Confai Bergamo plaude alla nuova azione promossa dalla Regione Lombardia nell’ambito del programma di sviluppo rurale, che prevede l’apertura di un bando da 14 milioni di euro per le imprese agricole biologiche a partire dal 9 di aprile.

“Si tratta di un sostegno rivolto a imprenditori agricoli iscritti nell’elenco degli operatori biologici – osserva Enzo Cattaneo, direttore di Confai Bergamo -, concesso sotto forma di premio per ettaro di superficie come indennizzo per i maggiori costi e i minori ricavi che caratterizzano la dinamica produttiva del comparto, soprattutto in questo periodo di crisi generalizzata”.

Nonostante le difficoltà dell’attuale congiuntura, la Lombardia – come risulta dai dati recentemente diffusi dalla Regione – registra una superficie di 56.000 ettari coltivati a biologico, addirittura in crescita del 5% nell’ultimo anno, con una prevalenza di cereali, colture foraggere e vite.

“In Bergamasca – ricorda Cattaneo – l’agricoltura biologica ha più che triplicato in un decennio il numero di aziende attive, arrivando ora ad un totale di 262 operatori, che rappresentano l’8,7% del totale degli addetti lombardi”.

L’agricoltura biologica è peraltro un ambito di intervento dove il contoterzismo agrario sta incrementando il proprio contributo in termini di innovazione e crescita produttiva.

“È da tempo evidente che l’impresa agromeccanica svolge un ruolo insostituibile in questo settore – fa notare Leonardo Bolis, presidente di Confai Bergamo e Confai Lombardia – sia in termini di operazioni in campo che nel sistema dei controlli, dove l’attività di monitoraggio degli operatori in conto terzi può offrire un servizio supplementare di certificazione del prodotto”.

Nelle cosiddette produzioni organiche, del resto, l’unica alternativa alla difesa chimica è costituita dalle lavorazioni: dall’aratura per ridurre la carica infestante dei patogeni alle sarchiature; dalle lavorazioni del terreno per l’eliminazione delle malerbe alle tecniche di diserbo meccanico selettivo.

“Anche in questo caso resta da risolvere una questione di fondo legata alle sperequazioni nei confronti degli agromeccanici – lamenta il numero uno di Confai -. L’attuale sistema di sostegno prevede infatti che i contributi per il biologico vadano unicamente all’agricoltore, e non all’imprenditore che realizza gli investimenti in meccanizzazione e tecnologia. È indispensabile rimodulare profondamente il sistema degli incentivi, aprendolo in condizioni di parità a tutti gli attori della catena produttiva”.

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