21 ottobre 2014

La partita della morte

kiev

Lo sport nella vita di un uomo a volte si intreccia con le sue tragedie, e si pone come banco di prova della dignità umana. A Kiev è in programma il 9 Agosto 1942 la rivincita tra lo Start, una squadra composta da giocatori della Lokomotiv e della Dinamo Kiev, e il Flakelf, squadra composta da ufficiali della Luftwaffe, la potentissima aviazione militare del regime nazista. Si tratta di una rivincita di una precedente partita che ha visto la pesante sconfitta per 5-1 degli ufficiali nazisti contro gli Ucraini. I Tedeschi non ci stanno, devono dimostrare al mondo intero che sono superiori anche nello sport, così “avvisano” i giocatori ucraini prima dell’inizio dell’incontro che devono perdere, ne va della loro vita. Molti di essi sono impiegati come prigionieri di guerra in un panificio, e quando entrano in campo e vedono sugli spalti i propri sostenitori incoraggiarli decidono di giocare per vincere la partita, per dare al proprio popolo un barlume di speranza e di luce in quel periodo così buio, costi quel che costi. Kiev, all’epoca sotto dominazione nazista, quel giorno era deserta e stretta dalla morsa di un caldo spietato. Per le vie solo poliziotti e nazisti. L’arbitro è, manco a dirlo, un ufficiale delle SS, che durante il match fischierà fuorigiochi inesistenti ai giocatori ucraini.


La squadra tedesca passa per prima in vantaggio, ma lo Start rimonta e chiude il primo tempo in vantaggio 3-1. Nell’intervallo un ufficiale tedesco raggiunge gli ucraini negli spogliatoi e ricorda loro che devono perdere, pena la loro vita. L’intimidazione sembra avere i suoi effetti: il Flakelf nel secondo tempo pareggia 3-3, ma l’orgoglio dei campioni ucraini ha la meglio e fissa il punteggio finale sul 5-3 a loro favore. Klimenko, uno degli attaccanti dello Start, potrebbe segnare la sesta rete depositando comodamente la palla nella porta sguarnita dopo aver saltato da solo come birilli mezza difesa avversaria, portiere compreso, ma davanti alla linea di porta si gira e calcia il pallone verso il centrocampo, in segno di pietà verso gli avversari. Firma così, insieme con gli altri suoi compagni, la propria condanna a morte. Per i nazisti questo è davvero troppo da sopportare. Dopo la partita tutti i giocatori ucraini verranno torturati, eliminati o rinchiusi nei lager per rappresaglia. Solo due saranno i superstiti, Mikhail Sviridovski e Makar Goncharenko, quest’ultimo autore della doppietta che aveva portato lo Star sul 3-1, perché facendo finta di essere calzolai furono messi a lavorare in una fabbrica di scarpe. Oggi in onore di Goncharenko la Dinamo Kiev ha eretto un busto con la dedica ” A UNO CHE SE LO MERITA”. Questa partita, denominata “la partita della morte” ha ispirato il noto lungometraggio di John Huston “FUGA PER LA VITTORIA” che si conclude però con un lieto fine ben lontano dalla tragica realtà dei fatti. Il calcio, o lo sport in generale, riesce così a farsi portavoce dei diritti di un popolo, o prova tangibile della dignità di uomini che preferiscono la morte all’annullamento della propria capacità di indignarsi.

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