comune

Impietoso, senza spazi per le interpretazioni. Così appare il giudizio espresso dal sostituto procuratore Pasquale Mandolfino, rispetto al ruolo della Presidenza del consiglio Comunale nella vicenda Gettonopoli.

Lo scrive, il Pm , nella richiesta di archiviazione per le quattro posizioni che non sono passate nè da un “saldo e stralcio” nè da una richiesta di rinvio a giudizio, datata 16 febbraio. Ciò che è riportato è ovviamente  premessa, prima di analizzare le posizioni dei quattro che con tale giudizio non c’entrano, ma vale anche la pena di analizzarla a parte.

La base normativa violata dagli indagati secondo il Pm

Gli articoli 79 e 90 del d. lgv. 267/2000 fanno sì che i datori di lavoro pubblici e privati, che abbiano alle proprie dipendenze lavoratori titolari di incarichi elettivi in seno agli enti locali, possano erogare loro i dovuti stipendi e, successivamente, chiedere agli enti locali di riferimento il rimborso delle somme erogate ai predetti lavoratori a titolo di retribuzione con riferimento ai periodi temporali nel corso dei quali i dipendenti, di fatto, non svolgano attività lavorativa ed, al contrario, siano impegnati nell’ espletamento dell’ incarico  politico. Tale norma – la cui ratio legis astratta è evidentemente garantire anche a chi percepisca redditi da lavoro dipendente la libertà di impegnarsi in politica senza, però, rischiare di privarsi dei predetti introiti – potrebbe ben essere elusa da chi, impegnato in politica, si faccia assumere fittiziamente da datori di lavoro compiacenti al solo fine di poter giustificare tale meccanismo di rimborso istituzionalizzato e, quindi, ottenga, così, di fatto, un introito periodico, in fin dei conti, a carico dell’ente locale di riferimento, pur senza mai aver effettuato realmente attività alle dipendenze del proprio datore di lavoro e senza che il datore di lavoro medesimo abbia bisogno delle prestazioni del dipendente. Tale primo filone investigativo conduceva ad ipotizzare la responsabilità dì alcuni consiglieri comunali catanzaresi.

Gli accertamenti della PG

A seguito di tali accertamenti la P.G. operante,  nell’ottica di un più ampio monitoraggio delle somme erogate dal Comune di Catanzaro a benefìcio dei consiglieri comunali, concentrava l’attenzione investigativa sullo svolgimento delle Commissioni Consiliari, cioè delle singole commissioni create in seno al Consiglio Comunale ed organizzate per tematiche di interesse politico, consessi per la cui riunione periodica i consiglieri comunali partecipanti maturano il diritto a percepire cd. gettoni di presenza quale forma di remunerazione per l’impegno politico profuso. Soprattutto, gli accertamenti investigativi erano volti a confrontare lo svolgimento delle sedute con gli accrediti dei cd. gettoni di presenza effettuati dal Comune di Catanzaro a favore dei singoli consiglieri comunali partecipanti alle sedute. La verifica, evidentemente finalizzata ad accertare la effettività e genuinità dello svolgimento delle riunioni a fronte dei pagamenti disposti dal Comune di Catanzaro, consisteva nel monitoraggio attraverso telecamere a circuito chiuso installate ad hoc nei locali comunali e nel successivo confronto con i mandati di pagamento e gli accrediti bancari erogati a favore dei consiglieri partecipanti alle sedute.

La partecipazione alle Commissioni era continuo e disordinato

Il monitoraggio attraverso i video, protrattosi per circa due mesi nel periodo novembre-dicembre 2018, consentiva di accertare, in via generale, che l’ingresso e l’uscita dei singoli consiglieri dalle stanze deputate allo svolgimento delle riunioni delle commissioni consiliari avveniva in modo continuo e disordinato, come anche le telecamere registravano la presenza di consiglieri lungo il corridoio del piano dell’edifìcio comunale in cui si celebravano le riunioni, nonché cristallizzavano la presenza di consiglieri comunali mentre si intrattenevano con terze persone negli spazi comuni dell’edificio unitamente a terze persone. In particolare, emergeva, che in numerosi casi l’ingresso dei consiglieri all’interno delle stanze delle riunioni avveniva solo per pochi minuti, sufficienti, verosimilmente, soltanto a raggiungere il numero legale per la validità della riunione e ad apporre la firma di presenza sul verbale della seduta, necessaria ai fini della liquidazione del  gettone di presenza.

