Camogli. Il crollo del cimitero di Camogli è “l’esatta fotografia di quanto avviene quando l’incuria del territorio diventa regola e la cura una superficiale routine, come denunciamo da anni come Rifondazione Comunista”. Lo scrivono in un comunicato Elena Mazzoni, responsabile nazionale ambiente, e Mario Pistillo, segretario della federazione del Tigullio-Golfo Paradiso del partito

“La Liguria è un territorio estremamente fragile che necessita di interventi straordinari finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente e dei suoi parchi naturali e di ragionare su lungo termine e non per singole emergenze – attacca Rifondazione Comunista – La giunta regionale ligure si muove in tutt’altra direzione”.

“Ricordiamo che sotto la legislatura del presidente Giovanni Toti é stata promulgata la legge di riordino delle aree protette, che ha tolto ettari ai parchi naturali e ha in buona parte eliminato le aree cuscinetto, al punto che è dovuto intervenire il ministero dell’ambiente per bloccare tale scempio”, continuano.

“Così come il tentativo dello smantellamento del Parco naturale Monte Marcello-Magra-Vara, un territorio molto delicato sia dal punto di vista ambientale che faunistico. Infine, in spregio alle più elementari norme di tutela e di sicurezza del territorio, alla fine di dicembre 2020 un nuovo tentativo, attraverso la legge di bilancio ligure, di modifica dei confini delle aree protette”, proseguono gli esponenti di Rifondazione Comunista.

“Per evitare quanto successo a Camogli e nelle altre località liguri che giornalmente sono soggette a frane e smottamenti con il conseguente disagio per gli abitanti di quelle zone e di quelle limitrofe, pensiamo sia estremamente urgente intervenire massicciamente ad una completa messa in sicurezza del territorio e non più dei semplici ritocchi di facciata”.

Negli ultimi 70 anni in Italia, secondo dati riportati dal partito, si sono registrate oltre 10.000 vittime per fenomeni idrogeologici e sismici, con danni economici per circa 290 miliardi di euro. Il Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela della risorsa ambientale, che è del 2019, prevede risorse per soli 315 milioni di euro destinati a 263 progetti esecutivi “tutti caratterizzati da urgenza e indifferibilità, mentre vanno finanziati progetti integrati di riduzione del rischio idrogeologico e volti alla rinaturalizzazione e al ripristino degli ecosistemi per favorire l’adattamento ai cambiamenti climatici, smettendo di sprecare soldi pubblici.

“Negli ultimi decenni il dissesto ci è costato l’equivalente di oltre 50 miliardi e l’Italia è meno sicura di prima – concludono Mazzoni e Pistillo -. Servono politiche di ampio raggio, che intervengano su tutto il ciclo del rischio, rilanciando la pianificazione di bacino per contrastare il rischio idrogeologico e in particolare le alluvioni, come previsto dalla Direttiva 2007/60/CE, uscendo dalla logica emergenziale che caratterizza ancora le politiche in questo campo”.

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