22 marzo 2019

La Camera Verde - “Il fascino discreto della borghesia” di L. Buñuel.

il-fascino-discreto-della-borghesia

1972

Di Luis Buñuel

 

Un certo cinema Anni ’70 dalle caratteristiche spiccatamente politicizzate, potrebbe apparire, pensandoci oggi, come un qualcosa di ancorato proprio a quegli anni, quindi di passato o comunque “inadatto” se messo a confronto con la nostra contemporaneità. L’aspetto straordinario di Buñuel e in particolar modo de “Il fascino discreto della borghesia (pellicola più osannata e compendio delle poetiche del regista) è che proprio questo film riesce a spingersi al di là di certe peculiarità storiche e riesce ad arrivare a noi ripulito e ringiovanito al punto che si potrebbe attribuire allo stesso una certa capacità premonitrice degna di descrivere al meglio i giorni nostri.


 

Il modo migliore per definire il film è che si tratta di un “continuo girare attorno” di un continuo rimandare, di un incessante e ossessionante stare fermi nel punto in cui si è, nonostante le apparenze. Vari esponenti della borghesia parigina, infarcita anche della presenza di elementi esterni, sempre comunque attinenti al mondo borghese, si ritrovano continuamente di fronte a una cena, un pranzo, una colazione, non riuscendo mai a terminare il pasto (per vari motivi e per vari inciampi e imprevisti che finiscono per interrompere ogni volta i protagonisti nel bel mezzo della loro occupazione). La classe borghese (con annesso reparto clericale) è dipinta in maniera quasi feroce, con un’ironia quasi feroce, che ben riesce a mettere in luce l’ipocrisia imperante; il bell’apparire cela sempre qualche meschinità (che si tratti di un traffico di droga internazionale o della nonchalance con cui vengono affrontati certi argomenti spinosi).

Molte le scene memorabili. Una su tutte: l’allegra combriccola si ritrova, come al solito, a cena, ma dopo qualche battuta, mentre tutti si apprestano a mangiare, si apre il sipario e i protagonisti si rendono conto di trovarsi su un palco osservati dal pubblico; uno alla volta, dopo aver smaltito il primo imbarazzo si alzano e se ne vanno. Messi a nudo scappano da loro stessi…

Il surrealismo di Buñuel tocca però il suo apice negli intermezzi che vengono presentati di volta in volta fra le varie scene di sogno o realtà che siano; sempre i medesimi protagonisti si ritrovano in mezzo ai campi, in un sentiero e camminano con passo spedito, di tanto in tanto voltandosi indietro o prestando attenzione a chissà quale dettaglio. Se avete visto il film (o se lo vedrete) non potrete fare a meno di domandarvi: dove stanno andando? E in fondo questa è la domanda cardine sulla quale si regge tutto il racconto: dove stiamo andando? Dove condurrà questo sentiero?

Buñuel se lo chiedeva nel 1972, pare che a quarant’anni di distanza nessuno sia ancora riuscito a fornire risposte convincenti per questa domanda; basta guardarsi attorno.


Article Tags

Related Posts