21 aprile 2019

La Camera Verde - “Questa è la mia vita” di J.L. Godard

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1962

Di Jean-Luc Godard

 

Questa è la mia vita” è un film di Godard ed è organizzato in dodici capitoli; trae spunto da una polemica dell’epoca sul mondo della prostituzione.

Nanà (interpretata da Anna Karina, l’allora moglie del regista) è una giovane e indipendente donna che tira a campare lavorando in un negozio di dischi e sognando di diventare un giorno una diva del cinema. Coltiva questo suo sogno cercando agganci e posando per delle fotografie professionali da inviare poi ai selezionatori di nuovi volti per il cinema. Questi servizi non sono gratuiti ma vengono pagati da Nanà stessa, che in questa maniera, dilapidando il suo piccolo stipendio, finisce per non riuscire più a pagare l’affitto.


 

Costretta dalle circostanze si vedrà obbligata a prostituirsi e introdotta nell’ambiente dalla sua amica di vecchia data Yvette, farà la conoscenza del protettore Raoul; egli spiegherà a Nanà tutte le regole e i comportamenti che una prostituta deve tenere, come comportarsi con i clienti eccetera.

Nanà è una bellissima ragazza e quindi molto “produttiva”, quando la stessa decide di abbandonare il mestiere Raoul non può che manifestare il suo dissenso e finisce per trovare un compromesso, se così si può dire, poiché soddisfacente solo per la sua parte; vende Nanà ad un altro protettore, o almeno questo era l’intento… Tragico epilogo.

Godard, assieme ad altri registi francesi di quell’epoca come Truffaut, diede vita alla Nouvelle Vague, un nuovo movimento cinematografico che poi influenzò anche gran parte del buon cinema d’oltreoceano (Coppola e Scorsese per fare solo un paio di nomi). Questo nuovo cinema tendeva ad avvicinare il ruolo del regista a quello dello scrittore, egli diveniva in un certo senso l’artefice di tutto, attraverso il suo stile che doveva essere inequivocabilmente riconoscibile e riconducibile all’autore stesso. E’ sotto questa luce che deve essere visto anche “Questa è la mia vita”, apprezzandone la forma frammentaria, i vari espedienti (che siano tecnici o di altra natura) messi in atto di volta in volta per descrivere la visione del mondo che aveva Godard.

Bello pensare alla pellicola come a una sorta di “insieme di appunti su un taccuino”, ripresi e riorganizzati nelle scene che poi andranno a costituire il film; citazioni letterarie, filosofiche, citazioni cinematografiche fanno la loro bella apparsa in questo contesto. Forse non del tutto attinenti, forse soltanto di facciata, usate per introdurre magari eventi del film nella ricerca di una consequenzialità non del tutto raggiunta. Leggermente confusionario, per dirlo, appunto come l’epilogo del film stesso, in maniera schietta.


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