22 gennaio 2019

La Camera Verde - “Blow up” di M. Antonioni

blow-up

1966

Di Michelangelo Antonioni

 

Blow up” è il terzo film di Antonioni che viene presentato su “La Camera Verde” (dopo Deserto rosso e L’eclisse). Il protagonista è Thomas, un fotografo dinamico, spumeggiante e pieno di vita, che si muove sullo sfondo di una Londra fatta di impliciti contrasti fra la classe operaia e quella borghese. Thomas sta mettendo a punto gli ultimi scatti per un libro che dovrà pubblicare di lì a poco e lo fa ritagliando momenti dal suo quotidiano lavoro, fatto di servizi per la moda, andandosene in giro alla ricerca di nuovi spunti e ispirazioni.

Durante uno di questi momenti si ritrova immerso nella pace di un parco cittadino dove nota la presenza di una coppia di amanti che sembrano essere lì apposta per offrirgli un soggetto da fotografare; fino all’attimo in cui la donna non si accorge della sua presenza e cerca di strappargli il rullino (sembra per la paura che la sua tresca amorosa possa essere divulgata). Thomas riesce a divincolarsi in qualche maniera e a tornare nel suo studio.

Dopo vari accadimenti si ritroverà solo e potrà quindi dedicarsi all’analisi di questi ultimi scatti che a suo modo di vedere potrebbero essere molto interessanti per la chiusura del suo libro. Si apre quindi una sequenza dove fra una stampa e qualche ingrandimento egli scoprirà qualcosa di straordinario; un delitto celato nei dettagli di queste foto. Eccitato dalla scoperta si reca dal suo amico pittore con l’intento di raccontargli i fatti, salvo poi trovarlo occupato “in faccende domestiche”, e dover quindi tornare indietro.



 

Quando rientra a casa vuole nuovamente immergersi in quelle straordinarie foto, ma scoprirà che durante la sua assenza qualcuno è stato lì, e ha fatto sparire tutto, negativi compresi.

Se in Deserto rosso e in L’eclisse Antonioni tratta le tematiche centrali della sua classica poetica in maniera diretta, in Blow up le sfiora soltanto, dedicandosi principalmente agli strumenti con le quali esse si esplicitano nella società: il fulcro è l’immagine e la sua apparente staticità.

Nel film nulla viene chiarito riguardo l’omicidio scoperto da Thomas; tutto è solo ipotesi, capacità immaginativa. La foto che dovrebbe essere fonte di verità finisce per essere soltanto qualcosa che può suggerire e non è capace di risolvere e di illustrare o sviscerare la realtà dei fatti; cosa che di per sé costituisce una sorta di inno all’arte astratta e contemporanea.



 

L’incipit e la chiusura del film rivelano la straordinarietà di un regista come Antonioni nelle sue modalità di narrazione:

  • Incipit: Thomas che attraverso una cernita-filtraggio di oggetti-soggetti rimane infine solo, fulcro del mondo ormai selezionato, attorno al quale tutto ruota; il cuore della storia.
  • Chiusura: Thomas che al cospetto di una partita di tennis condotta da un paio di mimi (con annesso pubblico di spettatori e con annessa assenza di pallina e racchette) finisce per far parte del gioco, di una realtà-non realtà, di una realtà che è tale solo perché immaginata (in fondo la realtà è solo percezione e tutto può essere fuorchè assoluta).

Non fatevi ingannare dalle immagini; il film è a colori…

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