21 aprile 2019

La Camera Verde - "Deserto rosso" di M. Antonioni.

1964

Di Michelangelo Antonioni

 

Deserto rosso” è il film dello straniamento ripercorso attraverso le sfaccettature di due differenti livelli. Antonioni ci ripresenta la solita e sempre a suo agio Monica Vitti, stavolta nei panni di Vittoria, moglie di Ugo, un dirigente industriale. E’ una donna tormentata che è arrivata persino a tentare il suicidio; unica possibile fuga da un mondo alienante dove l’individuo, ognuno a proprio modo, non ha più stimoli intimi che non siano quelli volti al progresso e al profitto.

Deserto rosso” è il ritratto della povertà interiore di un momento storico italiano. Interiorità affannata e disturbata dalle interferenze esterne; ciò che può vivere e di conseguenza muoversi è solo l’industria e ciò che ne deriva, mentre l’uomo si muove per inerzia, di rimbalzo a seguito dell’imperatrice industria.

“…come? A Ferrara sta?? Ma ci saranno perlomeno 75-80 chilometri!” dice Corrado a Ugo, mentre lo stesso gli sta consigliando operai da assumere.

“Andiamo anche in Sicilia a prenderli se necessario!” risponde Ugo.


Sono gli anni dell’esodo dal Sud povero al Nord sviluppato e le tematiche dell’emigrazione non possono che essere punto centrale della narrazione. Dalle finestre, sullo sfondo, appare di continuo un enorme bastimento: cosa porterà mai questo bastimento? Prodotti industriali (che determinano lo straniamento/emigrazione dell’uomo dalla vita) oppure nuovi operai (essi stessi straniati e emigranti)?

Una piccola luce fa la sua comparsa, una favola raccontata da Vittoria al figlio.

Sullo splendido teatro della spiaggia rosa di Budelli una bambina passa le sue giornate fra sole e mare, perfettamente integrata all’interno della natura. Il silenzio è rotto solo dalle onde e dai rumori dell’acqua e del vento, non più assordanti macchinari di disturbo, non più urla, non più sfiati di valvole. Appare infine un canto soave immaginato dalla bambina; è il canto della natura che è l’apoteosi della perfetta integrazione dell’uomo all’interno del paesaggio…

Ma questa era soltanto una favola, non la realtà, la realtà del ravennate o di gran parte d’Italia e del mondo non ha nulla a che fare con spiagge rosa e quant’altro; nel caso non fosse chiaro sopraggiunge il finale a ricordarcelo.

Si tratta solo di un triste, sconfinato, apatico, inquinato e contaminato deserto rosso.

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