Lo chiamano lo chef dei vip, ma lui questo soprannome non lo ama. David Fiordigiglio sa dove sta di casa l’umiltà. Ha 24 anni e nonostante la carta d’identità dica che il suo è un futuro ancora tutto da scrivere, lui si è conquistato palcoscenici di primo piano. Ma non per questo si vuole fermare.

Nonostante la giovane età il suo curriculum è già lungo così e parla di esperienze di cucina prestigiose e curiose. Come quella volta che è stato ingaggiato da una famiglia russa per cucinare durante la loro vacanza a Porto Cervo: “Ricevo una chiamata a fine lockdown, intorno all’inizio di giugno 2020. Mi dicono che una famiglia legata al governo russo sta arrivando in Sardegna e mi vorrebbe ingaggiare per cucinare per loro per un mese e mezzo. Non posso fare domande ma solo rispondere sì o no. In pratica ho giusto il tempo di fare la valigia e prenotare un biglietto aereo – ci racconta -. A Porto Cervo vengo recuperato da un’auto privata che mi porta in questa villa lussuosissima. La mattina andavo a fare la spesa con un autista e un bodyguard, cucinavo e poi potevo godermi il mare della Sardegna: è stata un’esperienza stupenda e, non mi vergogno a dirlo, economicamente molto vantaggiosa”.

È stata in quella circostanza che il giovane cuoco di Pianico ha conosciuto i tanti vip che l’hanno poi ingaggiato per cucinare per loro: “Il primo è stato l’ex calciatore della Juve e della Nazionale Claudio Marchisio, che ha voluto assaggiare in spiaggia la mia pizza fritta – spiega Fiordigiglio -. Con lui c’era anche il modello e blogger Mariano Di Vaio. Poi sono finito negli studi Mediaset, per cucinare durante il Grande Fratello Vip, ingaggiato direttamente da Alfonso Signorini. Altri nomi non li posso fare, perché in quei casi mi è stato chiesto di mantenere la privacy”.

Un 2020, quello vissuto da David Fiordigiglio, che ha avuto due volti: quello triste della pandemia e quello entusiasmante della grandi occasioni che il cuoco 24enne ha preso al volo: “All’inizio del lockdown, a marzo di un anno fa, stavo davvero male: lo stop forzato mi provocava ansia e io non riuscivo a stare fermo. Un giorno mi sono accorto di avere dieci tipi di impasti diversi di pane sparsi per casa – racconta -. Ho cucinato di tutto, poi ho iniziato a fare delle dirette su Instagram con amici e colleghi. Ormai ero abituato a stare sul pezzo, avevo una vita piena di cose, di chiamate, di proposte e di consulenze. Mi sono ritrovato completamente fermo”.

Oggi David Fiordigiglio si divide tra il nuovo ruolo di chef a domicilio (“Che mi sono inventato durante questi ultimi mesi di pandemia”) e la “cattedra” ai fornelli di Accademia del Gusto di Ascom Bergamo. E a fine maggio tornerà al Forte Village, in Sardegna, per guidare il suo team nel ristorante di Hell’s Kitchen con la supervisione di Carlo Cracco: “Sarà la mia seconda estate al Forte Village – spiega -. Nel 2019, quando ho debuttato da executive chef, mi sembrava di vivere un sogno: lavoravo a stretto contatto con Cracco, uno dei miei idoli di quando ero studente, che mi chiamava ‘chef’. A volte mi dicevo ‘svegliatemi, è un sogno’. Faccio ancora fatica a credere che al Forte Village ci ero arrivato nel 2013 da stagista su un pullmino sgangherato, senza aria condizionata, e poi ci sono tornato cinque anni dopo, accompagnato da un’auto privata, per lavorare nel ristorante di Cracco”.

Tra i suoi maestri c’è anche Iginio Massari, uno dei re della pasticceria italiana: “Lavoravo in Franciacorta, a pochi chilometri di distanza dalla sua pasticceria. Andavo tutti i giorni a comprare dei dolci solo per incontrarlo, peccato che poi non riuscissi mai a parlargli per conoscerlo come desideravo. Un giorno è stato lui a fermarmi e a chiedermi cosa ci facessi con tutti quei pasticcini che stavo comprando, così ho ammesso al maestro che avevo speso 300 euro di dolci solo per incontarlo. Da quella volta – spiega David – mi ha preso sotto la sua ala protettiva”.

“Quello che mi ha legato al mio lavoro per tanti anni è stato un sentimento di amore-odio – commenta David -. Amore, perché dietro c’era la passione di un ragazzino che ha sempre cucinato sin dalla più tenera età. E odio, perché questo è un mestiere fatto di sudore e sacrifici, di pasti mangiati al volo, in piedi o seduti su sedie di fortuna, in attesa dell’arrivo dei clienti; un lavoro che non ti permettere di goderti le festività con le persone che ami. Capire queste cose quando hai 15-16 anni è davvero difficile. Ma ho resistito e sono andato avanti, per questo oggi sono qui”.

David Fiordigiglio, classe 1996, è nato a Lovere ed è napoletano d’origine

Sul futuro le idee sono chiare ma non troppo. David Fiordigiglio, del resto, ha ancora tante esperienze da fare: “Ho 24 anni e non ho intenzione di fermarmi in un posto per ora – risponde sicuro -. Ho comunque un sogno in testa: aprire un mio ristorante, non so quando e non so dove. So solo che succederà. Posso solo dire che Bergamo e la sua città alta mi ispirano tanto. Chissà… Ora sto investendo gli anni migliori della mia vita per cucinare per gli altri. Io all’ora di pranzo mangio automaticamente in piedi, in modo veloce. Credo di non aver mai cucinato un piatto complesso per me: se sono libero taglio un buon prosciutto e mi faccio una piadina. Perché credo che il senso della missione di un bravo cuoco sia questo: mettere tutto se stesso per gli altri, nei suoi piatti”.

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