22 gennaio 2019

La Camera Verde - “Barry Lyndon” di S. Kubrick.

barry-lyndon

1975

Di Stanley Kubrick

 

Definire un film di Stanley Kubrickpoco noto” non è certo una maniera esatta di riportare la realtà, ciò nondimeno è innegabile il fatto che “Barry Lyndon” non gode della medesima popolarità che per motivi vari hanno altri film dello stesso regista, come Shining, Arancia meccanica o il capolavoro 2001: Odissea nello spazio. Per questo motivo credo Barry possa rientrare sicuramente all’interno di questa rubrica rivolta a quelle pellicole meno conosciute dal grande pubblico.


 

Il protagonista è Redmond Barry, interpretato da Ryan O’Neal; è un ragazzotto della provincia irlandese settecentesca, orfano, che vive con la madre sotto la protezione di un suo zio, il Signor Brady. Le vicende di Barry iniziano nel momento in cui si innamora di sua cugina Nora, figlia del suo benefattore, che nonostante paia ben disposta verso il nostro eroe decide per motivi economici di concedersi al capitano Quinn (uomo dipinto in maniera esilarante e ridicola). I due si vedranno opposti in un duello che decreterà la necessaria fuga di Barry dalla provincia per recarsi a Dublino. Durante il viaggio, il nostro, verrà rapinato degli averi che gli avrebbero permesso un soggiorno scevro da pensieri, e costretto dal bisogno dovrà arruolarsi in un battaglione dell’esercito inglese.

In questo momento iniziano le peripezie di Redmond; fra vagabondaggi vari in tutta Europa, nella partecipazione alla guerra dei 7 anni dove nonostante la sua repulsione verso la vita militare si guadagnerà il proprio spazio (prima sotto le fila inglesi, poi nell’esercito degli alleati prussiani a seguito della sua diserzione dall’esercito inglese), infine sotto la protezione dello Chevalier di Balibari, con il quale aprirà una sorta di bisca che permetterà una dignitosa e mondana esistenza fra le più auguste corti europee.

La seconda parte del film inizia pressappoco in questo momento, quando Barry, durante una delle serate di gioco della sua attività conosce Lady Lyndon, la ricca moglie di un Lord malato ormai prossimo alla morte, innamorandosene ed essendone ricambiato. Finirà per sposarla di conseguenza riuscendo a raggiungere un livello sociale, nella scalata che aveva sempre anelato, degno della sua persona.

Il film è lungo (circa tre ore) e gli eventi che si susseguono sono davvero tanti, risulta quindi difficile sintetizzare il tutto in maniera che non vengano tralasciati passaggi importanti. Detto questo, la consueta simmetria narrativa delle opere di Kubrick (non per nulla grande estimatore di Michelangelo Antonioni) viene a coincidere stavolta con la parabola della vita di Redmond: da una dignitosa povertà, a una ricchezza spropositata (che non può che finire per essere dissipata senza riguardo alcuno) per approdare in ultimo alla povertà di prima. Non poteva essere scelta un’ambientazione storica più efficace per racchiudere le tematiche kubrickiane. La figura di Redmond, a livello caratteriale e psicologico, è una sorta di compendio di tutta l’umanità. Egli è una bilancia dove su un piatto stanno cinismo ed egoismo, sull’altro dignità e onore; un recinto all’interno del quale il male maschera e rende più esplicito possibile un bene che quando appare è dirompente.


 

Barry Lyndon è uno degli antieroi più riusciti nel cinema di tutti i tempi, grazie all’interpretazione di uno straordinario Ryan O’Neal, a una favolosa cura estetica delle immagini e, infine, alla genialità del suo regista.

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