24 marzo 2017

NO

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E finalmente Renzi se ne torna a casa, dopo un fallimentare governo senza legittimazione popolare, ieri, 4 dicembre 2016, l’Italia ha finalmente deciso. Tale risultato deve essere comunque letto seguendo due parallele principali: la prima è che la carta Costituzionale muove sempre le coscienze degli italiani, al di là dell’appartenenza di schieramento e della volontà riformatrice, la seconda è prettamente di valenza politica, non poteva e non doveva essere questa specie di #RiformaCostituzionale l’ultima spiaggia per l’ammodernamento istituzionale nazionale.

L’Italia ha quindi deciso senza giochetti di palazzo, senza slide e senza mancette elettorali, senza farsi “imbrogliare” da quel solito falso clima da isola felice. A proposito di isole e ultime spiagge, Berlusconi da Vespa aveva proposto la conduzione dell’isola dei famosi al twitterino fiorentino Renzi, in effetti se fossi in lui un pensierino ora lo farei volentieri. Ma a parte gli scherzi, l’abilità comunicativa di Renzi è innegabile e fuori discussione, forse un vero leader nello scenario politico italiano, un vero cavallo di razza che prima o poi si ripresenterà ancora agli italiani. Proprio nell’immediato post-referendum Peter Gomez (direttore de ilfattoquotidiano.it) sottolineava l’aspetto dell’impreparazione governativa di Renzi e dei suoi, citando d’altro canto il grande successo del secondo Fanfani dopo l’ammutinamento precedente democristiano.




Renzi, volendola dire all’inglese, è in stand-by, sono stati mille giorni inutili, si è parlato del nulla senza minimamente sfiorare le tematiche sostanziali di questo Paese. Qualcuno mi potrebbe contestare il contrario citando Jobs Act, gli 80 euro in busta paga, i 500 ai diciottenni e agli insegnanti (e poi non è stato speso un euro per le matite nella cabine elettorali!), il nuovo ISEE, il super ammortamento, la nascita del fondo Atlante (qui addirittura in partnership con amichetti privati), più una serie di altre cretinate. Il teatrino è finalmente concluso. Adesso legge elettorale nuova, seria e votata dalla più ampia maggioranza possibile e poi il voto.

Io credo che il mio NO al Referendum sia stato un sì per il prossimo futuro, un sì per una Riforma Costituzionale che non indebolisca una Camera piuttosto che un’altra, che non faccia risparmiare solamente 50 milioni di euro, che non cambi il nome allo Cnel facendo poi rimanere tutto così com’è, il mio NO è un sì per il prossimo futuro.

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