L’esame dei verbali

Il secondo step investigativo è stato, quindi, l’esame dei verbali delle riunioni monitorate attraverso i video, al fine di verificare l’apposizione o meno di firme di presenza dei consiglieri, la formalizzazione o meno dei contenuti oggetto di discussione nelle singole sedute, nonché l’indicazione o meno dell’orario di inizio e fine della seduta con l’eventuale annotazione o meno di ingressi tardivi e/o di uscite anticipate dalle aule di singoli consiglieri rispetto agli orari di inizio e fine delle sedute. Dunque, il confronto tra le risultanze dei video ed i dati documentali emersi dai verbali delle sedute evidenziava come il dato videografìco rappresentasse una realtà ben diversa da quella di cui ai verbali manoscritti in seno alle sedute. Ed invero emergevano evidenti discrasie tra gli orari di apertura e chiusura delle riunioni di cui ai verbali e gli orari cristallizzati attraverso le riprese videografiche. Altresì emergeva che consiglieri i quali, stando ai verbali, risultavano aver partecipato alle sedute, in realtà, dalle registrazioni, risultavano trattenersi all’esterno delle stanze ove si celebravano le riunioni per l’intero arco orario della seduta o per buona parte di esso o, al più, si limitavano a fare veloci ingressi nelle stanze. Tale tipologia di verifica consentiva di ritenere, in primis, la partecipazione di taluni consiglieri alle sedute meramente formale e cioè unicamente cartolare ed, evidentemente, finalizzata soltanto a far maturare ai partecipanti il cd. gettone di presenza. In secondo luogo, a fronte di riunioni caratterizzate dalla frequente uscita estemporanea di consiglieri dalla stanza e/o da ingressi sporadici e limitati a pochi minuti a fronte di verbali aventi contenuti approssimativi, ripetitivi, redatti in stile molto sintetico, per non dire sommario, si è pervenuti a sostenere la totale ineffettività della seduta stessa, evidentemente celebratasi solo in via formale, così solo da giustificare il cd. gettone di presenza. Ultimo segmento investigativo aveva ad oggetto la verifica dei mandati di pagamento da parte del Comune di Catanzaro ai singoli consiglieri e degli accrediti bancari conseguiti dai medesimi. In tale sede emergeva che il Comune di Catanzaro erogava ai consiglieri partecipanti alle sedute e che risultassero dai verbali delle riunioni i cd. gettoni di presenza corrispondenti alle riunioni a cui risultavano aver formalmente partecipato.

L’ipotesi formulate dal Pm dopo aver visto le immagini delle videocamere

Gli esiti dell’attività investigativa così svolta facevano ipotizzare vicende di falso in atto pubblico a carico di quelli, tra i consiglieri comunali, che svolgessero le funzioni di verbalizzanti delle singole sedute delle commissioni consiliari e ciò sulla base della ritenuta falsità dei verbali delle singole sedute nella misura in cui non dessero atto delle effettive modalità ed orari di svolgimento delle riunioni, così da farle apparire effettive e realmente partecipate. Inoltre si perveniva alla contestazione di truffa ai danni dello Stato a mezzo di uso di atto falso, consistita nell’indebito conseguimento da parte dei consiglieri dei cd. gettoni di presenza per la partecipazione solo formale a riunioni, di fatto, ineffettive e non significative e ciò avvalendosi dei verbali delle riunioni redatti ad hoc per far apparire come effettivamente svolte le sedute,

L’interrogatorio di Fiorita, Riccio, Bosco e Battaglia

Rilevato che, a seguito della notifica dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p. ai consiglieri comunali coinvolti, nelle indagini sinteticamente sopra descritte per i diversi reati suindicati, taluni di essi e, precisamente, RICCIO Eugenio, BOSCO Gianmichele, FIORITA Nicola e BATTAGLIA Demetrio, indagati nel presente procedimento, su loro stessa richiesta  rendevano interrogatorio e depositavano documentazione difensiva contenente contro deduzioni rispetto agli addebiti mossi dall’Ufficio di Procura.

