Carabinieri

Su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Potenza il gip del locale Tribunale ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni immobili e mobili di proprietà di Fabio De Nigris, Anna Loviso, e Marika Cstriotti arrestati lo scorso 10 marzo nell’ambito di un’operazione con cui era stata sgominata una presunta associazione finalizzata al traffico di droga e detenzione ai fini di spaccio. La misura è stata eseguita dai carabinieri della Compagnia di Acerenza.

Il sequestro ha interessato due immobili adibiti ad abitazione e uno adibito ad attività commerciale a Palazzo San Gervasio di proprietà di Fabio De Nigris, un’auto intestata ad Anna Loviso un’auto intestata a Marika Castriotti, due terreni a Banzi intestati sempre a Fabio De Nigris e 268.300 euro in banconote di vario taglio.

I beni sequestrati sono ritenuti profitto, prodotto o cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, già sequestrati con finalità probatorie all’esito delle perquisizioni eseguite durante il provvedimento di fermo a carico degli indagati ed il cui valore è stato stimato pari a circa  548.000,00 euro.

L’odierno provvedimento -fa sapere la Procura distrettuale antimafia in una nota-consegue le investigazioni che hanno consentito di disvelare le attività, delineandone la struttura, di un gruppo criminale composto dagli indagati, con base operativa a Palazzo San Gervasio, in grado di approvvigionare sostanze stupefacenti, cocaina e marijuana, anche in altri comuni, pugliesi e lucani, limitrofi.
Nello specifico, le indagini hanno permesso di evidenziare l’esistenza di una stabile organizzazione a carattere marcatamente familiare, con al vertice i fratelli De Nigris Fabio e Umberto nonché il padre Giuseppe, avente sede logistica e operativa nell’esercizio commerciale del luogo, adibito alla vendita di frutta e verdura, intestato alla madre dei fratelli De Nigris.

All’interno del negozio la droga, quotidianamente, veniva meticolosamente pesata e confezionata, in dosi standardizzate di diverso peso, e poi smerciata all’interno dell’attività commerciale stessa in cui gli acquirenti si recavano confondendosi tra i normali clienti, talvolta utilizzando la Carta Reddito di Cittadinanza per pagare lo stupefacente; in altri luoghi isolati, al di fuori dell ‘abitato, in aree rurali dove avvenivano abitualmente ulteriori scambi.
Durante le indagini, iniziate nel mese di gennaio 2020, consistite principalmente in attività di intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che installazione di apparecchiature di videoripresa ed analisi delle relative immagini, servizi di osservazione e pedinamento, nonché controlli e perquisizioni, sono stati effettuati sinora, precedentemente agli arresti ed ai sequestri sopra indicati, 7 arresti in flagranza di reato che hanno permesso di sequestrare 140 grammi circa di sostanza stupefacente, tra cocaina e marijuana.

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