La Biennale Architettura di Venezia, dopo l’annullamento causa pandemia dell’edizione del 2020, aprirà le porte dal 22 maggio al 21 novembre. Un’edizione ricca e lontana dall’impostazione tradizionale che si pone l’obiettivo di approfondire la discussione sul ruolo fondamentale dell’architettura nella società attraverso 7 direzioni di espansione e una mostra in partnership con il Victoria&Albert Museum di Londra.

Il tema del Padiglione Italia, curato da Alessandro Melis, è dedicato alle Comunità Resilienti e propone una riflessione sui meccanismi di risposta che le comunità mettono in campo per contrastare le grandi sfide globali, a partire da quella legata al cambiamento climatico che sta mettendo a dura prova la sostenibilità dei sistemi urbani, produttivi e agricoli. Il Parco dell’Asinara è tra le eccellenze assolute che verranno ospitate dal Padiglione Italia all’interno della sezione Arte e Paesaggio. Il Parco dell’isola è stato scelto dall’architetta Anna Caterina Piras, curatrice della sezione, come esempio di best practice insieme ad altre comunità che hanno la capacità di resistere e ricostruirsi, provenienti dal Messico, dalle Hawaii, dall’Indonesia, dal Libano, dal Sud Africa, dall’Australia e dalla Cina.

Un polmone per tutti. «L’idea è stata quella di portare a Venezia un allestimento “vivo” a impatto CO2 zero – spiega Anna Caterina Piras – un vero e proprio polmone, in grado di assorbire CO2, regalando salubrità all’intero padiglione, selezionando tutti i biomateriali utilizzati provenienti principalmente dalla Sardegna e prevedendo una loro rilocalizzazione alla fine dell’evento. L’installazione risulta composta da una parte materiale e una immateriale, risultato dell’interazione della comunità resiliente del Parco dell’Asinara, composta da componente antropica, dunque i suoi vari operatori, ma anche e soprattutto dal suo paesaggio, con flora e fauna unici».

Centrale nel progetto la comunità internazionale di creativi LWCircus che ha tenuto dei laboratori nell’isola. «Ognuno a vario titolo e con un’intensa interazione, ha contribuito alla realizzatone dell’installazione che verrà esposta al Padiglione Italia – conferma Piras –. L’organizzazione LWCircus, da anni, a svariate latitudini, porta avanti una sperimentazione tra arte e paesaggio per l’inclusione sociale, un modo di rispondere alla domanda di Hashim Sarkis, curatore dell’intera Biennale di Architettura: “come potremo ancora vivere insieme?”. Sono tematiche e interrogativi più che mai attuali, che hanno attanagliato la nostra esistenza dell’ultimo anno, soprattutto se si pensa alla pandemia ancora in atto. Una risposta la diamo presentando l’isola dell’Asinara quale perfetto esempio dell’equilibrio tra uomo ed elementi naturali, che da sempre ne caratterizzano l’essenza». Lo stand dell’Asinara rappresenta una delle 14 sezioni del Padiglione Italia che prendono spunto dalla biologia dell’evoluzione secondo la quale la natura ha la capacità di adattarsi ai cambiamenti.

Architettura e ambiente. Istallazioni che cercano di raccontare come questa capacità può essere applicata anche al campo dell’architettura. Architettura come mezzo per prendersi cura del benessere seguendo gli obiettivi stabiliti dall’Agenda 2030 sullo Sviluppo Sostenibile. Le 14 “comunità” in mostra sono in pratica dei laboratori operativi, centri di ricerca e casi studio, unite da sperimentazioni interdisciplinari a cavallo tra architettura, botanica, agronomia, biologia, arte e medicina. Un nuovo modo per far riflettere i visitatori sui meccanismi di resilienza delle comunità, con l’intento di fornire una nuova e prioritaria chiave di lettura per il recupero di una forma di interazione tra spazio urbano e territorio produttivo, che favorisca le competenze interdisciplinari e le logiche evolutive non deterministiche.

L’esempio della posidonia. «La scelta dell’allestimento è ricaduta sulla ricostruzione di un tipico ambiente costiero e sommerso dell’Asinara – dice il direttore del Parco Nazionale dell’Asinara Vittorio Gazale– dedicato principalmente alla prateria di posidonia oceanica, la cui resilienza è testimoniata dalla sua travagliata storia biologica. I primi fossili di posidonia risalgono al Cretaceo, circa 120 milioni di anni fa, poi evoluti sino alla specie paleomediterranea attuale, che è riuscita a sopravvivere anche ad un periodo di quasi completa evaporazione del bacino circa 6 milioni di anni fa. Il tema legato all’adattamento ecologico sottolinea come la diversità, la variabilità e la ridondanza siano gli attributi della resilienza, in riferimento ai meccanismi della selezione naturale. La creatività può quindi essere intesa come l’insieme delle possibili modalità di sopravvivenza che la natura è in grado di attivare durante le crisi ambientali. In questo senso la biodiversità e l’arte possono essere considerate componenti essenziali della resilienza».

Source

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like