In sede di interrogatorio, i consiglieri comunali odierni indagati, richiesti, in apertura, di chiarire quali fossero le effettive modalità di svolgimento delle sedute delle commissioni, di verbalizzazione delle riunioni e di percezione dei cd. gettoni di presenza, riferivano, sostanzialmente, una medesima versione.

I chiarimenti dei quattro consiglieri la cui posizione è stata completamente archiviata

Ed invero chiarivano che le sedute delle commissioni avevano natura “permanente”, cioè si riunivano continuativamente in giorni della settimana e ad orari prestabiliti a monte all’inizio della consiliatura. Evidenziavano che non esisteva una preventiva convocazione formale rivolta ai componenti delle commissioni per la partecipazione alle singole sedute, ma che, semplicemente, nei giorni ed orari stabiliti con calendarizzazione generale i consiglieri comunali interessati a partecipare si presentavano nella stanza dell’edificio comunale appositamente dedicata alla riunione o comunque in quella volta per volta disponibile. In tale sede il presidente della singola commissione, se ed appena rilevato il raggiungimento del numero legale, dichiarava aperta la seduta rappresentando gli argomenti da trattare all’ordine del giorno, conducendo la discussione ed, altresì, redigendo il verbale della seduta in prima persona o, talvolta, delegandone la redazione ad altro consigliere partecipante. Precisavano, inoltre, che le riunioni si svolgevano senza particolari formalismi, atteso che il Comune non metteva a disposizione dei presidenti appositi addetti amministrativi verbalizzanti, e che molti presidenti di commissione erano alla loro prima esperienza politica, lasciando intendere che, in tal modo, spesso si perveniva alla redazione di verbali non necessariamente precisi. Infine gli indagati puntualizzavano che la permanenza di ogni singolo consigliere in seno alle riunioni delle commissioni non era particolarmente monitorata dai presidenti, ciò non rientrando tra i loro compiti istituzionali, quindi potendo ciascun consigliere trattenersi in riunione anche solo per pochi minuti.

Il parere della Presidenza del Consiglio e della segreteria generale del Comune rilasciato su richiesta di Mirarchi

Il pubblico ministero intanto apprendeva, nel proseguo delle indagini, che tale contegno era ritenuto giustificato anche in forza del parere della Presidenza del Consiglio Comunale di Catanzaro reso con nota n. prot. 118768 del 11.12.2018, in base al quale, per maturare il diritto al conseguimento del gettone di presenza, era sufficiente semplicemente che la seduta fosse validamente costituita, quindi, indipendentemente da un più o meno ampio arco temporale di presenza continua del consigliere comunale alla riunione.

Dalle verifiche investigative emergeva che il parere della Presidenza del Consiglio Comunale di Catanzaro reso con nota n. prot. 118768 del 11.12.2018, a firma del Segretario Generale dott.ssa SICA Vincenzina e del Presidente del Consiglio Comunale POLIMENI Marco, veniva creato il 30.11.2018, ultimato il 10.12.2018 e protocollato in data 11.12.2018, in risposta alle due richieste scritte di chiarimenti da parte del consigliere comunale MIRARCHI Antonio,

Le parole di Vincenzina Sica alla Pg

Dalla relazione resa dalla SICA alla P.G. operante emerge, inoltre, che mai prima di allora in seno al Comune i consiglieri comunali avevano richiesto chiarimenti in ordine alla gestione delle riunioni delle commissioni e che mai prima di allora il Comune si era trovato a dover prendere posizione in merito.

