Una vita trascorsa in banca, dalla Popolare di Bergamo ad Ubi, ora Luca Gotti è direttore regionale di BPER Banca. Una realtà che raggruppa molte filiali e sportelli sul territorio bergamasco. Gotti racconta la sua esperienza di questo passaggio e fa una previsione per il futuro prossimo dell’economia: “Sarà una ripresa progressiva e noi come Bper Banca siamo pronti per stare al fianco di imprese e famiglie”.

Direttore Luca Gotti, una vita in banca da Ubi a BPER. Questo passaggio è stato indolore?

Il passaggio che mi riguarda è avvenuto, così come quello di molti altri colleghi, nell’ambito della cessione di un ramo di azienda dal Gruppo Intesa San Paolo a BPER Banca. Ha riguardato un numero importante di filiali ex Ubi, soprattutto in Lombardia e in particolare nella provincia di Bergamo. Dunque mi ritrovo in un ambiente che conosco, con persone con le quali ho lavorato fianco a fianco e con una clientela che è rimasta la stessa. Devo dire che in tutto questo c’è una buona continuità di relazioni. Un esempio su tutti: oggi un cliente che entra in una filiale BPER trova esattamente le stesse persone, le stesse condizioni, lo stesso servizio.

Con Ubi eravate in un gruppo a livello nazionale, mentre BPER Banca è percepita con un modello diverso, più regionale. Cosa vi ha spinto a scegliere di stare in BPER?

Innanzitutto la dimensione di BPER Banca è oggi importante e a livello nazionale. È il terzo Gruppo italiano per numero di sportelli e il quarto per totale attivo. La dimensione è cambiata proprio dopo l’apporto del ramo d’azienda, che sicuramente ha configurato una banca più grande rispetto a prima, soprattutto in Lombardia e in Bergamasca. BPER non era presente nella nostra provincia, se non con pochi sportelli; oggi, invece, è una banca a forte connotazione bergamasca per numero di sportelli, presenza e articolazione territoriale. Quanto al personale, c’è un numero consistente di persone che è migrato in BPER: possiamo contare circa 700 colleghi che operano sul territorio. Questo passaggio non è stata solo una scelta, ma anche una opportunità che permette di dare continuità di relazione alla nostra attività. A Bergamo, non a caso, è nata una Direzione regionale che ha il compito di coordinare tutte le iniziative della banca, con larga autonomia decisionale. L’obiettivo è garantire piena sintonia su indicazioni, regole, normative e indirizzi della banca, partendo da una conoscenza profonda del territorio, che è fondamentale in questo contesto.

Lei si è ritrovato nei sistemi di BPER rispetto a quelli di Ubi Banca oppure c’era qualcosa da assestare?

La storia di BPER Banca non è dissimile dal percorso avvenuto in Ubi. Mi riferisco alla crescita di un Gruppo bancario a matrice inizialmente popolare, che ha vissuto un forte sviluppo dimensionale, organizzativo e di governance. Devo dire che sotto questo punto di vista mi sono sentito a casa. D’altro canto, ovviamente una banca che ha un modello di servizio e anche sistemi organizzativi differenti richiede inizialmente dei momenti di adattamento. L’attività che facciamo è la stessa, i bisogni dei clienti sono identici, le modalità organizzative possono anche essere un po’ differenti. Quindi l’adattamento riguarda un po’ tutte le figure professionali, peraltro sono passaggi che alcuni di noi hanno già attraversato. Non si tratta di grandi cambiamenti, ma di un assestamento nell’ambito organizzativo. L’importante è che tutto ciò si traduca in servizio efficiente per i clienti. All’inizio abbiamo avuto qualche problema legato alla migrazione informatica, principalmente nei sistemi digitali, ma devo dire che a distanza di un mese la stragrande maggioranza delle situazioni è stata risolta. Colgo l’occasione per ringraziare moltissimo i colleghi che si sono adoperati ad assistere i clienti in questa fase delicata, e soprattutto i clienti che sono stati molto pazienti. Ci stanno seguendo e devo dire che il tutto si sta riconducendo alla piena normalità. Il mio auspicio è che possiamo corrispondere a questa pazienza con un’attività bancaria apprezzabile a tutto tondo, facendo al meglio il nostro lavoro. I clienti sono stati eccezionali, lo devo sottolineare.

Ecco, proprio i clienti. Alla fine sono rimasti fedeli alla banca anche se è cambiata l’insegna?

I clienti sono rimasti fedeli ai nostri consulenti, che con loro avevano costruito una storia di fiducia e credibilità, ora trasposta in un’organizzazione diversa. Le persone sono il cardine delle relazioni, questo credo valga a tutte le latitudini. Le organizzazioni sono un mezzo per fornire un servizio, gli strumenti sono elementi che qualificano i servizi. Ma è la relazione personale la leva principale su cui attivare una progetto di lungo periodo. Questo è l’asset della banca, noi fortunatamente ne disponiamo sul territorio. Aggiungo – e lo dico senza presunzione, ma per ringraziare i colleghi – che il nostro è anche un asset altamente qualificato.

Direttore, lei è da 35 anni in banca. Dal suo osservatorio che giudizio dà all’economia bergamasca dopo questo ultimo anno colpito duramente dalla pandemia?

È stato un anno complicato, ma la reazione complessiva è stata molto buona. Un po’ tutto il sistema economico ha saputo reggere a un urto veramente molto forte. In questo la tecnologia ci ha aiutato. Non oso immaginare in quale contesto saremmo senza i livelli di digitalizzazione raggiunti. Le aziende hanno reagito bene, il sistema finanziario ha fatto arrivare molta liquidità. Dunque, rispetto alle crisi precedenti, c’è stata una maggiore capacità di assistere e alimentare il sistema economico, creando un cordone di protezione. Ora è importantissimo mettere in campo una serie di misure che permettano a tutte le aziende di ritrovarsi in un mondo diverso. Per esempio: molte aziende hanno scoperto nuove potenzialità e sono state favorite, altre sono state penalizzate. Alcuni settori, come il commercio e il turismo in particolare, soffrono molto. Lo scenario non è uguale per tutti, dunque è importante che le imprese pianifichino bene lo scenario economico da qui in avanti, prefigurando il proprio posizionamento futuro e dotandosi di una struttura finanziaria adeguata. Finora abbiamo gestito l’emergenza, avvalendoci anche di garanzie statali per i finanziamenti e tamponando così la situazione. D’ora in poi occorre ragionare in prospettiva. Sono fiducioso e positivo, il piano vaccinazioni è stato avviato e quindi a breve termine potremo tornare a una quasi normalità, o meglio a una nuova normalità. In queste diverse condizioni l’azienda deve avere basi stabili. Forse non potrà essere così per tutti, ma il tema va affrontato. Il peggio, comunque, è alle spalle, e il miglioramento sarà progressivo.

Lei vede quindi una crescita dopo questa crisi?

Una crescita progressiva, come dicevo, che porterà con sé dei cambiamenti. Penso al mondo del lavoro, dove avremo un approccio con modalità diverse. C’è stata una grande spinta alla digitalizzazione, ora serve un percorso di miglioramento oltre la fase emergenziale. Ma la componente umana avrà sempre un ruolo fondamentale, anche in questa nuova normalità.

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