Didattica a distanza

All’inizio dell’anno scolastico, in data 17 settembre 2020, la Giunta Regionale della Basilicata approvava l’Avviso Pubblico ‘Contributo alle famiglie lucane con minori in obbligo scolastico per l’acquisto di beni e dispositivi informatici’, destinando a questa misura 3.785.525 euro.

Con i primi casi di contagio nelle scuole e le prime chiusure è sembrata una misura intelligente e quanto mai opportuna di spendere risorse pubbliche recuperate dai fondi Fesr. Un modo per dare sostegno alle famiglie lucane indigenti, che da marzo dello scorso anno si sono dovute confrontare con le difficoltà della didattica a distanza e l’inadeguatezza degli strumenti a loro disposizione.

Ormai quasi tutti, attraverso figli e nipoti, hanno avuto esperienza di questo nuovo modo di fare scuola. Il gap causato dalla mancanza di dispositivi informatici adeguati è notevole e rende ancor più difficile lo stare al passo con gli altri. Si provi, per quattro o cinque ore al giorno, a seguire le lezioni utilizzando un telefono cellulare e poi si faccia lo stesso utilizzando un tablet o un pc. Sicuramente l’utilizzo del tablet o del pc facilita e rende più confortevole seguire la Dad, si seguono meglio le lezioni ed è più facile aprire e gestire i files che gli alunni ricevono dai docenti e che poi devono restituire sempre per via telematica. Tante famiglie lucane non possedevano un pc e questa opportunità doveva rappresentare un valido aiuto per colmare quel divario che i più indigenti hanno dovuto sopportare con la pandemia.

A parte le riflessioni sulla didattica a distanza, torniamo all’avviso pubblico e a come una misura giusta può essere vanificata da una macchina burocratica non al passo con le esigenze delle famiglie e dei cittadini.

Dopo l’approvazione in Giunta il bando viene pubblicato sul Bur, il termine di presentazione delle domande è il giorno 13 novembre 2020. Sono state ammesse circa 3400 istanze e le graduatorie vengono pubblicate sul sito regionale in data 19 febbraio 2021, dopo oltre 3 mesi dal termine ultimo di presentazione delle domande. A questo punto sembra fatta, e invece no, perché adesso bisogna scegliere se chiedere l’anticipo del 50%, previa presentazione di un preventivo, oppure acquistare il pc anticipando la somma e successivamente chiedere il rimborso a saldo.

Il contributo nasce per aiutare le famiglie in difficoltà, è quindi plausibile che in piena pandemia e con le difficoltà occupazionali alcuni non abbiano la possibilità di anticipare la somma per l’acquisto per poi farsela rimborsare a saldo. Non sarebbe stato meglio fornire un voucher spendibile presso i rivenditori che si sarebbero occupati della riscossione del contributo direttamente dalla Regione?

Ad oggi risulta, dalle determine pubblicate, che molte domande di anticipazione del contributo sono ancora inevase, questi poi avranno trenta giorni per effettuare l’acquisto e chiedere la restante parte del contributo. Quindi se tutto va bene, i più sfortunati avranno i pc a disposizione a pochi giorni dalla chiusura dell’anno scolastico.

Sicuramente tutto è stato fatto seguendo le regole, ma è pur vero che siamo ad aprile e fra qualche giorno i nostri figli e nipoti, complice la bella stagione che abbasserà i contagi, e per effetto del nuovo decreto rientreranno a scuola in presenza. Fra qualche mese la scuola sarà finita e probabilmente i pc acquistati con l’aiuto dei finanziamenti Fesr non verranno mai utilizzati per le finalità previste dal bando, a meno che qualcuno non auspichi che a settembre si continui con l’emergenza e quindi con la scuola a distanza.

È una vicenda esemplare di come una misura politicamente ‘valida’ trovi nella sua applicazione una macchina burocratica che ne annulla gli effetti. L’organo politico in questi casi non deve solo disporre, ma deve monitorare ed intervenire affinché il funzionamento della Pubblica Amministrazione non vanifichi quanto di buono è stato pensato.

Un’altra occasione persa per aiutare le famiglie lucane alle prese con gli effetti della pandemia.

Carmine Radesca

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