22 novembre 2018

Soldi in tasca: ma siamo proprio da declassare?

standardPoors

Il recente declassamento dell’agenzia di rating Standard&Poor’s non ha fatto altro che evidenziare come ormai esistono 2 o addirittura più “Europe”: una filo-tedesca, con le pressanti manie di grandezza della Cancelliere Angela Merkel, e un’altra più orientata a basarsi semplicemente sulla realtà. In buona sostanza, le motivazioni di tale declassamento sono che il sistema Europa non ha fatto abbastanza per risolvere una situazione alquanto complessa.

Ma se questa è la motivazione perché non declassare tutti e non la maggior parte? La risposta pare scontata seguendo le premesse precedenti, vale a dire innanzitutto se c’è proprio da fidarsi di queste agenzie di rating, che sappiamo tutti essere controllate dalle principali banche d’affari mondiali e quindi hanno una visione sicuramente falsata e ad una direzione dell’andamento globale della finanza e dell’economia; in secondo luogo bisogna poi anche chiedersi se veramente l’Europa ha bisogno di divisioni nel suo interno. Le recenti prese di posizione dell’Inghilterra che si chiamava fuori dalle problematiche che affliggevano e che tuttora affliggono l’Eurozona, oppure i continui “ordini” della Germania all’Italia e non solo, hanno semplicemente avvalorato la tesi che forse l’Europa così come è non è poi un’istituzione così solida e così competente come ci vogliono far credere.


Su alcune vicende vitali per far sopravvivere l’Europa, penso che sia giusto una visione unica e condivisa all’unanimità: perché se viene meno questo modus operandi e questo senso di appartenenza all’Europa, cade l’intero apparato costituente del pensiero comune europeo.         

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