Genova. Il Consiglio regionale della Liguria ha approvato con i 17 voti favorevoli della maggioranza di centrodestra un ordine del giorno che impegna il presidente Toti e la giunta a “farsi interprete della richiesta del Consiglio regionale affinché il senatore Nicola Morra rassegni le proprie dimissioni da presidente della commissione Antimafia”.

Morra, dopo la morte della presidente della Calabria Jole Santelli, aveva dichiarato: “Era noto a tutti che la fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Santelli, politicamente c’era un abisso. Se però ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno deve essere responsabile delle proprie scelte: hai sbagliato, nessuno ti deve aiutare, perché sei grande”. Ora rischia l’espulsione dal Movimento 5 Stelle per aver votato contro la fiducia al governo Draghi, ma non sembra intenzionato a lasciare la presidenza della commissione Antimafia.

Per Angelo Vaccarezza, capogruppo di Cambiamo con Toti e primo firmatario dell’ordine del giorno, “la frase del senatore Morra disonora le istituzioni, infanga la memoria di Jole Santelli discriminata per la sua malattia, delegittima la libera scelta degli elettori, offendendo la Calabria e i suoi cittadini. È vergognoso che un senatore abbia espresso parole di quel genere”. Per Stefano Mai, capogruppo della Lega, “Morra ha dato uno spettacolo indecente. Ha dato prova di essere una persona senza umanità e ha offeso i malati oncologici di tutta Italia”.

Contraria l’opposizione. “È stata una frase fuori luogo, ma vorrei vedere la stessa coerenza verso chi in questa regione offende quotidianamente le persone”, ha detto il capogruppo M5s ricordando alcune frasi scritte sui social dal presidente della giunta Giovanni Toti. “Nicola Morra è un ottimo presidente della commissione antimafia, leggendo i nomi di chi ha auspicato le dimissioni credo che qualcuno l’abbia fatto in modo strumentale perché dava fastidio”, ha detto Ferruccio Sansa dell’omonima lista. “È un ordine del giorno inutile, soprattutto con l’evoluzione politica che c’è stata”, ha osservato il consigliere Gianni Pastorino di Linea Condiviso. “Una censura del linguaggio politico violento sarebbe stata votata all’unanimità, invece il tema delle dimissioni entra in una dimensione politica”, ha aggiunto il capogruppo del Pd Luca Garibaldi.

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