medici (foto Regione Molise)

Non è la prima volta che accade. Sono diverse le segnalazioni di utenti che, costretti a rivolgersi alla guardia medica per problemi di salute sorti improvvisamente, e spesso derivanti da patologie che loro già conoscono, si sono visti rifiutare la visita medica.

La giustificazione è sempre la stessa: a causa del covid-19 non si può visitare. Aspetto quest’ultimo che fra l’altro non sarebbe contemplato in alcuna normativa.

L’ultimo caso risale a qualche sera fa. Un cittadino di Campobasso lamenta dolori di natura cervicale per un problema tra l’altro a lui è già conosciuto. L’infiammazione si acuisce al punto tale da provocargli capogiri e nausea. Accade di notte e non avendo a disposizione alcun antidolorifico decide di rivolgersi alla guardia medica. Corre in via Marche, temperature sotto lo zero, costretto ad un triage telefonico dalla porta della sede di via Marche, si ritrova davanti un professionista che piuttosto che intervenire continua a porre domande e a valutare eventuali sintomi compatibili con il covid. Inutile che l’utente specifichi che è soggetto ad attacchi acuti di “cervicale”, il medico di turno rispetto ad alcuni sintomi paventa la possibilità che sia contagiato dal coronavirus.

Chiede un antidolorifico per superare la notte perché capisce che è vano il tentativo di far comprendere che la sua è una cervicale cronica e che ha soltanto bisogno di essere eventualmente visitato e quindi di un antidolorifico, magari iniettato sul posto. Il medico prescrive un farmaco che gli calmi il dolore. Il professionista si decide ad aprire la porta ma soltanto per lanciare rapidamente la prescrizione, di modo che il paziente possa correre in farmacia a prendere il farmaco più adatto.

Condotta che ha lasciato l’amaro in bocca e, rispetto alla quale, l’utente in questione ha scritto finanche all’Asrem nella sezione reclami del sito web dedicato.

Ma non è l’unico episodio. Qualche giorno fa anche un’altra signora di Campobasso, colpita improvvisamente da dolori lancinanti dovuti all’infiammazione del nervo sciatico durante la notte, è corsa alla guardia medica per chiedere un intervento che la calmasse il dolore.

Utenti consapevoli della difficile condizione difficile che vive l’ospedale Cardarelli, responsabili al punto da non chiamare neanche il 118 per non oberare ulteriormente di lavoro il personale già insufficiente a far fronte a tutte le esigenze (spesso causate proprio dal covid), ma che chiedendo aiuto restano a bocca asciutta, senza alcuna valutazione medica, “trattati come fossero appestati” dicono.

La signora, come il cittadino prima, si è vista quindi – dopo lo stesso triage telefonico nel quale rassicurava di avere soltanto dolori alla schiena e alla gamba – lanciare la prescrizione di un antidolorifico dalla porta, subito chiusa per paura di chissà quale presunto contagio.

Episodi che non alimentano speranze né fiducia rispetto ad una categoria – quella dei medici e del personale sanitario – sostenuta continuamente dalla popolazione che è consapevole del duro lavoro che stanno svolgendo.

Ma “mi chiedo: se avessi avuto un infarto?” oppure “se fossi stato colpito da un malessere che poteva mettere a repentaglio la mia vita al di là del covid, sarei morto?”, raccontano. “Questo non è tollerabile”. “I medici – racconta il cittadino firmatario dell’esposto – devono poter lavorare in sicurezza, nessuno lo mette in dubbio, ma noi utenti dobbiamo avere ugualmente la sicurezza di poter essere aiutati e soccorsi, altrimenti oltre alle difficoltà oggettive della sanità pubblica in un momento così delicato rischiano di innescarsi altri meccanismi anche di tipo legale che non renderebbero merito al lavoro di tanti bravi professionisti costretti a stare in corsia h24”.

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