22 marzo 2019

Il lavoro non paga

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Si dice generalmente che la vita cominci a 40 anni, ma forse in Italia, per quanto riguarda il lavoro, in quest’età sei già da pensione sociale, se non sei occupato. Nel Belpaese, culla del garantismo e del diritto, i quarantenni non raccomandati che cercano un lavoro dipendente sono belli che fritti. I giovani che oltrepassano la soglia dei 29 anni trovano sempre maggiori difficoltà nel trovare un’occupazione che permetta loro di vivere dignitosamente. Le aziende preferiscono puntare sui ventenni, più malleabili e con poche pretese, per investire a lungo termine. Le nuove misure predisposte dai Governi precedenti (collaborazioni occasionali o a progetto, stage) finalizzate ad agevolare l’inserimento nel mercato del lavoro vengono adottate molto spesso per sfruttare i lavoratori o per precarizzarli. E anche lo spirito che la nostra Costituzione cerca di infondere nella nostra società rimane carta morta: l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, non sullo stage e il co.co.co, anche se il nostro mercato del lavoro somiglia molto a un pollaio… Gli annunci che si leggono sui giornali sono anche risibili: “cercasi personale con esperienza.” Ma se uno non comincia come fa ad essere esperto? Tempo fa mi sono sentito dire a un colloquio che “il mio curriculum è troppo qualificato…”. EEEEHHHH?????? Ma che significa?? In questa situazione le donne la pagano ancora di più, perché a una certa età sono ad alta probabilità di matrimonio-maternità, incompatibile con qualsiasi professione. Lo conferma la sig. M.G., docente del corso di organizzazione aziendale presso una società di formazione aziendale, che a un colloquio di lavoro, dopo aver detto che è mamma di un bambino, si è sentita chiedere: “Lei ha intenzione di far nascere un secondo figlio?”, come se avesse in serbo di architettare un attentato al Viminale. Per non parlare della bella presenza, primario e recondito requisito richiesto al gentil sesso per le assunzioni più importanti.



Ma allora com’è possibile che secondo i dati ISTAT  la disoccupazione italiana diminuisce sempre più? Qualcosa non quadra. Però, fermi tutti, leggo sui giornali che statisticamente è considerato occupato chi nell’ultimo anno ha lavorato almeno 60 giorni… SIAMOSALVI!!! Inoltre sempre più persone, specialmente nel Meridione, smettono di cercare un’occupazione. In questo spaccato di realtà lavorativa fatto di incertezza e instabilità rimane quindi impossibile fare progetti per il futuro. Poi se si prova a mettere in piedi un’azienda, e quindi mettersi in gioco da soli, bisogna fare i conti con lo Stato che ti riempie le tasche di gabelle di ogni tipo e ti costringe ad espatriare in posti dove creare lavoro costa molto meno. E dire che all’estero i nostri ingegneri e ricercatori sono apprezzati e  richiesti. Insomma piange il cuore vedere il nostro Paese, così ricco di talenti e di idee, annegare nel proprio brodo di contraddizioni: l’Alitalia, azienda di voli tra le migliori al mondo per qualità di servizi e manutenzione, lotta tra mille stenti per sopravvivere; le nostre aziende e i nostri enti pubblici economici semi-privatizzati, quando non si sentono più in grado di camminare con le proprie gambe, battono cassa allo Stato; la mobilità professionale nello Stivale non esiste, perché interi ambienti professionali sono occupate da “caste” familiari.

Un caos chiamato Italia, che cerca sempre più di scimmiottare il modello angloamericano di società, ma che non tradisce mai fino in fondo la sua cultura italica di vedere le cose. In Francia, ad esempio, quando il Governo ha provato a iniziare una politica di precariato lavorativo gli studenti hanno messo a ferro e fuoco l’università di Parigi, costringendo i potenti a ritornare sui propri passi. Da noi, invece, si pensa borbonicamente a tirare a campare. Insomma, per risolvere la questione lavoro, e tante altre questioni spinose della nostra società, deve cambiare la nostra mentalità, fatta di compromessi, clientelismo e particolarismi vari. E per questo occorrono secoli. Altrimenti, come spiegato all’inizio, per avere un’occupazione sicura nel nostro Paese devi essere “figlio di…”. In tutti i sensi, e non solo per lavorare…

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