In un mondo in cui assistenti vocali installati nei telefoni cellulari, case governate completamente dalla domotica e auto in grado di guidarsi da sole hanno iniziato ad essere parte integrante delle nostre giornate, ogni comodità elettronica rappresenta per noi una banalità, eppure non sempre è stato così. Alla fine degli anni ‘50 infatti, in piena Guerra Fredda, elettrodomestici come frigoriferi, televisioni e fornelli a gas per molti erano improbabili oggetti dall’utilità sconosciuta che però, di lì a poco, avrebbero completamente cambiato la storia dell’uomo. A partire dal 1961 infatti tutto cambiò grazie ad un insieme di ricerche incredibilmente avveniristiche che portarono un militare, esattamente 60 anni fa, a compiere un’intera orbita attorno alla terra per poi riatterrare sano e salvo dopo 108 minuti. Il suo nome era Jurij Alekseevič Gagarin e per capire meglio cosa si nasconda dietro ad una rivoluzione tanto grande noi di BGY abbiamo contattato Davide Dal Prato, ricercatore presso l’osservatorio “La Torre del Sole” di Brembate Sopra.

Cosa significava veramente l’idea di “corsa allo spazio” negli anni 60?

È un concetto veramente vasto e profondo equiparabile ad una corsa agli armamenti vera e propria perché ai tempi si era capito in fretta che poter accedere allo spazio, dove questo è da intendersi non come universo profondo ma come quello dell’orbita terrestre, avrebbe garantito una supremazia tanto militare, per esempio mediante l’utilizzo di satelliti spia, quanto sociale e propagandistica. Si trattò di un risultato scientifico e tecnico non da poco visto che l’URSS era già riuscita a mandare in orbita per prima un satellite, lo Sputnik; e poi un animale, la cagnolina Laika; con l’impresa di Gagarin diciamo che si sarebbero portati su una sorta di 3-0 nei confronti degli Stati Uniti.

Chi era Juri Gagarin e perché venne scelto?

Definirei la storia di Gagarin quantomeno singolare. Va detto infatti che questi nasce come metalmeccanico completamente estraneo sia al mondo militare che a quello spaziale ed aereo. Egli però era grandemente appassionato al volo e dopo anni di osservazioni di aerei in movimento decise di prendere lezioni private, per poi iscriversi alla scuola di aeronautica militare ottenendo quello che oggi definiremmo come “brevetto di volo” solamente nel ’57. Era chiaro sin da subito che quello più che un lavoro sarebbe stata una folle passione e infatti in pochi anni fece carriera diventando Primo Tenente in appena due anni. Egli entrò così a far parte dell’iniziale gruppo di candidati per la missione spaziale, venendo poi scelto per una motivazione quanto mai pragmatica. Gagarin, infatti, oltre a grandi abilità fisiche e psicologiche, era alto 1.57 e pesante poco meno di 70 chili, entrando così senza problemi nel piccolo abitacolo della Vostok 1.

Come si svolse il viaggio attorno alla Terra?

Anzitutto mi lasci sfatare un mito: Gagarin durante la missione non schiacciò nemmeno un bottone e a tutti gli effetti può essere definito come semplice passeggero. Tutto fu fatto da terra poiché l’intento era, come già detto, quello di mandare per primi un uomo nello spazio facendolo atterrare sano e salvo. L’intera impresa durò all’incirca 108 minuti, dalle 9:07 di Mosca alle 10:55, con la navetta che riuscì a raggiungere l’impressionante velocità di 27.000 km/h, mantenendosi così in orbita a circa 300 km dal suolo fintanto che non ha rallentato. Gli scienziati, tra l’altro, non erano sicuri che i freni fossero in grado di riportare Gagarin a terra in fretta, dunque lo dotarono di viveri ed ossigeno per farlo sopravvivere per un tempo massimo di 10 giorni. Per sua fortuna invece ci mise il tempo di una partita di calcio compresa di intervallo.

