Genova. “Se ci fossero infermieri che decidono di fare scelte diverse sul vaccino, le aziende non possono passare direttamente all’ultimo stepCi sono tante funzioni per cui non è previsto il contatto coi pazienti. E se non si rispetterà il decreto, noi siamo pronti a intervenire”. Enrico Boccone, segretario ligure del sindacato Nursing Up, è già sull’attenti dopo l’introduzione dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario che prevede come massima sanzione per gli inadempienti la sospensione dall’ordine professionale e il blocco dello stipendio.

In queste ore è in corso la ricognizione per capire quante unità di personale sanitario non risultino ancora vaccinate. Secondo il sindacato, per quanto riguarda gli infermieri i numeri dovrebbero essere in realtà piuttosto contenuti. “Molti di quelli che stanno andando a vaccinarsi adesso sono stati positivi negli ultimi sei mesi – spiega Boccone – e quindi non potevano farlo prima. Poi dobbiamo depurare dal conteggio chi ha problemi di salute. Alla fine parliamo di una quota residuale di persone che hanno scelto legittimamente di non vaccinarsi. Per questo, secondo noi, non c’era necessità di emanare un decreto in questo senso, perché le aziende avrebbero potuto sopperire coi propri strumenti organizzativi”.

Ma, tanti o pochi che siano, come agiranno le aziende nei confronti dei sanitari “no-vax”? È questo il grande punto interrogativo. Secondo il testo del decreto, “il datore di lavoro adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni anche inferiori“, diverse da quelle per cui è previsto l’obbligo vaccinale, “con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che comunque non implicano rischi di diffusione del contagio”. E solo quando l’assegnazione a diverse mansioni non è possibile, per il periodo di sospensione “non è dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque denominato”.

Ieri il direttore generale del policlinico San Martino, Salvatore Giuffrida, contattato da Genova24 ha detto che i posti a disposizione per “riciclare” infermieri e operatori sanitari in modo da evitare il contatto coi pazienti sono “una decina” e che tutti gli altri dovranno essere sospesi. “Riteniamo difficile che un’azienda sanitaria grande come il San Martino, che occupa circa 4.500 persone solo nel comparto sanitario, non riesca a trovare posto per i pochi operatori che non si vorranno vaccinare, ad esempio nell’ufficio formazione dove non è previsto il contatto col pubblico – mette le mani avanti Boccone – Se così fosse, dovranno dimostrarlo. Le aziende devono comunque esperire tutti gli step intermedi e verificare se possono posizionare il personale anche in mansioni diverse. Non potranno dire ‘non abbiamo posti’ e basta”.

Inoltre bisognerà capire chi salvare e chi lasciare fuori. “Se avessimo 40 infermieri da ricollocare e 20 posti disponibili, con quali criteri verrebbero assegnati? – si chiede ancora Boccone – Le aziende dovranno concordarli con le organizzazioni sindacali, ma dovranno essere parametri oggettivi”.

Un ulteriore problema è legato al fatto che la procedura prevede anche la sospensione dal rispettivo ordine professionale. “In questo modo sarebbe difficile sfruttare quelle posizioni per cui è richiesto il lavoro di un infermiere – conclude Boccone -. Per noi merita la stessa dignità chi si è vaccinato e chi ha fatto scelta diversa, non entriamo nel merito di valutazioni personali legate alla propria salute o al proprio vissuto”.

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