CAGLIARI. Dopo dieci giornate la scorsa stagione il Cagliari aveva 18 punti. Adesso ne ha messi insieme 12. Ma non erano tempi di Covid. La pandemia non ha risparmiato i rossoblù costretti a fare a meno di diversi giocatori, positivi al virus. Il paragone, quindi, non regge, perchè il contesto era completamente diverso.

Squadra. La trasferta di Verona ha esaltato le qualità del gruppo e della rosa, cancellando i dubbi sollevati nella prima parte del campionato. Al “Bentegodi” i Quattro Mori avevano sette assenti, ma in campo nessuno se ne è accorto. «Questa è una squadra vera – ha detto Di Francesco – che sa soffrire ed esaltarsi. È stato un piacere vederli giocare con la testa libera, divertendosi». L’unità nello spogliatoio spesso fa la differenza e mai come in questa occasione la capacità di sapersi aiutare a vicenda, lo spirito di sacrificio, ha esaltato le qualità di una formazione che ha molte frecce nel suo arco.

Presente e futuro. Carboni e Walukiewicz rappresentano il Cagliari del domani. Due giovanotti, 19 anni il primo, 20 il secondo, che nella gara con l’Hellas hanno tenuto il campo come se avessero alle spalle una quantità industriale di esperienza. Carboni calca solo da qualche mese il palcoscenico della Serie A, ha saputo aspettare il proprio momento e ha mandato i giusti segnali all’allenatore. «Andrea farà una bella carriera – ha sottolineato Di Francesco -, deve continuare così, lavorando tanto con umiltà». Il polacco è ormai una certezza, non a caso il club lo ha blindato allungandogli il contratto fino al 2024. Un attestato di fiducia per un giocatore che sta facendo passi da gigante.

Nuove armi. L’allenatore del Cagliari si frega le mani. Marin si è messo sulla strada giusta e il gol segnato domenica gli farà acquistare autostima. Pavoletti è sempre più vicina al top della forma e se l’attaccante sta bene, i rossoblù hanno un’opzione importante. Leonardo è abile nel gioco aereo ma sa anche difendere palla per far salire la squadra. Quando tornerà Simeone la possibilità di vedere giocare i due insieme, con Joao Pedro alle loro spalle, non è poi così remota. Soprattutto perchè sia “Pavo” che l’argentino lavorano molto anche nella fase di non possesso. Un’idea che al mister sta frullando nella testa. (r.m.)

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