21 aprile 2019

Violentare un mondo meraviglioso: Alison Mosshart e Louis Armstrong

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L’archivio di brani ed esecuzioni di grandissimi artisti riproposti da più o meno noti ammiratori nelle vesti di coverizzatori è infinito, la gigantesca sfilza di titoli dell’elenco si arricchisce oggi di un’ennesima prova ma soprattutto di un’ennesima sfida. Alison Mosshart, cantante del duo The Kills e del super-gruppo indie The Dead Weather insieme a Jack White (White Stripes), Jack Lawrence (The Raconteurs) e Dean Fertita (Queens of the Stone Age), si è presa la libertà di misurare il suo talento una delle figure più importanti della musica del secolo scorso, attraverso la riproposizione del suo brano più famoso, la cantante statunitense, ha voluto rendere omaggio a mister Louis Armstrong e l’ultima “What a wonderful world” non è altro che l’ennesima riproposizione del rimaneggiamento stilistico del brano, già affrontato da gente come Joey Ramone (che ne registrò una versione che finì sull’album pubblicato postumo Don’t worry about me, nel 2002), Celine Dion o il chitarrista Paolo Nutini.

Nelle intenzioni, le migliori, ne siamo convinti, si percepisce la voglia della cantante di incastrare un tassello di maggior prestigio a quella che è una carriera personale piuttosto “sporca” e che la vuole immischiata in una sorta di battaglia perenne contro i critici musicali. Dagli esordi di Keep on your mean side, fino all’ultimo Blood Pressure (2011), passando attraverso il fortunatissimo No Wow e il meno apprezzato Midnight Boom la storia musicale dei The Kills è una lotta tra ottime produzioni e brani piuttosto ispirati, tra i quali si possono citare i vari: Cat Claw” e “Wait” dal primo album della band o la più recente “Love is a deserter” dal secondo lavoro del gruppo, il duo americano si è sempre trovato ad essere sminuito o ridimensionato per via di un deficit stilistico che li vuole poco efficienti nelle prove on stage, dove molto spesso ci si trova a dover affrontare più di qualche difficoltà tecnica dovuta alla mancanza di una band “vera”, un supporto indispensabile sul fronte del palco che, molto spesso, cambia di netto quelle che sono le premesse della registrazione in studio. Tenendo conto di queste premesse provate a figurarvi nella mente, e nelle orecchie, i toni del riarrangiamento eseguito dalla Mosshart, potreste arrivare alla conclusione che molto spesso non sta bene scomodare i fantasmi di mostri sacri come Armstrong, specialmente se lo si fa per i propri interessi personali.

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