22 gennaio 2019

Le Vite degli Altri - Oscar 2007

LVDA

Questo film di produzione tedesca, diretto da Florian Henckel von Donnersmark, è uscito in Italia nell’aprile 2007, ma si è guadagnato, oltre ad un Golden Globe e un Oscar, un posto nella lista dei migliori film di tutti i tempi. Ambientato nella Germania dell’Est degli anni ’80, racconta la storia di una coppia di artisti – Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck), attrice, e Georg Dreyman (Sebastian Koch), scrittore – vista attraverso gli occhi di una spia.

Il vero protagonista, infatti, è il capitano Gerd Wiesler (Ulrich Muhe), agente della Stasi – polizia di stato tedesca – incaricato di infiltrarsi letteralmente nella vita dei due, per scovare una qualsiasi di infedeltà al regime comunista.

 


La vicenda è del tutto calata nell’atmosfera di incertezza e timori dell’ideologia politica imposta nella Germania Est, questa invadenza del pensiero sovietico coinvolge ogni aspetto della vita dei protagonisti, e tinge di toni noir l’intera pellicola.
Il motore scatenante dell’indagine è un ministro della cultura tedesca, che, invaghitosi di Christa-Maria, spinge perché sia trovato un qualsiasi elemento per scalzare il compagno Dreyman. Gerd Wiesler, implacabile agente specializzato in spionaggio e interrogatori, si introdurrà a tempo pieno nella vita dello scrittore, venendone inevitabilmente influenzato.

Le vite degli altri

Mentre la vicenda principale si svolge intorno alla spiata casa dello scrittore, la pellicola fa emergere un nuovo soggetto, un filone di cui è protagonista la “neonata” umanità di Wiesler. L’agente della Stasi, suo malgrado, resta coinvolto dalla sensibilità, dalla quotidianità e dall’amore che regna nell’appartamento che controlla.

 

I rapporti per la Stasi diventano sempre meno dettagliati, il capitano omette dettagli chiave, tra cui la stesura che Dreyman sta producendo a denuncia del regime, che sarà destinata alla pubblicazione al di là del muro. Per coprire il lavoro dell’autore e tutelare la sua libertà – e forse la sua vita -, Wiesler produrrà documenti falsi, inventando le dinamiche che si svolgono nella casa degli artisti ribelli.

Nonostante non vengano trovate prove sufficienti per arrestare Dreyman, ai capi della polizia non sfugge la condotta di dubbia fedeltà all’ideologia di Wiesler. Questo suo – primo? – atto di umanità gli costerà la sospensione da incarichi di rilievo, sostituito da un posto umile come “apritore di buste”.

Lo scrittore Georg non si spiega come si sia salvato dallo spionaggio dal regime, ma grazie ad una ricerca, condotta anni dopo, scopre pian piano i vari pezzi del puzzle. Comprende di essere sempre stato spiato, e che se non è stato denunciato lo deve ai falsi rapporti della sua spia.

Un film commovente, amaro per certi versi, ma che nella sterilità, cinismo e implacabilità del regime fa emergere anche il lato più sensibile e compassionevole dell’umanità. Quel che si cela dietro l’espediente di una storia d’amore tormentata, è la reale vicenda protagonista della pellicola, cioè quella di maturazione personale di Gerd Wiesler.

Sconsigliato per chi non ha la pazienza di seguire la lenta evoluzione della storia.


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