22 marzo 2019

La Camera Verde - “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di P.P. Pasolini.

Salo

1975

Di Pier Paolo Pasolini

 

Ultimo film di Pier Paolo Pasolini, proiettato in anteprima a Parigi tre settimane dopo la morte del regista, ebbe non poche grane giudiziarie che terminarono solo 15 anni dopo col pieno riconoscimento artistico del film. Nonostante questo, rimane ancora inedito per le reti televisive non a pagamento; si sarà quindi intuita la potenza scioccante della pellicola che si ispira al romanzo del marchese De Sade, Le centoventi giornate di Sodoma.

Terminando questa breve premessa mi sento in obbligo di sconsigliarne la visione per tutti coloro ritengano di non avere uno stomaco forte.


 

La storia si svolge durante il periodo della Repubblica di Salò. Quattro personaggi, rappresentanti quattro poteri (ecclesiastico, nobiliare, giudiziario ed economico) si riuniscono in una villa isolata, nell’Italia settentrionale, per dare sfogo ai loro più turpi piaceri. Tali piaceri avranno come obbiettivi e vittime una ventina di ragazzi e ragazze scelti e selezionati, inoltre, partecipano ai soprusi anche tre signore (che narrano le loro vicende personali, incanalando una sorta di “programma della giornata”, di boccacciana memoria) oltre a delle milizie che hanno la funzione di garantire l’ordine nella villa.

Soprusi e angherie di vario tipo, in un crescendo continuo, finiranno per approdare dagli abusi sessuali alla vera e propria tortura, fino all’omicidio (per i ragazzi e le ragazze che durante la permanenza nella villa si sono dimostrati meno accondiscendenti e hanno disobbedito al regolamento scritto dai quattro signori all’inizio di tutta la vicenda).


 

Il film, organizzato in quattro sezioni (riprendendo i gironi danteschi) mette in scena il potere, ciò che Pasolini intendeva per “potere”; quindi un qualcosa di profondamente abietto, violento e brutale. Intesa in senso politico poi risulterà essere una critica al sistema capitalistico (caduta nell’indifferenza, o quasi, a quei tempi e rivalutata in seguito). I personaggi non sono per nulla tratteggiati a livello psicologico, solo lo stretto necessario derivante dal loro apparire, apparire che appunto, nel rigore estetico e formale, contrasta con ciò che si sta narrando, con la turpitudine e le perversioni degli eventi riportati dalle sequenze del film.

Un apparire che è tutt’altra cosa dall’essere; questioni che da sempre sono andate a braccetto con i concetti di capitalismo e consumismo.

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