21 aprile 2019

La Camera Verde - “Hiroshima mon amour” di A. Resnais.

HIROSHIMA_MON_AMOUR

 

1959

Di Alain Resnais

 

Sullo sfondo di una Hiroshima del dopoguerra due personaggi si incontrano e si innamorano. La donna è un’attrice francese e si trova in Giappone per girare un film sul pacifismo, l’uomo è giapponese e vive facendo l’architetto e partecipando alla ricostruzione (anche in termini politici e sociali) della nuova Hiroshima.

I due, soprattutto la donna, sono funestati dal ricordo di un passato e di una vita che li ha posti di fronte a eventi tragici, del tutto fuori dall’ordinario; la donna ad esempio, diciottenne a quell’epoca, si era innamorata di un soldato tedesco che rimase ucciso proprio la notte della liberazione della città in cui si svolgono i fatti. Oltre a questo sono da aggiungere le umiliazioni subite per la sua conseguente “vicinanza” al mondo nazista; trattata a tutti gli effetti come una collaborazionista traditrice della patria per lungo tempo rimarrà rinchiusa in uno scantinato, per la vergogna e il disonore che i suoi genitori sentivano.

L’architetto ha invece alla spalle la storia di un Giappone in ginocchio a seguito della guerra appena conclusasi e inoltre vive in lui un ricordo “riflesso” di Hiroshima e della bomba; egli non era in città il giorno dello sgancio della bomba, ma la sua famiglia lo era…


 

C’è da dire che qualsiasi opera che si prefigga il compito di confrontarsi con qualcosa di veramente grande, come appunto è una tragedia storica come quella di Hiroshima, dovrà inventarsi qualcosa di veramente straordinario per riuscire a non banalizzare questa grandezza; è veramente raro trovare un film, un’opera letteraria, una canzone o altro che riesca in quest’impresa. Per riuscire ci vogliono gli attributi, cosa che a Resnais certo non mancava.

Egli riesce a raggiungere l’obbiettivo arricchendo la “questione Hiroshima” con contenuti molto cari al regista stesso (si pensi ad esempio a L’Anno scorso a Marienbad), entrano quindi nel gioco le tematiche del ricordo e della memoria (forse è proprio durante i lavori per Hiroshima mon amour che Resnais si avvicina a questi concetti). Hiroshima, la bomba atomica, la paura di una futura epoca vissuta con la consapevolezza di un tale scempio, del fatto che possa ripetersi, la guerra, sono tutti elementi che finiscono per apparire come sfondo e cornice al quadro del ricordo e della memoria. E’ qui che Resnais vince la sua sfida, perché dare importanza a un qualcosa che è già importante per tutta l’umanità sarebbe come ribadire un già detto ed enfatizzare questo condurrebbe inevitabilmente alla banalizzazione dei contenuti. Ma il rischio è stato aggirato, e in maniera elegante.



 

Il film ricalca le tracce di una parabola che raggiunge l’apice ai tre/quarti della visione; dall’introduzione poetico-documentaristica ai due schiaffi che l’architetto rifilerà alla donna, subito dopo aver ascoltato le sue rivelazioni, e comprendendo la difficoltà che aveva la stessa nel superare un trauma ancora pesante e pressante nel suo animo. Il restante quarto è in discesa, nel tentativo di centrare e affinare alcuni messaggi (debbo dire forse perdendosi e allungando una sintesi fino allora straordinariamente presentata).

Infine due parole sulla memoria secondo Resnais. Il ricordo che deve necessariamente soggiacere alle regole della vita, che si sposta, si evolve e non sta mai ferma. Dinamico come la vita stessa finisce per essere sfumato, incerto, finisce per dare adito a dubbi, tendendo a svanire del tutto, lasciando alle proprie spalle solo macerie; anche la guerra, anche Hiroshima, non potranno sottrarsi a questi cambiamenti, per arrivare ai posteri quasi privi di significato, o meglio, arrivando ai posteri sottoforma dei posteri stessi, nella misura in cui il ricordo diviene l’umanità stessa; un passato che viene ricordato quindi non in senso stretto del termine ma come dato acquisito, ormai facente parte del DNA umano.

Un film fatto “per non dimenticare” che allo stesso tempo afferma l’impossibilità di ricordare. Semplicemente grandioso.

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