20 settembre 2018

Lega di Principio e Lega di Palazzo

parlamento

Le misure stabilite dal governo Monti, riguardo ai cosiddetti “tagli” ai vitalizi dei parlamentari, prevedono sostanzialmente questo: nel passaggio dal metodo retributivo al metodo contributivo, i parlamentari che sono stati eletti per un solo mandato in parlamento, dovranno aspettare fino alla veneranda età di 60 (o 65 anni,sempre con 5 anni di contributi al massimo), età di pensionamento accettabile ma ancora lontana da quella dei lavoratori dipendenti (66 anni,42 anni di contributi,che aumenteranno nei prossimi anni al crescere ).

Chi ha letto il testo dove erano previsti questi tagli con un po’ di attenzione, ha capito che si tratta del solito trucco della casta: non è previsto alcun taglio, solo un congelamento degli aumenti.  In pratica il passaggio dal sistema retributivo al contributivo avrebbe determinato un aumento di 1300 euro al mese in busta paga, causato dall’introduzione di differenti criteri di tassazione.

Ovviamente, questi 1300 euro non verranno risparmiati, ma accantonati a Montecitorio per far fronte ad eventuali ricorsi dei parlamentari che si opporranno a questo salasso.

Quello di cui vorrei parlare sono proprio questi ricorsi che,puntualmente,si sono verificati). O meglio, vorrei parlare dei ricorrenti. Perché le motivazioni per il ricorso ci sarebbero anche, dal punto di vista strettamente tecnico: avendo firmato una sorta di “contratto con lo Stato”, è giusto che venga rispettato; il piccolo particolare è che anche i lavoratori che dovranno restare a lavorare per  un certo di numero di anni in più, sono stati gabbati. Ma, si sa, in periodi di crisi i sacrifici toccano tutti. O quasi.

Tornando ai ricorrenti, che sono un circa 26, stupisce particolarmente il fatto che siano in buona parte leghisti (15). Si, avete letto bene, non è un refuso, sono proprio i leghisti, quelli di “Roma ladrona” quelli contro gli sprechi dell’amministrazione pubblica e dei soldi pubblici usati per fini privati.

Il fatto a mio avviso meraviglioso è che i più feroci di tutti sono i prodi parlamentari della legislatura 1994 (durata all’incirca 8 mesi), in un governo che, per la cronaca, è stato rovesciato proprio dalla lega . Sostanzialmente, queste persone si battono per avere un vitalizio avendo lavorato in parlamento 8 mesi, tenendo conto dei week end e del fatto che il parlamento apre 2, massimo 3 giorni a settimana, fate voi i conti di quanto sia sbilanciato il rapporto contributi- vitalizio percepito (tenendo conto che la vita di un uomo dura in media è di circa 80 anni).

Il tutto avviene mentre i leader attuano, legittimamente, un’opposizione, feroce al governo Monti che,  pur con tutti i suoi limiti, sta operando un tentativo di recuperare in pochi mesi tutto il tempo perso  in questi 18 anni di nulla governativo.

La lega è arrivata addirittura a chiedere un’ interrogazione parlamentare sul veglione di capodanno di Monti a palazzo Chigi presentata dal celebre ministro Calderoli (il piromane delle 375mila leggi inutili).

L’opposizione deve fare l’opposizione, è ovvio, si è sempre sostenuto  negli anni passati e non si cambia certo ora, però la prima regola dovrebbe essere la coerenza: per riacquistare credibilità la Lega,tramite i suoi leader, dovrebbe prendere ed espellere questi ex parlamentari  dal proprio partito.  Sarebbe una presa di posizione che restituirebbe  un minimo di credibilità a un partito che, negli ultimi anni, si è adeguato all’andazzo generale per quanto riguarda poltrone, nepotismi e tutti quelle pratiche contro le quali si è sempre battuta e che erano dei valori fondamentali per la Lega.

Se la coerenza politica non fosse un valore opzionale,la Lega sarebbe già intervenuta.

Purtroppo,c’è da dire che non si tratta dell’unico partito che ha molta poca coerenza.

 

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