Genova. No a nuove restrizioni su scala nazionale per contenere le varianti del coronavirus, ma semmai chiusure localizzate dove aumentano i contagi, come il Ponente ligure che rischia di subire i riflessi di una situazione definita “drammatica” in Costa Azzurra. E anzi, prepararsi a un graduale ritorno alla normalità, che potrà avvenire quando le fasce più fragili della popolazione saranno vaccinate. Sono le indicazioni che arrivano dall’epidemiologo Giancarlo Icardi, direttore di igiene dell’ospedale San Martino di Genova. Il suo laboratorio continua a essere un punto d’osservazione privilegiato sull’andamento del Covid-19 in Liguria.

Professor Icardi, secondo lei sarebbe utile una serie di misure restrittive su scala nazionale? Molti hanno proposto addirittura un lockdown…

Non mi pare che ci sia una situazione tale, come numeri e come gravità, che richieda un nuovo lockdown come quello molto stretto che abbiamo vissuto l’anno scorso in primavera, quando avevamo meno conoscenze. Anche il dato delle varianti, a parte situazioni al momento limitate, non sembra impattare sulle ospedalizzazioni, e fortunatamente neanche sulla gravità del quadro clinico. La sorveglianza epidemiologica che stiamo facendo, sia continuando ad analizzare tamponi molecolari sia facendo studi ad hoc sulle varianti, serve proprio a identificare quelle zone e quei cluster dove si può intervenire. Allora può avere un significato in situazioni particolari pensare a interventi aggiuntivi, che possono essere il lockdown da zona rossa limitato a quelle zone o interventi preventivi, come la vaccinazione che abbiamo proposto ai frontalieri. Il lockdown generalizzato oggi avrebbe un notevole impatto economico.

Nell’estremo Ponente ligure è necessario istituire una zona rossa?

In quella zona, dei nuovi casi uno su due è la variante inglese. Come ben sappiamo il virus non conosce i confini messi dall’uomo. Vaccinare chi ha contatti con la parte francese limita la probabilità che queste persone si ammalino e possano contagiare altri. Certo è che se i dati continuano a crescere, se non in modo esponenziale comunque in modo deciso, può avere senso che il policy maker possa prendere in considerazione misure più ristrette che non devono essere punitive ma preventive.

Qual è oggi la diffusione delle varianti a Genova?

L’ultima fotografia fatta parlava di un 30% di variante inglese, significa che un paziente su tre l’ha contratta. Proprio per la facilità di trasmissione rispetto al virus tradizionale è evidente che abbia dei vantaggi, pur non essendo più “cattiva”. Pensiamo che possa arrivare quasi a sostituire il ceppo in circolazione, anche se non così rapidamente.

Nell’ultimo monitoraggio la Liguria aveva un Rt più elevato ma una minore pressione ospedaliera: è imputabile alla variante inglese?

L’indice Rt è un indicatore, ma gli indicatori non vanno visti da soli. I dati epidemiologici vanno considerati tutti insieme. È vero che il dato è lievemente salito, ma bisogna tenere conto dell’intervallo di confidenza: se la settimana prima il range è 0,8-1,2 e la settimana dopo si arriva a 1,1 siamo sempre nei livelli epidemiologici attesi. Oggi sono tutti epidemiologi, tutti virologi, tutti vaccinologi: forse il lockdown dovremmo farlo noi…

E la variante sudafricana?

L’isolamento della variante sudafricana, invece, non ha avuto conseguenze perché le persone che avevano fatto viaggi in Africa si sono auto-isolate appena sono state male: è la dimostrazione che se si adottano il buonsenso e le regole che vengono ripetute ormai da mesi la catena si interrompe.

Scuola e ristoranti sono luoghi di contagio? Giusto aprirli o chiuderli?

Arrivati a questo punto, mentre stiamo vaccinando le persone più fragili che sono gli over 80 e a breve si inizierà a vaccinare i soggetti estremamente vulnerabili, come dicevo che un lockdown generalizzato non porterebbe al risultato di eliminare il virus, direi anche che continuando ad adottare precauzioni il mondo deve andare avanti. Il mondo della scuola in un senso, e il mondo della ristorazione e dei bar e locali pubblici altrettanto. All’inizio erano più i poco responsabili che i responsabili, oggi è difficile vedere persone che non rispettano le regole. Penso che, tutto sommato, sia giusto tornare per quanto possibile a una vita pseudo-normale. Più scudo facciamo coi vaccini e più saremo tranquilli. Quando arriveremo al 70-80% di copertura non sarà un liberi tutti, ma avremo molte garanzie in più.

In ogni caso per allentare le maglie dovremo aspettare i vaccini…

Certo. Ma aprire i ristoranti non vuol dire allentare le maglie. Allentare le maglie sarà quando i ristoratori potranno tornare a mettere una persona sopra l’altra, come succedeva a volte prima della pandemia.

E l’influenza? È vero che quest’anno non si è vista?

Considerando l’aumento delle coperture vaccinali, le misure di distanziamento, le mascherine e l’igiene delle mani, il virus ha circolato in maniera sporadica. Possiamo dire che quest’anno non c’è stata. Il virus del Covid-19 può contagiare novanta persone, quello dell’influenza dieci. Di fatto è stata spiazzata.

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