22 novembre 2018

Rimborsi al Rialzo

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Nel mese di Aprile del 1993, il referendum abrogativo del finanziamento ai partiti stravinse, col 90% degli italiani che stabilì l’abrogazione degli articoli 3 e 9 della legge 195, Maggio ’74, in materia di “Contributo dello Stato al finanziamento dei partiti politici”. Nel 1994 il regime partitocratico reintroduce di fatto il finanziamento pubblico, truffando l’elettorato e non rispettando la volontà popolare, con il nome di rimborso elettorale,che è sostanzialmente la stessa cosa. Nel 1997, attraverso il meccanismo volontario della destinazione del 4 per mille dell’Irpef, ci fu un nuovo incremento del contributo statale ai partiti. Tuttavia, il gettito effettivo è  molto inferiore alle aspettative dei politici, quindi, nel 1999, i partiti decidono di incrementare il loro finanziamento pubblico quintuplicando la quota dei rimborsi, che passa da circa un euro per ogni voto ricevuto a circa cinque euro.

Dopo questa piccola introduzione, necessaria per capire quanto questo sistema sia organizzato per aggirare la volontà popolare e per conoscere le dimensioni spropositate dei soldi versati dai cittadini a questi organi parassitari, veniamo ai fatti di oggi.

I fatti parlano di un iscritto al PD, Luigi Lusi, accusato di aver sottratto 13 milioni di Euro dalle casse del partito “la Margherita” per fini personali. La reazione unanime è stata quella di accusa verso questo personaggio che, tuttavia, è solo la punta dell’iceberg di un sistema paradossale, a maggior ragione in un periodo di crisi.

Se qualcuno non ci avesse fatto ancora caso, il partito della Margherita non esiste più. E’ uno di quei partiti che hanno concorso alla formazione del PD, guardandosi però bene dal far confluire il proprio patrimonio nel neonato partito, nel 2007. Il meccanismo col quale vengono finanziati i partiti è singolare, nella gestione delle risorse.


Un partito, chiamiamolo Pluto, che supera la soglia minima per accedere ai finanziamenti nelle elezioni dell’anno 2000, si vede riconoscere una quota annuale (poniamo 10 milioni di euro) proporzionata ai propri seggi per 5 anni, ossia la durata della legislatura. Il piccolo particolare è che, come è usuale in Italia, il governo in carica cessa la propria attività prima della fine della legislatura stessa (poniamo dopo 3 anni, nel 2003), il partito riceve comunque la propria quota annuale per i restanti due anni, anche se non esiste più (come nel caso della Margherita).

Nel frattempo però, si sarà andati alle elezioni anticipate e il partito Pluto si è ripresentato alle elezioni, superando nuovamente lo sbarramento minimo, ricevendo all’incirca lo stesso numero di voti della volta precedente. Avrà quindi diritto nuovamente a 5 anni di finanziamento al modico prezzo di dieci milioni annui. Pluto, negli anni 2004 e 2005, gli ultimi due anni della precedente legislatura e i primi di quella nuova, riceverà però non 10 milioni di euro ma 20. E se per caso nel 2004 il governo ricadesse e si procedesse a una terza elezione, nel 2005 Pluto ne riceverebbe 30 (ultimo anno della prima legislatura,secondo anno della legislatura 2004 e primo anno della legislatura 2005).

Il secondo punto incredibile di questa prassi politica, o per meglio dire partitica, è che i partiti non hanno l’obbligo di presentare una pezza d’appoggio, una nota spese, nulla. Quindi, la parola rimborso è totalmente inappropriata.  Se si svolge un’attività per la quale si ha diritto a un rimborso spese, viene rimborsato un importo uguale a quello delle spese sostenute. Non è previsto che un soggetto guadagni sul rimborso spese. Sono soldi pubblici, soldi dei cittadini, versati a enti privati che non hanno alcun vincolo per la rendicontazioni di bilanci e note spese.

L’ultimo aspetto di questa vicenda riguarda la solita capacità dei politici di indignarsi solo nel momento in cui intuiscono lo sdegno popolare. In questi giorni assistiamo alla solita presa di distanze dal capro espiatorio di turno, come se nessuno sapesse nulla.

In realtà, probabilmente, nessuno pensava che ci fosse un personaggio che sarebbe potuto arrivare a tanto. Perché, per quanto riguarda gli altri aspetti della questione, tutti sapevano tutto. Tutti sapevano che c’era questa legge-truffa, per la quale ora si indignano. Ma l’hanno fatta loro, contro la volontà popolare, raccontando che con questa legge ci saremmo avvicinati al modello tedesco. Tutte falsità, in Germania il partito neonazista è sparito perché aveva dei bilanci discutibili; inoltre devono mettere a bilancio ogni donazione, seppur minima, mentre in Gran Bretagna gli aiuti vengono forniti solo ai partiti di opposizione.

Infine, tutti sapevano dell’esistenza di partiti ufficialmente scomparsi ma ancora in vita solo per ricevere i finanziamenti. Tutti sapevano e sanno che non vi è alcun tipo di controllo sui partiti e sui fondi ad essi destinati, né l’utilizzo che ne viene fatto, che sia per “uso personale” del tesoriere di un partito o che sia per degli investimenti in Tanzania.

Pare scontato che questa legge sui rimborsi e sui controlli vada totalmente cambiata. A questo proposito, c’è un’interessante campagna del giornale “Il Fatto Quotidiano”, dove viene proposta una legge per la responsabilità giuridica dei partiti, che ha tuttavia bisogno di sottoscrizioni per essere quantomeno presentata in parlamento. Potrebbe essere il primo passo verso il cambiamento di questa legge profondamente ingiusta, che permette a dei privati di vivere e prosperare a danno dei contribuenti.


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