Mirarchi e il timore del clamore mediatico

Inoltre la P.G. operante evidenziava che le due richieste al Comune del MIRARCHI, rese il 14.11.2018 e 28.11.2018 potevano apparire logicamente connesse al clamore giornalistico verificatosi nel mese di settembre 2018 in merito a presunti rimborsi anomali ai consiglieri del Comune di Catanzaro ed a presunte verifiche allora in corso ad opera della Guardia di Finanza.

Le parole di Polimeni alla PG

Al fine di meglio chiarire il contesto in cui maturava tale provvedimento del Comune di Catanzaro e valutarne la possibile portata scusante delle condotte contestate, il P.M. in data 6.5.2020 escuteva a sommarie informazioni il Presidente del Consiglio Comunale POLIMENI Marco, altro firmatario, unitamente alla SICA, del predetto parere, il quale, richiesto sul punto, rispondeva “…  La redazione del parere che mi mostrate è avvenuta a seguito delle richieste del Mirarchi e precisamente, una volta ricevuta la richiesta, io stesso chiedevo al segretario generale di fornire una risposta a seguito di adeguata ricerca giuridica. Ricordo in particolare che la SICA, a seguito di esame delle fonti normative disponibili, rendeva il parere in esame, che io controfirmavo, attesa la mia fiducia nella sua professionalità e nella bontà delle sue conclusioni giuridiche ed amministrative. Sugli argomenti di cui al parere non avveniva un confronto dialettico specifico tra me e la SICA, ….Questo è il primo e unico parere della presidenza del consiglio comunale in ordine al profilo della necessità di un tempo minimo di permanenza dei consiglieri in seno alle riunioni, nonché in ordine alla spettanza del gettone al venir meno del numero legale mentre la riunione è in itinere. Prima l ’argomento non era mai stato affrontato apertamente e per iscritto, in quanto mai erano state rivolte richieste specifiche per iscritto in tal senso da parte dei consiglieri,

Le conclusioni del Pm su quel parere

Ritenuto che gli accertamenti investigativi effettuati successivamente alla notifica dell’avviso ex art. 415 bis c.p.p. non sono idonei ad indebolire la prospettiva accusatoria, che, ex adverso, si ritiene possa considerarsi addirittura rafforzata. In particolare non si ritiene che il parere della Presidenza del Consiglio Comunale di Catanzaro reso con nota n. prot. 118768 del 11.12.2018, in base al quale, per maturare il diritto al conseguimento del gettone di presenza, sarebbe sufficiente semplicemente che la seduta sia validamente costituita, quindi, indipendentemente da un più o meno ampio arco temporale di presenza continua del consigliere comunale alla riunione, costituisce un patetico tentativo da parte dei vertici comunali, di offrire uno strumento di difesa ai singoli consiglieri comunali una volta che ormai le testate giornalistiche locali avevano sollevato il problema dei rimborsi indebiti al Comune di Catanzaro. Si consideri, infatti, che è praticamente impossibile sostenere che i singoli consiglieri frequentassero in modo sommario o addirittura solo fittizio le riunioni nel periodo oggetto di attenzione nella presente indagine in quanto forti della conoscenza del contenuto del suddetto parere e ciò per la semplice ragione che il monitoraggio videografìco realizzato nella presente indagine iniziava già nel novembre 2018, quando invece il parere del Comune veniva pubblicato in data 11 dicembre 2018.

Parere redatto sotto la pressione di Mirarchi e che Polimeni si limitava a controfirmare

Trattasi, per altro, di parere che la SICA redigeva preda della pressione del consigliere MIRARCHI e che il POLIMENI si limitava a controfirmare senza che in precedenza egli trattasse argomento con la SICA. Insomma, trattasi con tutta evidenza di documento emesso di fretta e furia dai vertici comunali al verosimile fine di dare sfogo al’ iinsoddisfazione del consigliere MIRARCHI in ragione del clamore giornalistico che da settembre 2018 in poi andava maturando intorno alle vicende comunali. Non si ritiene, pertanto, che il contegno oggetto di indagine dei singoli consiglieri possa essere in alcun modo scusato o scriminato dal predetto provvedimento, la cui consistenza lascia il tempo che trova per le ragioni sopra espresse.

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