Generico febbraio 2021

di GIBO TAVERNITI

Nulla di nuovo sotto questo cielo.

Ciò che un’informazione incompleta e fuorviante vorrebbe far passare quale minacciosa e inaspettata comparsa di un fenomeno patologico altro non è se non il naturale concretizzarsi di un processo fisiologico conosciuto da secoli.

Nella sua variegata e complessa struttura concettuale, che abbraccia i molteplici campi del sapere, da quello scientifico a quello umanistico, tale processo definito “Simbiosi” (derivante dall’unione di due parole greche, σύν “insieme” e βίωσις “vivere”) descrive in “ambito biologico” quel processo d’interazione che s’innesca tra due differenti organismi viventi, pur nelle possibili differenti finalità raggiungibili, che possono essere di carattere mutualistico, commensalistico o parassitario.

Gli organismi in gioco, definiti “Simbionti”possono essere della stessa specie o di specie differenti, ed hanno un obiettivo comune che è fondamentalmente quello, una volta entrati in contatto fra loro, di stabilire una “convivenza” quanto più pacifica e proficua possibile per entrambi.

Tale convivenza a volte diventa una necessità, come nel caso della “Simbiosi obbligatoria”, nella quale uno o entrambi gli organismi dipendono interamente l’uno dall’altro per la loro sopravvivenza; altre invece un’opzione, come avviene nella “Simbiosi facoltativa”, quando invece gli organismi in gioco possono generalmente sopravvivere in modo indipendente.

E’ molto importante sottolineare che le caratteristiche di un’interazione simbiotica possono mutare durante il corso della vita di uno o entrambi i simbionti, o per variazioni nello sviluppo delle caratteristiche costitutive di uno dei due organismi, o in relazione a cambiamenti dell’ambiente nel quale avviene l’interazione.

Tali interazioni possono ovviamente determinare, direttamente o indirettamente, un’influenza positiva o negativa sulla qualità e quantità della vita degli organismi in gioco, generalmente collegate a mutazioni/variazioni delle caratteristiche precipue dei medesimi.

Nella fattispecie dell’attuale evoluzione del fenomeno emergenziale pandemico, la comparsa delle “varianti” attualmente circolanti ed evenziate non rappresenta dunque una novità imprevista o imprevedibile.

I virus, e in particolare quelli a Rna come i “Coronavirus”, evolvono costantemente attraverso continue “mutazioni del loro genoma”.

Lo fanno per molteplici cause e obiettivi, molte delle quali sono comunque determinate e finalizzate a ristabilire nuovi “equilibri simbiotici”, messi in discussione da alterazioni interattive tra gli organismi.

Dunque il vero problema non è certamente costituito dalla presenza di tali varianti, quanto dalla valutazione analitica e interpretativa di quale ruolo possano giocare in questo delicato processo di convivenza.

Mutazioni/variazioni del Sars-CoV2 sono state in realtà osservate in tutto il mondo fin dall’inizio della pandemia, ma non hanno sinora rappresentato un ruolo concreto nel determinismo evolutivo del fenomeno epidemico.

Questo perché la maggior parte di esse non ha avuto sinora un impatto significativo sui meccanismi interattivi.

Qualcuna di esse però, come ad es. le attuali “varianti brasiliana, inglese e sudafricana”, sebbene con caratteristiche e meccanismi completamente differenti l’una dall’altra, possono conferire al virus in circolazione un “vantaggio selettivo” rispetto alle altre attraverso ad es. una maggiore trasmissibilità tra specie, o una maggiore patogenicità per mezzo di forme più severe di malattia o di un incremento della capacità di aggirare l’immunità precedentemente acquisita dall’individuo o grazie ala superata infezione naturale o tramite la vaccinazione.

Queste sono le sole informazioni che occorre recepire monitorizzando costantemente con estrema attenzione andamento clinico-epidemiologico del processo infettivo.

Abbiamo compreso tutti, o almeno ciò è quanto si spera, che la prevenzione giochi un ruolo fondamentale nel contrasto e contenimento dell’infezione virale.

Ora a parte il peso decisivo, insostituibile e determinante svolto dalle misure rappresentate dal distanziamento sociale e dall’uso dei D.P.I., è innegabile l’importanza strategica di altre misure preventive.

