OLBIA. Se ci fosse una classifica virtuale, vincerebbe a mani basse. La vedetta di Capo Ceraso è il luogo per eccellenza di questa assolata primavera olbiese. Improvvisamente, senza alcun motivo particolare, nelle ultime settimane è diventata meta prediletta dei più giovani. Amanti delle escursioni e semplici curiosi. Anche in questi giorni di “zona rossa”, la foto di rito una volta arrivati in cima, tra i muri in pietra della struttura e il panorama del golfo dominato da Tavolara, è il tema principale delle bacheche di Facebook e Instagram.

Ci mette del suo la voglia di stare a contatto con la natura, lontano da restrizioni e assembramenti, ma certo colpisce che, tra le zone naturalistiche disseminate nella zona di Olbia, ci sia stata una riscoperta di Capo Ceraso. Vedetta in primis, poi le insenature e le spiagge di una delle aree più particolari e meno valorizzate.

Il percorso. Per raggiungere la vedetta serve arrivare a Murta Maria, al viale Porto Istana. Dunque, svoltare e seguire le indicazioni per via Funtana Umbrina, superando Li Cuncheddi e Poltu Casu, sino a uno slargo in sterrato. Da qui si prosegue a piedi su via Capo Ceraso. Una camminata non impegnativa, che permette nel giro di alcuni minuti di trovarsi, in piena macchia mediterranea, di fronte ai resti della piccola caserma militare e, ancora più su salendo i gradoni, alla vedetta.

Storia del primo Novecento. Un tempo luogo militare strategico «ma anche pericoloso per la navigazione. Nel corso dei secoli si sono verificati numerosi naufragi e sott’acqua ci sono diversi relitti, anche romani», aveva raccontato alla Nuova Sardegna lo studioso di toponomastica Simplicio Usai. È stato lui, qualche tempo fa, a svolgere ricerche per il comune e ripercorrere un sentiero ormai dimenticato verso lo storico fanale, poco distante da caserma e vedetta. «Lo stipite della porta del golfo olbiese», come lo ha descritto qualcuno di recente. Sono tutte costruzioni della Règia marina, che hanno vissuto prima e seconda guerra mondiale e oggi vivono la loro nuova vita immortalate da foto e selfie.

Il panorama del golfo. A Capo Ceraso si era abituati più che altro ai campeggi (magari proprio per pasquetta). Ciò che affascina i nuovi visitatori, anche i meno interessati alla storia (nella spiaggetta di Poltu Casu, inoltre, si trovano ancora i segni della presenza dei marinai che sbarcavano a inizio secolo scorso), è l’aspetto paesaggistico. Dalla vedetta è possibile avere una panoramica completa del golfo, da Capo Figari all’area marina protetta di Tavolara – punta Coda Cavallo. L’improvvisa attenzione social ha riscoperto una zona misconosciuta, dal forte valore storico e naturalistico, che meriterebbe ancora maggiore tutela.

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