21 aprile 2019

Profondità marine e pesci abissali

Vipera-di-mare-

Fin dai primi anni del novecento, molti impavidi studiosi si sono cimentati nella classificazione dei piccoli e grandi pesci che vivono nelle piu’ profonde immensità del mare. I primi studi diedero inizio ad una classificazione primaria dei pesci in: PELAGICI, pesci di media profondità (200-1000 m) che vivono nella zona mesopelagica, dove la fievole luce che vi giunge diminuisce sempre più, e BENTONICI, pesci che vivono al di sotto dei 1000 m, nella quasi totale oscurità, nella zona detta batipelagica che è l’impero del regno degli abissi.



L’ambiente abissale è difficile per la vita e a temperature molto basse, poca luce e poco cibo,  i pesci si sono adattati grazie a strategie come lo spostamento per la ricerca di cibo. Infatti, i pesci che nel periodo diurno vivono tra i 500 e i 1000 m di profondità, di notte risalgono   fino a 200 m per nutrirsi nelle più ricche acque di superficie. Di giorno, gli stessi pesci, sarebbero catturati dai predatori, ma di notte, grazie al loro adattamento all’oscurità, possono spostarsi facilmente in ambienti popolati da predatori.

I pesci abissali sono per la maggior parte predatori e si nutrono grazie alla grande bocca che è spesso dotata di lunghi denti, oltre i 1000 m, ma non proprio sul fondale, sono in genere dotati di grandi occhi e la visuale verso l’alto per individuare le sagome delle loro prede che si intravedono in corrispondenza della sorgente di luce. I pesci che vivono proprio sul fondale, invece,  hanno occhi piccolissimi che  in assenza di luce permettono loro di nutrirsi grazie ai piccoli organi (statocisti) posti lateralmente al corpo, sensibili alle più deboli vibrazioni di pressione provocate dal movimento di altri animali.



A profondità elevate, al buio ed alla carenza di cibo si aggiungono pressioni elevatissime, infatti la pressione aumenta di 1 atm ogni 10,33 metri di profondità,  freddo, la temperatura sul fondo degli oceani tocca gli 0 °C  e difficoltà di riproduzione. In compenso l’ambiente del mare profondo è straordinariamente stabile, con temperature assolutamente costanti durante l’anno.Il cibo, alle grandi profondità, è scarso e deve essere sfruttata al massimo ogni occasione per nutrirsi, ed ecco spiegati i denti spaventosi, le bocche enormi e l’aspetto grottesco di specie come Melanocetus johnsonii, Chauliodus sloani o Idiacanthus. Bocche e stomaci estensibili garantiscono infatti di  inghiottire prede più grandi di loro, mentre altri pesci che si nutrono di plancton come l’Eurypharynx pelecanoides, hanno evoluto bocche enormi attraverso le quali filtrare grandi quantità di acqua.

Uno degli adattamenti più noti al buio degli abissi è la presenza di fotofori, ovvero di organi in grado di produrre luce, quasi tutte le specie di pesci di profondità li hanno mentre altri sono dotate di un’ esca  per attrarre le prede come nei Ceratiidae.



Per ovviare ai noti problemi di accoppiamento alle grandi profondità, talvolta anche più di un maschio si attacca alla stessa femmina: essi sono molto più piccoli rispetto a questa, essendo lunghi pochi centimetri. Data la scarsità di calcio nelle acque profonde  spesso le ossa dei pesci abissali sono sottili e decalcificate e molte specie hanno inoltre prolungamenti filamentosi dei raggi delle pinne, con funzioni tattili e di orientamento nell’oscurità. Nella difficile zona batifila si sono notate sorprendenti modificazioni, ad esempio alcuni maschi diventano parassiti delle femmine: entrando a contatto con la pelle di queste, si forma una sostanza intorno alla loro bocca, che riceve nutrimento dalla femmina.

 

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