Tra queste l’identificazione dei casi positivi e il tracciamento/isolamento dei contagi, le ormai famose attività di “screening” e quella associata di “contact- tracing”.

Queste procedure preventive di accertamento diagnostico, necessitano per il loro corretto e adeguato funzionamento di tutta una serie di capacità e strumenti operativi, che riguardano mezzi, risorse e personale.

E’ intuitivo comprendere che esistono dei limiti di efficacia/efficienza che sono inficiati nel caso in cui il livello di diffusione del virus supera tali capacità e strumenti.

Ciò si rifletterà dunque negativamente sull’entità dei contagi interumani, che sfuggendo a un’adeguata azione di controllo, identificazione, isolamento e contenimento, determineranno inevitabilmente un incremento esponenziale di soggetti positivi.

Giacche è risaputo che la gran parte dei casi di positività decorra in modo asintomatico o paucisintomatico, quest’ulteriore variabile contribuirà ulteriormente a un incremento non solo dei casi d’infezione, quanto di quelle clinici, indipendentemente dalla circostanza che la variante in gioco sia dotata o meno di una maggiore contagiosità o patogenicità.

Molto più significativa è però l’influenza negativa non tanto della comparsa, quanto della prevalenza diffusiva di tali varianti per quanto concerne la campagna vaccinale in corso.

La comunità scientifica ha chiarito in tal senso alcuni concetti chiave.

Le aziende farmaceutiche produttrici dei “Vaccini a Rna” (Pfizer/Moderna) e di quelli a “Proteine ricombinanti” (Novavax/Sanofi) hanno dichiarato che le attuali evidenze scaturite dagli studi a loro disposizione indicano la “possibilità” che l’immunità contro alcune, o tutte queste varianti, possa essere conservata o attraverso la somministrazione aggiuntiva di una dose di vaccino che comprenda nuovo materiale ricombinato, o per mezzo di un’ulteriore dose aggiuntiva del medesimo vaccino.

Le aziende produttrici di “Vaccini a vettore virale” ( Astrazeneca/Reithera,Sputnik) hanno invece sollevato forti perplessità sulla possibilità di poter conservare un adeguato livello di protezione immunitaria senza la somministrazione di un nuovo ciclo vaccinale completo.

A parte dunque queste informazioni e conoscenze, prive al momento di una concreta veridicità e sopportabilità sul piano meramente scientifico, vi sono altri elementi che incidono negativamente sul livello di rischio connesso alla circolazione incontrollata delle varianti, e alla loro influenza negativa sui risultati della campagna vaccinale.

Nessuno, infatti, al momento è in grado di affermare non solo con assoluta certezza, ma nemmeno con elevato grado di probabilità, né quale sia l’effettiva soglia del livello di anticorpi neutralizzanti in grado di assicurare una protezione immunitaria certa e affidabile, né quale sia la durata garantita di tale protezione.

Non è possibile nemmeno stabilire non tanto l’effettivo ruolo dell’immunità cellulo-mediata, quanto il suo contributo nel determinismo quali-quantitativo di tale protezione.

Ecco che in presenza di tutte queste incognite, e alla luce delle sole evidenze che è stato possibile accertare e confermare scientificamente, in attesa di ulteriori sviluppi delle conoscenze scientifiche e di nuovi strumenti di contrasto preventivo e/o terapeutico, allo stato degli atti non esiste alcuna alternativa possibile per un efficace/efficiente contrasto di queste infauste eventualità che agire preventivamente cercando di contenere/contrastare quanto più possibile la diffusione di tali varianti attraverso gli unici strumenti di cui la società civile dispone.

Distanziamento sociale e uso di D.P.I., attraverso un doloroso, ma assolutamente inevitabile, inasprimento delle misure per mezzo di un temporaneo, ma concreto, “Lockdown serrato”, rappresentano purtroppo al momento la sola strada percorribile.

A patto ovviamente che essa venga intrapresa immediatamente e senza alcun ulteriore tentennamento spazio-temporale.

Edulcorare la realtà attraverso una visione positiva e ottimistica dei fatti forse contribuirà ad alleggerire il peso dei nostri attuali affanni, ma state certi che non impedirà ai medesimi di aggravarne pesantemente le conseguenze in un futuro che si appalesa sempre più prossimo ai nostri giorni.

A noi la scelta!!!

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