21 novembre 2017

Soldi in tasca: la rivolta dei Draghi

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Prendere una decisione e attuarla nel breve tempo possibile, per cercare di evitare tracolli di vario genere, è senz’altro il compito di chi ricopre un incarico di leadership, cioè quel ruolo che si colloca al vertice della piramide delle decisioni.

Ciò che ha realizzato e messo in atto Mario Draghi, presedente BCE, non è nient’altro quello che si doveva attuare già qualche tempo fa, forse proprio in occasione della costituzione del progetto monetario comune. In tale modo il ruolo e il compito della BCE acquisisce, finalmente, maggiore peso anche in ambito internazionale con eventuali accordi con il Fondo Monetario Internazione (FMI), eludendo così quello spettro aleggiato (e sperato da qualcuno) di porre fine all’Euro e all’Unione Europea.


Andando più nello specifico della questione, da adesso in poi il “balletto” degli spread sembra terminato in quanto la BCE acquisterà in modo illimitato bond degli Stati membri che richiederanno un simile tipo di intervento, ovviamente sempre nel rispetto di vincoli fissati ex-ante. Anche se questa decisione ha trovato il solito “nicht” della Germania, e sempre nell’attesa della decisione di metà Settembre della Corte tedesca che dovrà decidere sulla presunta incostituzionalità del provvedimento, lo stesso Draghi ha rassicurato tutti dicendo che l’intervento preventivato è comunque già previsto dallo Statuto della BCE, citando nella fattispecie l’articolo 18.

Ecco che, senza troppo entusiasmo ed ottimismo, il progetto dell’UE e dell’Euro sembra avviarsi ad una nuova e auspicata fase 2: quella cioè, del controllo dei debiti sovrani degli Stati membri e della crescita e dello sviluppo economico degli stessi.

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