22 gennaio 2019

The importance to being "Zamparini"...fuori Mangia, avanti un altro!

Lo si definisce vulcanico, coriaceo, sanguinario, passionario, mangia-allenatori e chi più ne ha più ne metta. In realtà è semplicemente Zamparini. L’imprenditore di Sevegliano, da quando ha deciso di entrare nel mondo del calcio, più che fare il presidente, ha sempre giocato a fare una sorta di piccolo dio in terra. I suoi agnelli sacrificali? Ovviamente i malcapitati tecnici.


Dal 1988, anno in cui divenne azionista di maggioranza del Venezia, ha cambiato ben 35 allenatori. Primo della serie fu Ferruccio Mazzola, che ebbe l’onore di finire la stagione che aveva iniziato non venendo esonerato. Davvero di onore si tratta, se si pensa che in 23 anni unico a finire due stagioni intere alla guida di una squadra di Zamparini è stato Walter Novellino, rimanendo in sella nelle  stagioni 1997/98 e 1998/99 riuscì nel record mai più eguagliato. Se il numero di allenatori è “fermo” ai soli 35 lo si deve per il fatto che spesso il presidentissimo, coloro che esonerava li richiamava al timone della nave,  poche partite dopo aver messo un altro sventurato condottiero al comando. I cambi tecnici infatti sono ben 48, contando questo fresco fresco di giornata, dove a rimetterci le penne è stato il giovane Devis Mangia. I casi di “ti mollo….anzi ti riprendo”, tipici dei romanzi adolescenziali di Moccia, sono svariati. Nel cuore del presidente restano memorabili i “vai, no torna” di Zaccheroni, Spalletti, Colantuono, Delio Rossi e primo fra tutti Francesco Guidolin, con il quale il flirt calcistico si è ripetuto per ben 4 volte. Dal 2002, anno in cui ha rilevato il Palermo, ha cambiato 25 guide tecniche. Ora non si sta a sindacare se un presidente abbia o meno il diritto di cacciare un tecnico. Dopotutto un allenatore esonerato, rimane pur sempre un privilegiato, potendo obiettivamente contare su un lauto stipendio, standosene tranquillamente in poltrona. Quello che sportivamente non torna, è se un tale modo d’agire abbia qualche conseguenza positiva sui risultati della squadra. Ad un’analisi non superficiale sembrerebbe proprio di no. La tecnica del “tengo tutti sulla graticola”, così devono per forza spremersi per ottenere risultati non convince per niente. Il mettere sempre in discussione un allenatore, dal primo risultato negativo che arriva, dati alla mano risulta essere deleterio per le squadre di Zamparini. Il Palermo da quando è ritornato nella massima serie ha sempre mostrato, qualità e carattere, e le guide tecniche che si sono succedute non possono essere il vero male che non ha portato ai risultati auspicati dal presidente. Ad allenatori come Guidolin, che sta incantando con la sua Udinese, o Colantuono, vincitore di più campionati cadetti e guida della rivelazione Atalanta, o ancora lo Spalletti strapagato dai russi dello Zenit, per concludere con l’attuale ct della nazionale Prandelli,  non avevano bisogno di altro, se non di tempo, fiducia e rispetto.


La stima nell’uomo che si sceglie quale guida di un gruppo che deve raggiungere dei risultati, non è fattore secondario nello sport, e non può esser soggetto a sbalzi di umore o disturbi di pancia. Se non si possono certo nascondere le ottime operazioni di mercato fatte da Zamparini, con plusvalenze pazzesche ottenute dalle cessioni di giocatori come Pastore, Sirigu, Cavani e prima ancora Amaurì, anche grazie a collaboratori del calibro di Foschi prima, e Sabatini poi, per quanto riguarda la gestione tecnica bisogna stendere un velo pietoso. Basti pensare che il risultato più importante ottenuto dai rosanero targati Zamparini, è stato il secondo posto in coppa Italia dello scorso anno, con Delio Rossi. A costui, dopo il  secondo ritorno stagionale sulla panchina palermitana, intervallato dalla parentesi  Cosmi, non è bastato perdere solo in finale contro l’Inter la coppa per ottenere la riconferma, che la piazza acclamava. Al suo posto il presidente scelse Pioli, che fece in tempo ad esser eliminato dai preliminari di Europa League per esser congedato dalla Sicilia. Non avendo tempo per trovare un altro “tecnico kamikaze” che accettasse l sua offerta, affidò la prima squadra al giovane allenatore della Primavera Mangia. Ruolino netto in casa, ma zero punti in trasferta, e a soli 3 punti dalla zona Europa League ecco raggiunto il capolinea, a una partita per assaporare il tanto agognato panettone. Si sa che Zamparini non è uomo da farsi intimidire dal periodo natalizio, dove tutti si è più buoni. Così, fuori un atro e avanti il prossimo. Sperando che questo almeno la colomba pasquale possa gustarla. Scommettiamo?

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