Michele Reggio

Le ragioni della persona contro, o accanto, alle regole della burocrazia. C’è chi si adegua con sopportazione più o meno eroica e chi invece decide di rompere gli indugi e scendere in strada per promuovere i propri diritti. Michele Reggio, dipendente del Comune di Catanzaro, 66 anni a giugno, è uno di questi. Simbolicamente incatenato davanti al portone d’ingresso di Palazzo de Nobili sede del Comune, costretto sulla sedia a rotelle per l’amputazione parziale del piede come complicanza della grave forma di diabete di cui è sofferente, da stamattina attua lo sciopero della fame ed evita l’assunzione d’insulina che per le sue condizioni è farmaco salvavita. È deciso a proseguire a oltranza nella protesta plateale sbattuta in faccia a tutti i suoi colleghi che entrando alle 8 in servizio si fermano a salutarlo esprimendo solidarietà, ai dirigenti dei vari settori, ai consiglieri e assessori comunali che cercano di saperne di più. Michele non è nuovo a queste forme di resistenza civile: lo ha già fatto diverse volte, incatenandosi persino davanti al Quirinale fino a essere ricevuto dall’allora Presidente Scalfaro e, ancora, davanti al Vaticano per denunciare forma di pedofilia tra il clero locale. Con la differenza, questa volta, di agire in nome e per conto proprio. Prima di descrivere i termini della vicenda, diciamo subito che dopo un paio d’ore, Reggio ha deciso di assentire alle sollecitazioni che gli sono giunte dall’assessore al personale Danilo Russo e dal dirigente Antonio Ferraiolo e si è fatto accompagnare negli uffici del Settore, per cercare insieme una possibile via d’uscita all’impasse burocratica che si è venuta creando.

Sentiamo la versione di Michele che da oltre vent’anni lavora al Comune di Catanzaro, nei Servizi sociali. Ad agosto 2020 ricorre con urgenza al pronto soccorso in preda a un grave episodio di diabete scompensato in seguito del quale subisce l’amputazione di metà piede. Si attiva subito per chiedere l’invalidità civile. Viene sottoposto a visita medico legale che gli riconosce l’invalidità al 100 per cento, senza necessità di ulteriore revisione. Ulteriore passo, il riconoscimento dell’inabilità al lavoro su cui sono competenti l’Amministrazione per l’istruzione della pratica, e il ministero delle Finanze per l’accertamento dell’inabilità da parte della Commissione medica di verifica. A febbraio Reggio presenta domanda di pensione al Comune, dopo avere usufruito di tutti i permessi per malattia e di avere anche esaurito il monte ferie. Da domani, qualora richiedesse ancora permessi per malattia, non potendo rientrare a lavoro, scatterebbero pesanti riduzioni di stipendio fino alla totalità.

Da qui l’urgenza di avere riconosciuto il collocamento in quiescenza. Il 19 marzo la Commissione ministeriale data una pec indirizzata sia al Comune che al dipendente, in cui richiede una serie di documenti integrativi prima di procedere alla visita collegiale, tra i quali un certificato medico redatto secondo gli schemi contenuti in un apposito DM del 1997 in cui si attesti che l’interessato “trovasi nell’assoluta e permanete impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa”. La Commissione in pratica deve decidere se il dipendente può accedere alla pensione ovvero essere assegnato ad altra compatibile mansione. Il corto circuito si instaura proprio a questo punto. L’ufficio personale sostiene di avere ricevuto la pec solo il 24 marzo, ovvero in un tempo compatibile con il normale disbrigo delle pratiche ma non per le esigenze economiche e previdenziali del dipendente.

Del caso, sollevato dall’articolo di ieri di Catanzaroinforma, si occupano un po’ tutti. Arriva il Tgr, viene finanche preannunciato l’interessamento gilettiano.

Dichiarato inabile al lavoro non può andare in pensione per colpa della burocrazia. Domani l’estrema protesta di Michele

Se ne interessano anche i vertici comunali, ed accorrono l’assessore al Personale Danilo Russo e il dirigente Antonio Ferraiolo.

 

I toni si fanno dapprima concitati: “Da domani sono scoperto – dice Reggio -. Non ho diritto più a ferie né a malattie. Mandatemi a casa. Dopo mesi di telefonate dite di non sapere nulla, quando io sto morendo. Lo sapevano tutti al Comune. Ho fatto migliaia di telefonate senza ricevere risposta. Cosa devo fare per avere riconosciuto il mio diritto alla pensione? Rivolgermi alla ‘ndrangheta, forse? Se muoio qualcuno mi avrà sulla coscienza”.
“Così, in mezzo alla strada, non risolviamo niente – ribatte Ferraiolo -. Dovete venire in ufficio, come abbiamo già invitato. Per avere la pensione di invalidità assoluta deve presentare un certificato che il medico curante non vi ha potuto fare perché non ricorrono i requisiti che la legge prevede. Esiste però una soluzione praticabile e legittima che il settore ha ricercato e che bisogna esplorare, se solo avete la cortesia di venire negli uffici”.
Dopo queste e altre vicendevoli battute, alla fine, come detto, Michele Reggio ha seguito dirigente e assessore negli uffici, alla ricerca di una soluzione praticabile. Come è nella speranza dell’assessore Russo: “Come Amministrazione comunale siamo vicini al signor Reggio, a Michele. La domanda di inabilità ci è pervenuta il 2 febbraio scorso, e già oggi siamo qui a discuterne, poco dopo un mese da quando Reggio ha fatto domanda. La Commissione ministeriale preposta ha dato parere negativo all’inabilità lavorativa, perché il signor Michele doveva esibire alcuni certificati che non ha depositato. Cercheremo oggi di gestire la pratica come “inabilità proficua” al lavoro, che è altra forma per arrivare alla pensione anticipata. Assegnare o meno la pensione non è nelle competenze dell’Amministrazione. Ci poniamo come intermediari tra il dipendente e il ministero, in modo da recuperare tutta la documentazione necessaria, e in questi giorni cercheremo di risolvere la vicenda nel migliore dei modi”.
L’augurio di tutti è che intanto Michele riprenda l’assunzione di insulina, tranquillizzando la famiglia e gli amici che gli stanno manifestando affetto e solidarietà. Togliendo anche dalla preoccupazione i medici dell’ospedale che lo hanno in cura e che gli hanno fornito un sensore portatile del glucosio. Telefonano al loro assistito continuamente, gli raccomandano prudenza. Lui, Michele Reggio, classe ’55, pur ribadendo la sua volontà di non fermarsi nella protesta finché non vedrà risultati concreti, intanto è rientrato a casa. Dall’ufficio gli hanno assicurato che entro oggi inoltreranno rinnovata documentazione alla Commissione ministeriale.

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