Galleria Mancuso (foto repertorio)

Torna alla ribalta la questione Galleria Mancuso, per un presunto problema di sicurezza, legato alla  presenza di un barbone e alla denuncia di un commerciante.
In realtà la questione Galleria Mancuso andrebbe affrontata dal punto di vista del decoro urbano e del rilancio che poco c’entrano con la sicurezza.
E comunque ogni questione inerente il centro coperto della città, come quelle di altri quartieri della città,  è di esclusiva competenza comunale,  soprattutto andrebbe affrontato conoscendo la storia di quello stabile e del rapporto con l’impresa che lo realizzò, i proprietari ed il Comune di Catanzaro.

L’area di galleria Mancuso nel progetto di fine anni ’50 dell’architetto Saul Greco (foto fornita da Sergio Srò)

La permuta tra la società Eugenio Mancuso ed il Comune di Catanzaro datata 1960

Il 5 novembre del 1960, il sindaco dell’epoca, Gregorio Morisciano (classe 1892) e Giuseppe D’Aquino (classe 1895) allora rappresentate unico della Snc Eugenio Mancuso si ritrovarono davanti al notaio Marcello Gualtieri per firmare l’atto in carta bollata da 200 Lire, con il quale l’amministrazione Comunale  di allora cedeva a titolo di permuta, nella piena proprietà, alla Snc Eugenio Mancuso i suoli sdemalianizzati di Via della Posta (già sede stradale del Vico Preti), piccolo suolo sulla via della Posta, suolo a forma triangolare su via della Posta.

A sua volta e con lo stesso atto la società cedeva ed alienava a titolo di permuta al Demanio comunale, un suolo di 27,50 mq sulla via San Nicola, suolo di 46 mq sulla via Luigi Pascali, tre spezzoni di suolo su via della Posta di complessivi mq 12,55

Si legge ancora nell’atto datato 1960 “Sul suolo comunale ceduto in permuta verrà costruito entro due anni da oggi il complesso edilizio progettato. Le gallerie ed i portici che si ricaveranno dalla costruzione del suddetto complesso edilizio saranno destinati ad uso pubblico”

La prima pagina dell’atto notarile datato 1960

La delibera di consiglio comunale del 24 giugno 1960

Qualche mese prima, per l’esattezza il 24 giugno del 1960, il consiglio comunale, che all’epoca poteva annoverare tra le sue fila fior fiore di professionisti, accolse l’istanza della società Eugenio Mancuso, che aveva presentato un progetto “per la realizzazione di un grande complesso edilizio nel centro della città. Una costruzione  – secondo quel consiglio comunale – che risolverà un importante problema urbanistico e di decoro cittadino. Il progetto, firmato da Saul Greco, prevedeva un centro che ospiterà una serie di negozi e locali pubblici, fra cui un grande caffè a due piani, con sale di ricevimento , la creazione di un’autorimessa pubblica, con accesso da via Pascali e collegata con la Galleria a mezzo di ascensori”

Frontespizio della delibera di Consiglio comunale del 1960

L’acquisizione del 2008 da parte del Comune

A dicembre 2008 Mario  Mancuso diede il suo assenso affinchè l’amministrazione comunale acquisisse al patrimonio comunale le parti per le quali si era convenuto nell’atto datato 1960.

Il 12 dicembre 2008 la giunta comunale, presieduta da Rosario Olivo, deliberò che : “Considerato che nel tempo, circa 50 anni, si è pienamente ed ininterrottamente esercitato l’uso pubblico della suddetta galleria Mancuso, rilevato che la legge 448/98 recante misure per la stabilizzazione r o sviluppo all’articolo 31 comma 21 stabilisce che “In sede di revisione catastale è data facoltà agli enti locali, con proprio provvedimento, di disporre l’accorpamento al demanio stradale delle porzioni di terreno utilizzate ad uso pubblico ininterrottamente da oltre 20 anni”. La delibera fu integrata dalla stessa giunta Olivo nel 2011.

Il rammarico degli eredi Mancuso per l’atteggiamento della Giunta Abramo

In parole povere significa che unico responsabile di ciò che avviene all’interno di galleria Mancuso resta il Comune di Catanzaro. Ed è tanto vero ciò che nel 2017 l’erede di Eugenio Mancuso, Mario Mancuso disse : “La famiglia Mancuso cedette quel gioiello di arte moderna all’amministrazione comunale perché la preservasse nel tempo tramandando il nome del capostipite Eugenio Mancuso e l’opera che, negli anni a cavallo tra il 1920 e il 1940, aveva contribuito a realizzare in favore della nuova Catanzaro con impegni personali, senza contributi dello Stato. Nacquero in quegli anni le nuove costruzioni per la borghesia emergente: il rione Milano, quello di via Crispi e il famoso Grande Albergo Moderno progetto della “Bauhaus” di Berlino, il villaggio Mancuso il centro turistico creato nella sconosciuta selvaggia Sila per dare ai catanzaresi l’alternativa al mare, quel centro turistico nel quale si parlò tanto nel Paese e per il quale un ministro dell’epoca Luigi Einaudi, non solo non esitò a modificare una legge dello Stato per dare la possibilità ai suoi eredi di acquistare il terreno demaniale ma volle anche essere tra i primi a visitarlo da Presidente della Repubblica in visita a Catanzaro”.

La riqualificazione realizzata con Pisu riguardò solo le pertinenze esterne

Quando si trattò di decidere gli interventi di riqualificazione della Galleria il Comune decise di intervenire con “ la chiusura, con partizioni vetrate continue, dei tre ingressi della galleria. Via San Nicola con 3 partizione fisse poste sul portico parzialmente chiuso; la Via Casalinuovo con una porta scorrevole automatizzata e la Via Spasari con doppia apertura scorrevole, una centrale ed una per il percorso utilizzato dalle persone a ridotte capacità motorie. Sulle vetrate verrà serigrafato lo stemma della città il ripristino della pavimentazione con una parte completa nuova e delle fasce per il passaggio della tubazione impiantistica e l’inserimento di una scultura che riproduce lo stemma della città, il tutto protetto da un vetro antisfondamento;  la tinteggiatura dell’intera galleria con ripristini strutturali e di intonaco, la nuova installazione di dissuasori antipiccione;  il potenziamento dell’illuminazione attraverso la realizzazione di un nuovo impianto con tubazione posto sottotraccia, nuove lampade a led, il tutto eseguito settorizzando l’impianto”.

Insomma, al netto di doverose collaborazioni istituzionali che rientrano nei compiti di ognuno, come per altre situazioni, in numerosi altri quartieri della città, la responsabilità di ciò che accade, correttivi, progetti, idee realizzate o realizzabili, sono di esclusiva competenza del Comune di Catanzaro. Come lo è la sicurezza urbana che non è un solo problema di polizia.

A lungo andare la polvere sotto il tappeto esce fuori e non ha certo la forma di un clochard per il quale andrebbe risolta, sempre dal Comune, prima di tutto,  la questione umana.

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