26 marzo 2019

Soldi in tasca: aumentiamo le tasse per aiutare, una contraddizione di termini

soldi in tasca

Tra le varie misure in preventivo del nuovo governo Monti, si prospetta sicuramente un ulteriore aumento della pressione fiscale per (dicono loro) compensare incentivi all’occupazione, soprattutto giovanile, alle famiglie e alle aziende.

Ma nella sostanza si avverte subito una semplice contraddizione di termini, perché un simile aumento generalizzato della pressione fiscale rischia di portare la situazione, già molto complessa e delicata, a fasi non più gestibili e governabili. Però in tal senso si tralascia sempre che tra i vari elementi costitutivi delle imposte c’è anche il concetto di fonte, che in sostanza è la ricchezza a cui i contribuenti attingono per pagare i tributi, se questa “ricchezza” non c’è o comunque nel corso degli anni si è erosa, come si può chiedere un ulteriore aumento?

Un esempio pratico potrebbe essere l’aumento dell’IVA (dall’attuale 21% al 22-23%) con un drastico e deciso crollo verticale dei consumi, oppure la reintroduzione dell’ICI che non fa altro che colpire l’unico vero grande bene della maggior parte delle famiglie italiane.

Da un punto di vista più ampio poi, c’è anche il rischio che a pagare siano sempre i “soliti noti”, cioè coloro che sempre e comunque pagano anche per gli altri, non facendo nessuna distinzione territoriale.


Quindi è evidente che l’unica ricetta non può essere solo un aumento indistinto delle tasse e delle imposte, ma si deve anche sviluppare parallelamente una decisa fase di riforme strutturali, a cominciare da una revisione formale e sostanziale delle varie corporazioni di categoria, che in Italia rappresentano le vere “caste”. Infatti in tal senso si fa spesso semplice demagogia, prendendosela sempre con la classe politica, che avrà pure i suoi privilegi, ma ci sono anche tante e tante altre caste più o meno nascoste, per esempio la categoria dei lavoratori statali (insegnanti, medici e primari, dirigenti della P.A., ecc…), la categoria dei notai, la categoria dei cd. baroni delle Università, ecc… che molto spesso sono proprio il simbolo di quelle inefficienze e di quei sprechi tanto odiati da tutti.

Bisognerebbe avere dunque un maggior senso critico e guardare anche oltre, cioè avere una visione di più ampio respiro o, come si dice in senso economico, una visone di lungo periodo. Una simile visione è sicuramente lontana dalle prospettive di Francia e Germania, che con quel loro atteggiamento spocchioso e fuori luogo, pensano di avere la verità in tasca, ma non fanno altro che allontanarsi dalla realtà per arrivare ad avere una pseudo forza e una pseuda autorità in Europa sul campo economico-finanziario.


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