sonia di vito fragile

Nessuna novità, nessuna chiamata. Lei e la sua famiglia attendono ancora di ricevere l’agognato vaccino. Eppure la termolese Sonia Di Vito, 44 anni, paraplegica e con diverse patologie cardiache e respiratorie, è una delle persone che avrebbero dovuto avere la priorità assoluta nella categoria ‘persone fragili’.

Invece nonostante la registrazione al sito regionale per la campagna vaccinale il 7 marzo scorso, quella chiamata non è ancora arrivata. L’ormai noto Sms sul telefono di Sonia tarda a comparire, e a poco è valso il suo primo appello, quello pubblicato da Primonumero.it una settimana fa, dando voce a lei come ad altre persone estremamente vulnerabili che non sono ancora stati sottoposti all’immunizzazione da Covid-19.

Sonia vive in casa coi due genitori, che andrebbero vaccinati anche loro. La madre in veste di assistente/caregiver era stata convocata a Campobasso qualche settimana fa, ma per patologie pregresse i medici hanno optato per non darle una dose di AstraZeneca. “La faremo richiamare a Termoli” le hanno detto.

Ma il tempo passa e né Sonia, né sua madre, sono state convocate. Adesso anche il papà ultrasettantenne è fra coloro che hanno diritto a una dose del farmaco anti Covid-19. Insomma una famiglia intera fortemente a rischio attende invano, mentre Sonia non può tornare sul proprio posto di lavoro, all’Ufficio Elettorale del Comune di Termoli. Non può uscire, ha paura che il maledetto Sars-Cov-2 colpisca il suo organismo già debilitato da varie patologie.

“Abbiamo chiamato di nuovo al call center, ci hanno detto che l‘adesione di Sonia è regolarmente registrata – dice il papà -. E allora perché non la chiamano? E come lei tanti altre persone fragili? Perché c’è chi si registra e viene convocato dopo 48 ore?”.

sonia di vito fragile

C’è in effetti più di un caso di questo tipo. Soggetti vulnerabili ma sostanzialmente in salute chiamati a tempo record, mentre persone come Sonia, particolarmente in difficoltà, sono inspiegabilmente ignorate per settimane, se non mesi. Nel caso di Sonia poi, non regge nemmeno la giustificazione della lentezza delle vaccinazioni domiciliari perché lei e i suoi genitori possono spostarsi a sarebbero pronti a raggiungere il punto vaccinale dell’ospedale da campo di Termoli in pochi minuti.

La speranza è che qualcuno all’Asrem si metta una mano sulla coscienza e si renda conto che ci sono categorie di soggetti vulnerabili più a rischio di altre che vanno messe in sicurezza prima possibile. Sarebbe anche il caso di spiegare quale criterio c’è dietro queste convocazioni che sembrano seguire la sorte, manco fossero una lotteria.

 

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