consorzio bonifica

Con la Legge Regionale n.1/2017 è stato costituito il Consorzio di Bonifica della Basilicata e, contestualmente, si è stabilita la liquidazione dei 3 consorzi di Bonifica precedentemente operanti sul territorio della Regione Basilicata fino a qual momento gestiti in regime commissariale, affidato sin dall’anno 2014 a Giuseppe Musacchio.

L’Amministrazione del Consorzio unico della Basilicata, com’è noto, è stata affidata, anch’essa, a Giuseppe Musacchio in qualità di Commissario che, contestualmente, è diventato commissario liquidatore dei 3 consorzi precedenti.

Con legge n.39/2017 – art.15 – la Regione Basilicata dispone lo svolgimento delle elezioni degli organi di amministrazione ordinaria del Consorzio della Basilicata, stabilendo che con l’insediamento dell’organo amministrativo ordinario, sarebbero cessate le funzioni del Commissario straordinario.

Nella primavera dell’anno 2018, il Consorzio di Bonifica avvia l’iter per lo svolgimento delle elezioni che si sono tenute in data 15 luglio 2018.

La composizione del Consiglio di Amministrazione del Consorzio è così prevista: 1 componente di nomina regionale che vale il 32% dei voti; 4 componenti eletti nella conferenza dei sindaci dei Comuni ricadenti nel comprensorio consortile che esprimono voti pari al 2% ciascuno (per un totale dell’8%); 30 componenti eletti in rappresentanza del mondo agricolo che esprimono voti pari al 2% ciascuno (per il 60% del totale). Dunque la maggioranza dei voti, come è logico che sia, è  degli agricoltori.

Elezioni contestate

La scelta del Componente di nomina regionale ricade sulla persona di Giuseppe Musacchio sancita con decreto del presidente della Giunta regionale, Marcello Pittella, in data 3 luglio 2018.

Tuttavia, le elezioni si sono svolte, seppure in un clima di grande contestazione da parte di alcune associazioni di agricoltori che per vari motivi non sono state ammesse alla presentazione delle liste oppure se le sono viste cancellate per riscontrate irregolarità.

A tal proposito l’associazione AltrAgricoltura, per mano del suo coordinatore, Gianni Fabbris, il 28 giugno 2018 presenta un esposto querela alla Procura della Repubblica del Tribunale di Matera del quale viene informato il presidente Marcello Pittella.

I querelanti, in quell’esposto, segnalano, tra le altre anomalie, “che da una semplice lettura dell’elenco degli aventi diritto al voto, è palese che circa un migliaio (1.040 su circa 25.000 in elenco) dei nominativi ivi contenuti sono riferiti a persone nate nell’ottocento, che al momento delle votazioni avrebbero avuto oltre cento anni e fino a 160 anni… La mancanza di un elenco dei contribuenti veritiero, indubitabilmente, si riflette anche sulla gestione ordinaria del Consorzio poiché lo stesso è alla base di ogni provvedimento di bilancio ( art. 24, comma 7), poiché piano di riparto dei Contributi Consortili è allegato necessario al Bilancio di previsione. Ad oggi, di quella denuncia, nulla si sa.

Alla querela sarebbero stati allegati atti che documenterebbero le illegalità e irregolarità per il modo con cui sono state gestite le elezioni: nessuna garanzia nelle procedure elettorali sull’imparzialità del voto. Giorni dopo, Nicola Manfredelli, dell’Unione Coltivatori Italiani, in una pubblica nota chiederà: chi può garantire chi ha votato e come? Chi garantisce che le schede presenti nelle urne siano effettivamente quelle dichiarate? Dove sono i verbali e le firme? Sembra che nessuno abbia risposto a quelle domande.

Le criticità invisibili alle istituzioni

In occasione, dunque della prima convocazione dell’Assemblea degli eletti (agosto 2018) Giuseppe Musacchio viene nominato amministratore unico del Consorzio di bonifica della Basilicata.

A questo punto è necessari fare un passo indietro.

Una delle condizioni necessarie affinché si possa essere eletti a componenti dell’Assemblea consortile (rappresentati del mondo agricolo) è quella di non avere debiti liquidi ed esigibili nei confronti del Consorzio e di essere in regola con il pagamento dei contributi consortili.

La legge Regionale 1/2017 e lo Statuto Consortile pare stabiliscano la immediata decadenza dell’incarico di componente dell’Assemblea qualora tali condizioni si verifichino in corso di mandato, obbligando il presidente delle Giunta Regionale ad intervenire in caso di inerzia da parte del Consorzio nel prendere atto dell’avvenuta decadenza dalla carica.

L’Amministratore del Consorzio, riscontrando a una richiesta della Procura comunica l’elenco dei consiglieri non regolari, parrebbe, secondo fonti accreditate, in numero inferiore al totale degli irregolari. Nonostante tale esito, i consiglieri “illegali” continuerebbero a far parte dell’Assemblea consortile.

