia della sua vita, decide di diventare complice del recupero del taccuino. Le istruzioni per maneggiare oggetti meccanici servono a Hugo per ricostruire un certo automa antico scovato in un museo, che con il padre cercava da tempo di completare.

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Tutte le premesse della prima parte non servono a molto per i futuri sviluppi della trama. Ogni coincidenza era tesa a introdurre allo spettatore la figura del giocattolaio, che nasconde una personalità e un passato oscuro. Grazie ad una serie di indizi i due ragazzini, Hugo e Isabelle, riusciranno a scoprire la precedente attività del bottegaio. Spiegandovi senza svelare troppo, il film diventa da favola a storia vera, quando viene dato lo spunto per ricordare Georges Meliès, inventore degli effetti speciali per i primi esperimenti cinematografici.

 hugo cabret

La trama della pellicola, ispirata a un’idea dell’illustratore Brian Selznick, forse diventa un po’ complicata da seguire nella trasposizione cinematografica. Vi sono alcuni elementi di troppo, di cui il film non avrebbe sentito la mancanza. In ogni caso, “Hugo Cabret” è una gioia per gli occhi, torna a far sognare in un’atmosfera francese, quotidiana e piena di sentimenti, che stupisce per il suo intreccio inedito.
Alcuni critici hanno detto che non appassiona, per me invece il calo dell’attenzione è dovuto ad un appesantimento nel finale, che rende il film, potenzialmente “snello”, un po’ troppo lungo. E’ il cosiddetto pelo nell’uovo che si cerca quando un film è a questi livelli.

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