20 agosto 2018

Un altro mattone di storia musicale

Roger Waters

La vita di Pink non è una passeggiata di salute già quando ha un anno di vita, poiché perde il padre nella seconda guerra mondiale durante lo sbarco di Anzio degli alleati del 1944. La madre cerca di compensare l’assenza dell’affetto paterno con le sue soffocanti coccole e attenzioni, provocandogli ulteriori complessi. Dopo per lui comincia la scuola, ma il maestro non fa altro che denigrare pubblicamente la sua vena poetica durante le lezioni. Da adulto diventa una star del rock’n roll, ma il troppo successo e la popolarità servono solo a isolarlo ulteriormente e ad aumentare la sua incomunicabilità verso il mondo esterno. E come se non bastasse sua moglie, che cerca di risolvere i suoi problemi semplicemente tra le lenzuola, lo tradisce con un altro.La misura è colma, i suoi mattoni esistenziali (le sue esperienze negative di vita) erigono un muro per lui ormai invalicabile, e dopo aver devastato il suo appartamento, frutto del suo successo planetario, e tutte le suppellettili ivi contenute, si chiude dentro se stesso in maniera irreversibile, fino all’auto-analisi interiore che lo porterà a una vera e propria catarsi spirituale accompagnata da una fragorosa esplosione del muro stesso. Questa la trama di The wall, uno dei più grandi capolavori musicali dei Pink Floyd scritto sotto dittatura artistica da Roger Waters, leader creativo del gruppo, che riversa una parte della propria biografia sulla trama di questo disco che diventerà successivamente un film, mirabilmente diretto da Alan Parker, e una tourneè musicale che dopo aver girato ogni angolo del mondo Domenica scorsa 28 Luglio ha fatto tappa a Roma, allo stadio Olimpico.


Anzio, nel cui cimitero militare il padre di Waters realmente caduto in guerra durante lo sbarco di Anzio è sepolto, è solo a due passi da qui, e la musica di The Wall oggi va oltre una semplice trama autobiografica. E’ un messaggio contro tutte le ingiustizie politiche, è un appello a favore di tutte le famiglie che chiedono giustizia contro i crimini di Stato, come quella di Jean Charles de Menezes, nel 2005 ucciso dalla polizia inglese perché scambiato per un terrorista, a cui Waters dedica il concerto. La curva sud, storico presidio dei tifosi della Roma calcistica, è totalmente obnubilata dal palco sul quale un muro di cartapesta lungo 150 metri fa da schermo riflettente di foto di personaggi storici che hanno dato la propria vita per le libertà individuali, e di immagini scenografiche che lasciano col fiato sospeso. Si comincia con fuochi d’artificio e un aereo di cartone che si schianta a lato del palco con una fiammata. Poi il coro di bambini canta Another brick in the wall, un cinghiale di plastica pieno di elio viene lasciato sospeso per aria, l’urlo di Bring the boys back home  chiede ai signori della guerra di far tornare a casa tutti i bambini che nel mondo sono impegnati a combattere, didascalie varie e colorate inneggianti alla pace vengono proiettate e si succedono tra loro sul muro eretto sul palco, Waters recita in un perfetto italiano parole piene di denuncia sociale, affinché si possano demolire tutti i muri e i ghetti del mondo che offuscano i diritti umani. Lui, che non ha mai fatto mistero di sostenere la causa palestinese contro l’atteggiamento sionistico di Israele, conclude il discorso dedicato a tutti gli oppressi del mondo con un “non vi dimenticheremo mai”. The wall non è stato solo un concerto rock, ma un’opera teatrale intrisa di pacifismo e supportata da un progresso tecnologico che ha permesso di realizzare uno show che nel 1980, anno di uscita dell’album, non si poteva neanche immaginare. Per Roger Waters, 70 anni portati alla grande, molto probabilmente questa sarà l’ultima tourneè mondiale della sua carriera, per sua stessa ammissione. Molti sperano in un suo ripensamento, tipico di ogni artista. In ogni caso thank you Roger for giving us another brick of  the music of the world.

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