Mediass

La Calabria – ricorda l’associazione medici di famiglia Mediass di Catanzaro e in particolare il suo presidente Giuseppe Nanci- facendo riferimento ad  è la regione con la più bassa percentuale, il 78,8% contro l’86,6% della media italiana, di vaccinazioni covid eseguite in rapporto ai vaccini ricevuti. Ogni notiziario non fa che ricordarcelo. Come medico di famiglia sono molto contrariato di questa cosa perché la capacità di somministrare i vaccini in Calabria non è inferiore a nessuna altra regione. Al sottoscritto sono state consegnate un venerdì sera alle 19,30 36 dosi di vaccino Pfizer e alle ore 17 del sabato successivo le avevo somministrate tutte comprese le domiciliari, pomeriggio di sabato Santo mi sono state consegnate 20 dosi di vaccino Moderna e, cronometro alla mano, la mattina di Pasqua in 220 minuti le ho somministrate tutte a domicilio degli assistiti. La stessa cosa hanno fatto i colleghi della mia associazione di medici di famiglia MEDIASS (più di 80 vaccini in soli tre giorni).

Inoltre noi medici dell’associazione Mediass dal 14 ottobre al 30 novembre abbiamo somministrato ognuno di noi più di 400 vaccini antiinfluenzali, che tecnicamente non sono dissimili da questi covid, affrontando anche una emergenza perché abbiamo dovuto somministrare i vaccini antinfluenzali anche agli assistiti del compianto dott. Battaglia Annibale deceduto per Covid.

Quindi noi medici di famiglia calabresi siamo assolutamente in grado di affrontare l’emergenza di una corretta e veloce vaccinazione anticovid. Perché allora la Calabria è ultima per questa campagna vaccinale covid?. E’ultima perché è mancata una idea dell’organizzazione e della logistica della campagna stessa.

Eppure doveva essere il contrario perché la sanità calabrese è da oltre 11 anni commissariata e il commissariamento dovrebbe essere sinonimo di efficienza e velocità. A fallire purtroppo è stata la pletora di commissari di cui la sanità calabrese è piena, infatti abbiamo il commissario al piano di rientro Longo coadiuvato dalle recentissime nomine di 2 sub commissari, abbiamo tutte e 5 le ASP calabresi commissariate e commissariate sono le maggiori aziende ospedaliere e universitarie calabresi, abbiamo perfino un catanzarese a capo della protezione civile e infine pochi giorni fa “abbiamo commissariato” perfino il Dipartimento Salute della regione stessa.

Se la Calabria è ultima nelle vaccinazioni non è perché il governo ha scelto commissari incapaci, anche se non possiamo non ricordare che un commissario ha dichiarato di aver firmato il primo piano antipandemia “a sua insaputa”, ma lo è per il concetto stesso del commissariamento che è stato sbagliato fin dall’inizio (2009), che è stato applicato a tutta la sanità calabrese e che ha fatto anche questo danno dei ritardi vaccinali. Questo danno ai malati calabresi è solo l’ultimo di una lunga serie infatti dopo 11 anni di piano di rientro e commissariamenti il presunto deficit sanitario calabrese invece di azzerarsi è raddoppiato, le spese sanitarie fuori regione dei calabresi sono triplicate e le tasse per tutti i calabresi, malati e non, sono aumentate per far fronte al presunto deficit. Il piano di rientro è sbagliato perché la Calabria, che ha tra i suoi due milioni di abitanti molti più malati cronici che non in altri due milioni di altri italiani, è la regione che da 20 anni riceve in assoluto meno fondi per la sua sanità e l’imposizione del piano di rientro che aveva ed ha lo scopo di fare risparmi (per risanare il presunto deficit) sui fondi già insufficienti ha fatto ulteriori danni ai malati calabresi impedendo loro di potersi curare.

Infatti il malato cronico che non si può curare peggiora e poi per curarlo bisogna spendere molto di più, da qui il raddoppio del presunto deficit. Inoltre il malato cronico che non si può curare si complica a tal punto che poi per essere curato deve recarsi nei costosi centri di eccellenza del nord e da qui l’eccessivo aumento della spesa fuori regione che aggrava il presunto deficit e i conseguenti sacrifici del piano di rientro come in un girone infernale.

Cosa fare?. 1) Chiudere con il piano di rientro e tutti i commissariamenti che in 11 anni hanno fatto si che per la prima volta in Calabria l’aspettativa di vita in vece di aumentare è diminuita e a parità di malattia qui si muore prima che nel nord, 2) azzerare il presunto deficit raddoppiato dopo 11 anni di piano di rientro e 3) la cosa più importante, finanziare le sanità regionali in base alla presenza delle malattie, dove ci sono più malattie più fondi, e oggi si può fare. Così alla prossima pandemia la Calabria non sarà più ultima anche nelle vaccinazioni”

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