Il primo uomo nello spazio rappresentò senz’altro una vittoria importante del modello comunista su quello occidentale. A 60 anni di distanza si può dire però che, mettendo la politica da parte, tutta la vicenda sia stata un passo avanti per l’umanità?

Assolutamente sì. Il discorso è questo: nella missione Apollo di 8 anni dopo, un po’ come si fa ancora adesso, molti cittadini rimasero scandalizzati dall’idea che una “passeggiata” nello spazio fosse costata ai contribuenti la bellezza di 30 miliardi di dollari, quando nel mondo esistevano problemi ben più gravi da risolvere. Quello che però non si comprendeva è che quel prezzo, elevato sì ma nemmeno troppo ingente, non era stato semplicemente pagato, bensì fu investito nel futuro. Crede forse che senza quelle imprese oggi avremmo cellulari che, mediante satelliti, possono metterci in comunicazione con chiunque sulla Terra? La risposta è no e attenzione poi perché con “viaggio spaziale” non s’intende solo una gita oltre l’atmosfera tanto per fare. Questo è sempre una missione con finalità scientifiche vitali per l’uomo. Senza andare poi troppo nello specifico pensi che il velcro, quello che usano per esempio i bambini per allacciarsi le scarpe, venne inventato appositamente per tenere fermi gli oggetti all’interno della navicella e così come questo altre migliaia di oggetti che oggi sono di uso comune nella vita di tutti noi.

In un mondo in cui il frigorifero esisteva da meno di dieci anni i governi trovarono un modo per conquistare lo spazio. Come si spiega una distanza così abissale tra la tecnologia di uso comune e quella aerospaziale?

Al pari dei caratteri evolutivi che una specie assume per adattarsi al meglio all’ambiente che la circonda, in quegli anni l’uomo si trovò nell’assoluta necessità di andare nello spazio, dimensione fino a quel momento sconosciuta in ogni senso. Si dovettero trovare dunque soluzioni vincenti a problemi che nessuno si era mai posto: come si può sopravvivere in un luogo austero senza aria, pressione, suoni e con temperature gelide? È servita una tecnologia che non abitava nelle esigenze di tutti i giorni, ed è per questo che si registrò una distanza così ampia tra i banali elettrodomestici da casa, spesso ancora a valvole, e i primissimi sistemi militari computerizzati.

Dopo il ’69 i viaggi spaziali sono passati in secondo piano, almeno agli occhi delle persone, ritornano in auge solo negli ultimi mesi grazie ai piani eccentrici di Elon Musk. Come spiega tale cambio di passo?

In modo molto banale le direi che ci siamo semplicemente abituati. Il primo viaggio sulla Luna ha rappresentato davvero qualcosa di sconvolgente, quasi un punto di non ritorno per l’umanità, e così si può dire del secondo, del terzo e di quelli successivi ma essendo qualcosa di già visto le persone lo hanno dimenticato in fretta. È diventato quasi normale e negli anni questo ha fatto in modo che l’attenzione della gente calasse.

Per concludere: qualcuno sostiene che la nostra generazione sia nata troppo tardi per esplorare il mondo e troppo presto per esplorare lo spazio. Cosa ne pensa?

Vede io non condivido molto quest’idea. È vero che nel mondo c’è ancora poco o nulla da esplorare, ma quando si parla di “spazio” poche persone hanno davvero idea di cosa stanno dicendo. Là fuori c’è una quantità di volume, comunemente detto “universo”, che è enormemente grande. Quando si favoleggia sui viaggi interstellari e sulla fantascienza è chiaro che abbiamo tutti sulla bocca parole come “colonizzazione” o “conquista” ma un conto è traversare l’Atlantico e colonizzare l’America, un altro è arrivare nel profondo spazio. Le basti sapere che la stella più vicina alla Terra è a 4 anni luce, distanza che navi come il “Saturno V” percorrerebbero in 124.000 anni. Attualmente non si può esplorare lo spazio, è vero, però anche solo il fatto di poter osservare ciò che c’è nei dintorni di “casa nostra” è un buon punto d’inizio e deve darci lo spirito giusto per non accontentarci mai di quello che vediamo ogni giorno.

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