21 aprile 2019

La Camera Verde - “La ballata di Stroszek” di W. Herzog

La Camera Verde” è una rubrica relativa ai film datati, a quelli caduti nel dimenticatoio, ed è’ lieta di presentarvi come primo articolo  “La ballata di Stroszek”.

 

1977

Di Werner Herzog



Del 1977 e diretto da un giovane Werner Herzog è un film che rimane impresso; chi lo vede, una volta visto, non potrà tornare indietro e si accorgerà di non poter essere più la stessa persona. Basti solo pensare che Ian Curtis (la voce dei Joy Division) morto suicida, prima dell’ultimo gesto si narra fosse reduce dalla visione di questo film…

Sintetizzando possiamo dire che il soggetto è la narrazione delle vicende di Bruno Stroszek, un povero cristo musicista di strada. Il film inizia con Bruno che esce di prigione e riallaccia i rapporti con una sua vecchia conoscenza femminile (una prostituta interpretata dall’unica attrice di professione del cast, Eva Mattes). Angariati e vessati dalla vita, da vari soprusi e ingiustizie, decidono di lasciare la cupa Germania per recarsi nel Wisconsin, dove viveva un nipote di Scheitz, il vicino di casa di Stroszek.

I tre, se a un primo approccio sembrano felici di potersi ricostruire una vita e credono veramente che tutto ciò possa accadere, non tardano ad accorgersi che anche l’America non è esattamente rose e fiori, fino al momento in cui gli eventi li portano ad allontanarsi definitivamente fra di loro; ognuno dei tre per la propria strada.

Definendo con poche parole “La ballata di Stroszek” si potrebbe dire: “Una specie di Fantozzi senza il lato comico…” e credo l’espressione calzi appieno, aggiungeteci molta più poesia, molta più perizia e amore nella costruzione del tutto e otterrete una copia spiccicata del film.


I centri della poetica herzoghiana sono sempre molto simili; personaggi ai margini della società, ambigui o particalori, vessati o talvolta vessatori. Il timido Bruno Stroszek, come avrete già capito, non fa differenza. Il tema di fondo è la libertà, o meglio la mancanza della stessa, relegata ai confini di ciò che può essere l’uomo per sua natura, impotente come individuo di fronte allo strapotere delle sovrastrutture, che siano relative alla società o alla natura stessa. Non è un caso che l’anno successivo, nel 1978, Herzog girerà un altro film importante, Woyzeck, trattando tematiche analoghe.

A dir poco straordinaria l’interpretazione di Bruno Stroszek, personaggio che Herzog ha costruito partendo dall’attore, confezionandogli un vestito su misura. Altrettanto buone le prestazioni degli altri due protagonisti (eccezionale Scheitz nelle sue ricerche scientifiche e durante la rapina).

Ancora straordinari gli ultimi dieci minuti del film, un pezzo di cinema che è davvero un delitto non conoscere; poesia allo stato puro ambientata in un luna park.

Stroszek s’accorgerà che nonostante tutti gli sforzi si può girare il mondo, si possono girare vari aspetti, circumnavigarli appunto, solo questo; di certo non si possono saltare a piè pari. Circumnavigarli per poi scoprirsi al punto di partenza, ove non può esservi altro scopo che concludere la propria esistenza nel più totale anonimato.

Film tragico, tragicamente vero…

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