francesca prestia

La cantastorie Francesca Prestia ha solidarizzato – partecipando ai sit-in dei dipendenti – con il “Sant’Anna hospital”: la struttura sanitaria d’eccellenza (9oo interventi di cardiochirurgia all’anno e per 3 anni al primo posto della classifica delle cardiochirurgie stilata da Agenas) incredibilmente messa a rischio sopravvivenza.

“La ballata del Sant’Anna” è stata scritta (Giancarlo Pitaro) e musicata (Francesca Prestia) con l’intento d’accompagnare le iniziative di resistenza degli oltre 300 dipendenti, volte ad impedire “la chiusura delle porte” – comunicata “in piena pandemia con una bugia” la notte di Natale – di una realtà sanitaria “nota in tutt’Italia – dice Francesca Prestia – per l’elevata qualità delle prestazioni sanitarie erogate e il grande esempio di umanità e professionalità dei suoi operatori”.

Tra parole di verità: “Stringimi nel cuore caro padre/pioveva tanto l’auto andava forte/al Sant’Anna gli han chiuso le porte/ e l’ambulanza non sa più dove andar”; “Non parlano di noi in Parlamento, siamo colonia neanche un lamento che gli frega del licenziamento e della gente che muoia a cuore spento”. E sprazzi di acre ironia: “O bel moretto portami nel cuore /che sto dolore no non se ne va. Su prepara il caffè anche per me che sto cuore più non durerà/ buone feste medico infermiere che il Sant’Anna a Natale chiuderà”,  la ballata, tra il serio e il faceto, racconta la vicissitudine del Sant’Anna e denuncia la storica disattenzione delle Istituzioni  verso i bisogni reali dei calabresi: “…  che vi serve la cardiochirurgia quando in Calabria c’è il mare e l’allegria”.

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