Il Senato ha respinto con 114 no, 20 sì e 89 astensioni la mozione presentata da Fratelli d’Italia che chiedeva di mettere la parola fine sul Cashback (il programma nato per incentivare l’uso della moneta elettronica) destinando al tessuto produttivo i 5 miliardi stanziati. Approvata invece quella di maggioranza che punta il dito contro le “criticità” emerse chiedendo un “monitoraggio” del programma per adottare “provvedimenti correttivi”.

In difesa del Cashback, pur con correzioni, è intervenuto il senatore di Bergamo, Antonio Misiani che quando l’iniziativa è entrata in funzione era viceministro dell’economia.

“L’Italia – ha spiegano Misiani – è in evidente e netto ritardo nella diffusione e nell’utilizzo della moneta elettronica: ce lo dicono tutte le comparazioni internazionali. La media da noi è di 61 transazioni con moneta elettronica per abitante, contro un dato europeo di 168 transazioni, per non parlare del Paese in cui è più diffusa la moneta elettronica, la Danimarca, che è a quota 386. Al contrario l’Italia è ai primi posti delle classifiche internazionali per diffusione della moneta contante, in rapporto al prodotto interno lordo, ovvero al volume dell’economia”.

Tale ritatdo “genera una serie di criticità, la prima delle quali è il legame, dimostrato da numerosi studi, tra lo scarso utilizzo della moneta elettronica e l’ampiezza dell’economia sommersa e dell’evasione fiscale, che è un problema strutturale del nostro Paese, quantificato in oltre 100 miliardi di euro dai rapporti che ogni anno vengono pubblicati nell’aggiornamento al DEF”.

Ma “c’è un secondo elemento di criticità, meno conosciuto, qppure molto significativo, e sono i costi di gestione di questa enorme massa di contante presente nell’economia italiana, che la Banca d’Italia stima in 8 miliardi di euro che ogni anno vengono bruciati per gestire i pagamenti in contanti, che invece potrebbero essere effettuati con strumenti più moderni, più sicuri ed enormemente meno costosi della gestione delle banconote e delle monete”.

Il governo Conte 2, ha proseguito l’ex viceministro di Roberto Gualtieri “ha varato un ambizioso piano di modernizzazione del nostro sistema di pagamento, il Piano Italia cashless. Il programma cashback è un pezzo significativo di questo programma, perché l’ammontare di risorse destinato al programma cashback sfiora i 5 miliardi di euro, da qui al 2022, ma è solo un pezzo, perché quel programma ha previsto anche l’abbassamento progressivo del limite di utilizzo della moneta contante, da 3.000 euro fino a 1.000 euro, il credito d’imposta a favore dei commercianti per i costi di gestione della moneta elettronica, la detraibilità di una serie di spese, solo se esse vengono effettuate con moneta elettronica, l’introduzione con un ammontare maggiorato del buono pasto elettronico, che passa da 7 a 8 euro, e la lotteria degli scontrini, che è diventata da poco operativa. Si tratta del programma più articolato tra quelli presenti a livello europeo”.

Il cashback ha riscosso senza dubbio un notevole successo “e di questo dobbiamo tenere conto, nel momento in cui ne andiamo a valutare i pro e i contro. Hanno attivato e si sono iscritti al programma oltre 8 milioni di cittadini, con 14.600.000 carte di pagamento e 355 milioni di transazioni registrate nel portale, che permette di accedere al programma. Una recente indagine, pubblicata dallo studio Ambrosetti, ci dice che quasi due terzi degli italiani giudicano favorevolmente questo programma di modernizzazione dei pagamenti, in particolare il programma cashback, e la stima dello studio Ambrosetti è di un potenziale di recupero del gettito fiscale fino a 4,2 miliardi di euro, a regime, per effetto dell’emersione dell’economia sommersa, derivante dalla tracciabilità delle transazioni effettuate con moneta elettronica”.

Eppure non tutto va bene. “È chiaro che un programma di questa ambizione ha bisogno di un sistematico monitoraggio. La mia personale opinione è che vadano introdotti elementi correttivi, una maggiore focalizzazione su alcuni elementi di questo programma, evitando che diventi regressivo, cioè che sia troppo generoso con persone ad alto reddito e non aiuti a evolvere verso la moneta elettronica – come è invece necessario – le fasce più deboli della popolazione. Credo che vada rafforzata la parte di aiuto e di sostegno nei confronti degli esercenti commerciali, che devono sostenere una serie di costi per l’utilizzo degli strumenti di pagamento elettronico, come credo sia necessaria una riflessione costi-benefici sullo stanziamento di risorse per il programma cashback, perché 4,75 miliardi sono un ammontare molto consistente e lo sono ancora di più in una fase molto difficile dal punto di vista economico e sociale come quella che stiamo vivendo. Da questo punto di vista, credo che i contenuti che sono stati condivisi dalle forze di maggioranza vadano nella giusta direzione”.

E conclude: “Chiediamo a questo al Governo: di fare una valutazione e mettere a conoscenza il Parlamento dell’andamento del programma e di intervenire con misure migliorative su un programma che sta dando un contributo, come ci dicono i primi dati che sono stati pubblicati e messi a disposizione. A mio avviso, una migliore focalizzazione e una ridefinizione di alcuni parametri del piano aiuterebbero il programma cashback a funzionare meglio, a fare fino in fondo il suo dovere di supporto alla modernizzazione del sistema dei pagamenti e ci permetterebbe – cosa non disprezzabile – di risparmiare risorse significative rispetto allo stanziamento iniziale che potremmo destinare all’emergenza economica e sociale in una fase difficile per il Paese”.

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