La situazione di irregolarità dell’assemblea sarebbe risultata già grave dopo solo 6 mesi di amministrazione ordinaria. Pare che siano almeno il 40% i voti ancora espressi da soggetti che non dovrebbero più sedere nell’assemblea. La situazione dell’Assemblea non sarebbe sanabile poiché non ci sarebbero persone che possano sostituire i decaduti (e neppure i deceduti) o quelle che hanno rassegnato le dimissioni. Altro motivo di decadenza dall’incarico è stabilito dalla circostanza delle tre assenze continuative non giustificate.

Ricorrendo spesso tale situazione, si ometterebbe di redigere verbale riportante la registrazione delle giustifiche e pertanto alcuni consiglieri (taluni mai stati presenti e sempre ingiustificati) continuano ad essere convocati e alcuni degli “irregolari” a partecipare alle sedute. Insomma, le fonti interne all’assemblea consortile non hanno dubbi: “la situazione è illegale ormai da tempo.”

Infatti, l’Assemblea è convocata solo per l’approvazione del Bilancio, atto al quale l’amministratore unico non può sottrarsi.

“Qualora fosse dichiarata la decadenza degli irregolari – spiegano le fonti interne –  la rappresentanza del mondo agricolo vedrebbe sottrarsi circa il 38% dei voti (su 60%) con un peso del 22%, contro il 32% dell’Amministratore Unico e il 6% dei sindaci. Praticamente l’amministrazione democratica (degli agricoltori) si trasformerebbe in amministrazione del solo amministratore Unico (32% contro 28%).”

Dunque, ad oggi pare che la composizione dell’assemblea non rispetti le prescrizioni di legge. L’assessore all’Agricoltura e il presidente della Regione conoscono la situazione. Tuttavia, nonostante la legge1/2017 obblighi il presidente della Regione ad intervenire per revocare il mandato ai soggetti decaduti, Bardi non ha mosso ancora un dito. Ci chiediamo, a questo punto, se tutti gli atti approvati in un’assemblea sostanzialmente “illegale” siano legittimi.

Un Consorzio che non brillerebbe per efficienza

 In realtà, gli auspici della legge regionale n.1/2017 non troverebbero ad oggi concreto riscontro poiché si registrerebbero evidenti scompensi in termini di costi/ricavi. Il nuovo consorzio di Bonifica della Basilicata è incaricato della gestione di impianti di irrigazione che interessano un comprensorio irriguo di circa 80mila ettari, di cui 60mila ricadenti in provincia di Matera, e una rete di canali di scolo di oltre 1,6mila km di cui circa 1,2mila in provincia di Matera.

Alla gestione delle attività consortili concorrono oggi circa 300 dipendenti (tra impiegati e operai) che determinano un costo del personale di circa 14milioni di euro quasi equamente divisi tra i dipendenti che operano nella provincia di Matera e quelli che operano nella provincia di Potenza.

Nei periodi appena successivi alla costituzione del Consorzio della Basilicata l’allora Commissario, oggi amministratore unico, pare abbia ritenuto di implementare sensibilmente il numero degli impiegati, provvedendo ad assumere ex dipendenti di Acqua spa o alla stabilizzazione del personale stagionale, e altre assunzioni. Il personale sarebbe stato collocato in misura maggiore nell’area della provincia di Potenza.

Chissà se si sia trattato di decisioni corrette. “Il dubbio nasce dal fatto che esistono differenze in termini di competenze dovute alla quantità di opere e territori in gestione alle diverse aree. Basti pensare che in provincia di Matera ogni anno sono circa 28mila ettari irrigati mentre nella provincia di Potenza si contano complessivamente 3mila ettari.”

Le poste di bilancio riferite ai contributi consortili che costituiscono parte di fondamentale sostegno all’attività del consorzio, sono convenientemente iscritte per circa 14 milioni, per bilanciare il costo degli stipendi, di cui circa 11milioni  per la provincia di Matera e circa 3 milioni per la provincia di Potenza.

In realtà la contribuzione consortile sembra un formalità contabile ma, di fatto, non consentirebbe di garantire il pagamento delle retribuzioni poiché la parte effettivamente versata dagli agricoltori è annualmente di circa 8 milioni. Le restanti somme sarebbero spesso attinte da altri capitoli di bilancio tipo la forestazione.

Tale situazione sarebbe causata da un’errata valutazione in merito alla sostenibilità della gestione consortile nelle aree della provincia di Potenza. Infatti, in quest’area, sembra che il costo del personale ammonti a circa 6 milioni di euro, mentre l’importo della contribuzione sarebbe pari a 3 milioni, ma la somma effettivamente incassate sarebbe di 800mila euro.

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