Genova. Il decreto legge che ha reso obbligatorio il vaccino anti-Covid per il personale sanitario inizia a sortire i suoi effetti. Sono circa 50 gli infermieri e operatori socio-sanitari dell’ospedale San Martino di Genova che hanno comunicato la propria adesione negli scorsi giorni, complice la minaccia di essere allontanati dal reparto e non percepire più lo stipendio, come prevede la norma istituita dal governo Draghi. Numeri simili, in proporzione, si sono registrati anche nel Savonese.

A fornire il dato è il direttore generale del policlinico, Salvatore Giuffrida, che proprio a Genova24 aveva lanciato l’allarme sui 400 sanitari dipendenti della struttura non ancora vaccinati: “Le richieste di vaccinazione da parte del personale sono aumentate in maniera spontanea, e questo ci fa ben sperare – spiega -. Alla fine siamo fiduciosi che tanti cambieranno idea perché prevarrà l’amore per questa professione”. E se non dovesse succedere? “Non voglio nemmeno pensarci”.

Il problema, infatti, è che il residuo personale no-vax (cioè coloro che per ferma convinzione non vogliono farsi vaccinare, esclusi perciò coloro che sono stati positivi di recente e quelli che hanno problematiche mediche certificate) sarà quasi impossibile da ricollocare. “I posti sono molto esigui – chiarisce Giuffrida -. Qualcuno potrà essere impiegato al centralino o al Cup, ma parliamo di una decina di posizioni. Per il resto andrà applicato il decreto: chi non si farà vaccinare verrà sospeso dall’incarico e non sarà più retribuito. Speriamo di non doverlo fare perché sarebbe una sconfitta per tutti”.

Eliminare personale sanitario dai reparti, volenti o nolenti, avrà inevitabili conseguenze: “È chiaro che, in relazione al numero di infermieri, dovremo chiudere posti letto – avverte Giuffrida -. Purtroppo non è che basta mettere un ventilatore per curare i malati, è necessario anche il setting professionale. Basti pensare che per tenere aperti due posti in rianimazione per 24 ore ci vogliono cinque infermieri e due rianimatori. Questa correlazione cambia a seconda del reparto, perciò, a seconda di dove verranno eventualmente a mancare gli infermieri, dovremo agire di conseguenza”.

C’è da dire che non si tratta di un’emergenza immediata. Il termine per inviare alle Asl gli elenchi dei dipendenti scade il 9 aprile, quindi serviranno 10 giorni per verificare lo stato vaccinale di ciascun professionista, poi verranno inviate le comunicazioni a chi non risulta vaccinato o in lista per vaccinarsi. Dopo 5 giorni di “silenzio” verrà inviato l’invito formale a vaccinarsi e dopo altri tre giorni passati a vuoto la Asl segnalerà al datore di lavoro l’inadempienza. Solo a quel punto scatteranno i reali provvedimenti.

Dunque ci sarà ancora tempo perché i residui 350 non vaccinati cambino idea (oppure dimostrino di avere i requisiti per non vaccinarsi). In caso contrario bisognerà fronteggiare una carenza di personale più o meno pesante: “Nell’ultima infornata dal corso di scienze infermieristiche sono usciti 190 infermieri per tutta la Liguria, c’è penuria di professionisti – ricorda Giuffrida -. Noi continuiamo ad assumere tutte le volte che è possibile. Del resto sarebbe assurdo utilizzare infermieri con un alto livello di formazione per occupare posti in segreteria”.

Nel frattempo sono in corso incontri e riunioni con la partecipazione dei sindacati per capire come affrontare il problema. Se da una parte le principali sigle del settore hanno accolto con favore l’obbligatorietà istituita dal decreto Draghi, dall’altra il rischio è quello di trovarsi con centinaia di professionisti sospesi senza più reddito.

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